ISRAELE O PALESTINA

Chiamatela Palestina o Israele

di Martina Fortunati

«Rivka diceva che la Storia aveva giocato una beffa agli ebrei, vittime due volte del militarismo, prima quello dei tedeschi, e poi quello che loro stessi avevano creato, come una corazza, una corazza che avrebbe dovuto difenderli, ma dentro la quale stavano morendo»

20180210_173429Nel romanzo Il sentimento del ferro, Shlomo e Rivka Libowitz si interrogano su questo durante l’estate del 1982: dopo avere perso il loro unico figlio nella guerra del Libano, che il governo israeliano di Menachem Begin aveva eufemisticamente qualificato come l’Operazione Pace in Galilea.

Sullo stato di Israele ne ho sentite talmente tante che, se non avessi deciso di ascoltare con estrema attenzione anche le voci da esso provenienti, avrei ripiegato su una meta un po’ più facile.

20180208_100716Fortunatamente, la letteratura israeliana mi ha salvata dall’errore che avrei potuto commettere, abbandonando questa impresa. L’estrema bellezza dei racconti di David Grossman, Amos Oz, Shifra Horn, Dorit Rabinyan, Abraham B. Yehoshua, mi ha convinto a cercare i luoghi che i protagonisti percorrevano, a guardare negli occhi le persone che essi osservavano, a capire un punto di vista difficilmente avvicinabile, al quale non si può rivolgersi con superficialità.

soldati-israeliani.jpg

Sullo stato di Israele se ne sentono talmente tante che in molti decidono di passare dalla celebrazione del giorno della memoria alla condanna totale dello stato stesso senza sentirsi in contraddizione. Oppure c’è chi drasticamente lo condanna e c’è chi drasticamente lo esalta. In questo momento mi sento di dire che non mi interessa ciò che pensate sui vostri divani. Ma se decidete di viaggiare lungo Israele e Palestina, dovrete studiare un po’.

Alcuni concetti non possono sfuggirvi. Il piano di partizione, l’onu, i qibbutz, la shoah, le guerre arabo israeliane, la naqba, herzl e ben gurion.

20180210_085740Capire è difficile, ma se avete un biglietto per Tel Aviv dovete almeno cercare di conoscere. E cosi ho fatto anche io. Non andate in Israele o in Palestina senza conoscerne la storia. E poi, aspettate ad esprimere un’opinione su popoli che hanno un vissuto molto complesso da raccontare.

I viaggi mi hanno insegnato che anche i “cattivi” hanno una loro versione e che, prima di attaccarla, bisogna impararla.

torah-versione-ebraica

Sulle strade d’Israele mi sono molto meravigliata, divertita, commossa. Sulle strade della Palestina ho provato un ventaglio di sentimenti che passa dall’emozione alla paura, dall’entusiasmo alla rabbia, dalla pietà al fastidio.

E sotto il muro che divide la loro storia in due volumi con gli stessi protagonisti rovesciati, ho sentito un grande vuoto.

muro gerusalemme palestinaUn autobus mi ha condotto sotto un’impenetrabile barriera di cemento e filo spinato alta più di nove metri, dotata di torrette di guardia: il Muro che costeggia e attraversa le aree occupate della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Sapevo che, da italiana, avrei potuto varcare quel confine continuamente, in entrambi i sensi. E allora perché mi sentivo schiacciata?

Da essere umano e cittadina del mondo ho trovato il mio corpo, per la prima volta, minuscolo e la mia volontà impotente.

banksy-palestina-betlemme

In quel momento è stato molto difficile interrogarmi sulle colpe. Sapevo -e sentivo, che da una parte regnava lo sgomento, dall’altra la paura. E viceversa. In quel momento non è stato possibile liquidare la sensazione che avevo con un giudizio su un popolo.

20180209_170442

Ero arrivata a Betlemme. Betlemme è bella, perché è il posto palestinese più israeliano che c’è, è bella perché regala un’idea di come potrebbe essere la Palestina se gli uomini, in gruppo, fossero in grado di accogliere; di come potrebbe essere Israele se gli uomini, in gruppo, riuscissero a evitare la colonizzazione. Betlemme è bella perché ci è nato Gesù e perché quando lui se ne è andato è arrivato Banksy.

betlemme-banksy.jpg

A Betlemme i miei occhi hanno incontrato la parte colorata della Palestina: quella riempita di graffiti e murales di Banksy e dei migliori graffitari a livello mondiale. Distratta dalla potenza delle opere e dai loro significati; rapita, ancora una volta, dalla magia dell’arte che riesce a trovare un suo spazio di bellezza all’interno di qualsiasi tragedia, ho dimenticato per un momento il dolore dei campi profughi palestinesi appena visitati. (Per quanto riguarda le conseguenze della mia reazione leggi questo).

20180209_123848.jpg

Ma questa “allegria di naufragio” è durata ben poco. Maya ha scalciato dentro la mia pancia proprio mentre mi avvisavano che dopo poco sarebbe iniziata un’esercitazione antigas, che non era opportuno per una donna incinta sostare in quel luogo.

Ho pensato al visetto microscopico di Maya, dopo 6 mesi nella mia pancia, ai suoi polmoni ancora inesistenti, e li ho paragonati alla pesantezza della maschera antigas che stavano distribuendo. Nel 2018, in Palestina, ho avuto paura.

Ovviamente non ne avevo motivo. Io e Maya eravamo turiste. Ma toccare la paura mi e’ servito. Certe cose non si capiscono, finché non si toccano.

Mi sono chiesta se in quelle terre la mia sensazione fosse destinata solo agli arabi. E ancora una volta sono stati i miei libri a rispondermi: no! Quella é la paura dalla quale cercava di scappare Orah, israeliana in Israele, mentre suo figlio Ofer moriva in guerra in A un Cerbiatto somiglia il mio amore. Quella è lo stesso colpo allo stomaco che sente il dottor Amin Jaafar, arabo con passaporto israeliano, quando scopre che L’attentato che ci racconta l’omonimo romanzo di Yasmina Khadra è stato compiuto da sua moglie.

Permettetemi di riportare un dialogo illuminante, che spero vi indurrà a leggere l’intero romanzo:

Le “versioni” da imparare durante un viaggio in Israele e nei territori palestinesi sono sicuramente due e sono divise. Ma se ascolterete con attenzione, una volta che i dettagli delle rispettive trame saranno scoloriti dal tempo, vi resterà delle due storie una sensazione unica, indivisibile. E un muro, anzi due: entrambi “del pianto”.

20180209_120012

Palestinesi e Israeliani sono così vicini da far paura, così inscindibili che c’è voluto un muro, per far sembrare ad entrambi che la loro storia non fosse unitaria. E’ con questo spirito che vi chiedo di entrare nella città più importante del mondo: Gerusalemme.

Gerusalemme

20180207_161545_001

Qualcuno un giorno mi ha detto che nei miei post torna spesso l’affermazione pleonastica :《forse questo luogo non l’ho capito». Ed è vero. Lo dico continuamente. Ogni giorno penso di aver capito Borgotaro e invece ancora ci rimango male…

Per capire Gerusalemme non solo non basta un viaggio, ma non basta nemmeno una vita o forse bastava La Vita -finita non molto tempo fa- di Amos Oz.

Vi parlo di Gerusalemme perché non c’è dubbio che questa città vada visitata e al più presto possibile. Per mille motivi, ma soprattutto perché Gerusalemme è bellissima.

jerusalem-from-above-gerusalemme-dall-alto2.jpg

Qualche informazione pratica. Probabilmente atterrerete all’aeroporto di Tel Aviv- Ben Gurion.

20180211_084538Vi consiglio di rimandare la visita a Tel Aviv agli ultimi giorni di vacanza e di conoscere lo stato di Israele o la Palestina, comunque vogliate chiamare questa terra, passando dalle porte di Gerusalemme.

Gerusalemme. La capitale non capitale di uno stato che non c’è o di due. Gerusalemme. Il crocevia delle tre religioni monoteiste.

viaggio-a-gerusalemme.jpg

Dall’aeroporto di Tel Aviv a Gerusalemme esiste un comodo autobus diretto che vi lascerà nel centro di Gerusalemme. Nel caso questo spostamento dovesse avvenire nella notte o durante lo Shabbat, orari in cui i bus non sono attivi, vi consiglio di aspettare i taxi collettivi (monit sherut) che fanno la spola tra tra la stazione centrale di Tel Aviv e Havatzelet street.

Che dire di lei?

Gerusalemme è fatta di mizi ahmar, la pietra calcarea chiara con le venature rosso di Gerusalemme – “Si sentiva al tatto che era di quel colore”, azzardò il non vedente Jorge Luis Borges.

Gerusalemme ospita nel chilometro quadrato della Vecchia Gerusalemme:

1) la “vera” Via Crucis chiamata Dolorosa (sì proprio quella che Gesù avrebbe percorso con la croce, prima di essere crocifisso),

20180208_155422

2) la Chiesa del Santo Sepolcro, dove Gesù è stato seppellito ed è risorto,

20180207_174752

3) la Spianata delle Moschee con la scintillante Cupola della Roccia, il punto esatto in cui Maometto è asceso al cielo,

20180208_100716

4) il Muro Occidentale, o Muro del Pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo.

La Vecchia Gerusalemme è un distillato del mondo.

Essa ospita i simboli più potenti delle tre grandi religione monoteiste oltre a diverse comunità ed etnie e in questo modo rappresenta il riferimento della maggior parte delle persone che incontriamo nella nostra vita. Questa compresenza, più o meno forzata, rappresenta la bellezza dell’eterogeneo, in cui Gerusalemme si specchia ogni giorno. E da questa convivenza, argomento scottante e irrisolto che continua a dividere, sboccia più forte che mai la creatività.

In mezzo a questo aleph borgesiano che Gerusalemme è, senza ombra di dubbio, camminiamo noi, i turisti, e ne siamo parte, in quanto provenienti da un mondo ateo in costante attesa di qualcosa in cui credere, alla ricerca costante di una spiritualità che maldestramente troviamo in qualche corso di yoga su Youtube.

Lo stesso sembra pensare la scrittrice palestinese Suad Amiry quando, in occasione dell’inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme da parte di Trump il 14 Maggio 2018, sostiene:

“Gerusalemme è romana, bizantina, araba, cristiana. Siamo tutti parte di quella città, è simbolo di tutti. Anche io sono come quella città, multiculturale. Gerusalemme non è ebraica, musulmana o cristiana: è tutto insieme, è un pezzo del mondo, appartiene a tutto il mondo, dall’Italia al Pakistan. Lo dice l’archeologia, la città è stratificata. Noi mediterranei siamo abituati a essere multiculturali; dare un’identità unica a qualcosa che non ce l’ha è prima di tutto da stupidi.”

Ma torniamo a noi, a Gerusalemme. La parte vecchia della città si apre con lo Jaffa Gate, Una delle 9 porte delle mura antiche datate 1538. Facendo il giro pedonale delle mura di Erode, che racchiudono i quattro quartieri, riuscirete ad avere una vista spettacolare e aerea della città. Proseguite dallo Jaffa Gate verso il Cardo fino a Rabinovich street, da cui fotografare la Cupola della Roccia.

Gerusalemme, lo avrete letto, é divisa in modo netto in 4 quartieri. Ebraico, armeno, cristiano, musulmano. Il passaggio è percettibile tra i primi tre mentre è decisamente marcato nell’ultimo caso.

Passare dalla parte ebraica alla parte araba è come prendere un aereo da un continente all’altro. Dai colori sgargianti e i mercati chiassosi, dalle strade sconnesse ai resti di cibo, al bianco e nero e silenzio e perfezione.

Il quartiere ebraico è la patria degli haredim, coloro che tremano per il timore di Dio, gli ebrei ultraortodossi più conservatori, con i lunghi cappotti neri e i boccoli ai lati della testa, che respingono ogni modernità continuando a vivere come a fine Ottocento.

20180207_170242

Le donne si occupano dei numerosi figli, mentre gli uomini si dedicano allo studio della Torah, finanziati dai sussidi pubblici.

Qui trovate il Kotel, Muro del Pianto o Muro Occidentale, dove gli ebrei pregano separati, gli uomini ripetendo i salmi con movimenti ipnotici, le donne infilando bigliettini con i loro desiderata nelle fessure delle pietre.

20180207_161601

Il cuore del quartiere cristiano è invece il Santo Sepolcro, vale a dire la fine del percorso della “vera” via Crucis.

Metto l'aggettivo tra virgolette perché in realtà la via crucis più che un fatto storico è una ricostruzione basata sia su testimonianze storiche sia sulla tradizione. L'idea della Via Crucis risale al XIII secolo e molto probabilmente ai Francescani che vivevano in Terra Santa. Devoti al mistero della Passione, essi erano presenti nei luoghi dov'erano avvenute le vicende delle ultime ore di vita di Gesù. Temporalmente la Via crucis viene collocata in un giorno di aprile di un anno che gli storici fissano tra ìl 30 e il 33; Gerusalemme è in Giudea, una provincia romana governata dal prefetto Ponzio Pilato. All'alba del Venerdì Santo Gesù è condotto da Pilato, affinchè lo giudichi, al pomeriggio, subito dopo le 15, quando Gesù viene sepolto.

Oggi a Gerusalemme i pellegrini possono seguire un percorso, detto Via Dolorosa, che tocca i 14 punti della Via Crucis.

In breve, perché merita:

  1. stazione : Gesù è condannato a morte. La Via Dolorose comincia dal luogo dov’era la fortezza Antonia, residenza di Ponzio Piiate, perché è qui che lacondanna venne inflitta a Gesù. La prima stazione corrisponde al cortile di una scuola islamica.
  2. stazione: Gesù è caricato della croce. Ci spostiamo di pochi passi alla cappella della Condanna, nel complesso dello Studium Biblicum Francescanum. Qui vicino c’è l’arco dell’Ecce Homo.
  3. stazione: Gesù cade per la prima volta. Terza e quarta stazione sono affiancate all’ingresso del Patriarcato armeno-cattolico. La terza stazione è una cappella con un bassorilievo all’ingresso che ricorda l’episodio.
  4. stazione: Gesù incontra la madre. La stazione è all’ingresso del Patriarcato armeno-cattolico: entrando si arriva alla chiesa principale di questa comunità, Santa
    Maria dello Spasimo: si tratta di un episodio legato alla tradizione popolare.
  5. stazione: Gesù è aiutato da Simone. II punto in cui Simone di Cirene dovette caricarsi della croce di Gesù è ricordato da una cappella. In una nicchia di fianco alla porta c’è la pietra su cui Gesù si appoggiò con la mano.
  6. stazione: La Veronica asciuga il volto di Gesù. La stazione coincide con la cappella del Volto Santo, costruita dove sorgeva la casa di Veronica.
  7. stazione: Gesù cade per la seconda volta. Una piccola cappella francescana segna questa stazione, che si trova praticamente dove la Via Dolorosa si “sovrappone” a Beit Habad, la caoticissima strada del bazar.
  8. stazione: Gesù incontra le donne piangenti. La stazione che ricorda questo incontro è segnata da una pietra con una piccola croce sul muro del monastero greco-ortodosso di San Caralampo. Attorno alla croce c’è un’iscrizione in greco, “IC XC NIKA”, “Gesù Cristo è vittorioso”. È l’unica stazione che non ha una sua cappella, sia pur piccola.
  9. stazione: Gesù cade per la terza volta. Siamo verso la fine della Via Dolorosa: il suo percorso è lungo meno di un chilometro, ma è tortuoso e affoilatissimo, tra abitanti di Gerusalemme, turisti e pellegrini. La nona stazione è a ridosso del Santo Sepolcro, in una strada vicina alla chiesa copta di Sant’Elena.
  10. stazione: Gesù è spogliato delle vesti. Le ultime stazioni si trovano all’interno della Basilica del Santo Sepolcro. La decima stazione è alla fine della salita al Golgota, che oggi si ritrova nello spazio dopo l’ultimo gradino di una ripida scala di pietra che parte dall’ingresso della basilica e che, vista da fuori, corrisponde alla cappella dei Franchi.
  11. stazione: Gesù viene inchiodato alla croce.
  12. stazione: Gesù muore in croce.
  13. stazione: Gesù è deposto dalla croce e posto in grembo a sua madre.
  14. Le spoglie di Gesù sono deposte nel Sepolcro. La preghiera per l’ultima stazione della Via Dolorosa si recita davanti al Sepolcro. Il pellegrino è sceso dal Golgota, è passale vicino alle Pietra dell’Unzione (su di essa fu preparato il corpo di Gesù per la sepoltura) ed è entrato nella rotonda della basilica dove si trova il vero e proprio Santo Sepolcro, che “include” la grotta dove fu deposto il corpo di Gesù e che Giuseppa di Arimatéa aveva fatto scavare per sé.

Il quartiere musulmano è dominato dalla Cupola della Roccia che domina la la Spianata
delle moschee (chiusa per la preghiera il venerdì).

unnamed (1)

Tenete presente che il giovedì e il lunedì sono i giorni migliori per visitare la città vecchia, perché è in questi giorni che si tengono le cerimonie.

E poi, l’altra Gerusalemme, la mia preferita.

  • Il mercato Mahane Yehuda il Venerdì, quando ci si prepara a festeggiare lo Shabbat e tutti corrono per gli ultimi acquisti o fanno la coda per comprare i dolci tradizionali, come halava, da servire alla cena rituale. Oppure il giovedì quando si trasforma in calamita della vita notturna (con proteste degli ortodossi) e pure i gerosolimitani fanno tardi, liberi dalla levataccia del giorno dopo; e i giovani di leva sono serenamente in uniforme con mitra sottobraccio. Ma negli altri giorni il mercato va visitato per avere uno spaccato di vita contemporanea e vedere musulmani, ebrei, cristiani e armeni che fanno la fila per la spesa e notare come molte donne ebree ultraortodosse siano coperte esattamente quanto le donne musulmane.
  • Museum on the Seam (mots.org.il) con opere di arte contemporanea che raccontano la complessità sociopolitica della città. Sul tetto, la caffetteria ha una vista strepitosa. A piedi puoi raggiungere il quartiere residenziale arabo di fine Ottocento, ancora con le case in pietra. Oggi è molto di moda perché qui si trovano gallerie e centri culturali frequentati sia da israeliani sia da palestinesi. Sulle mappe è indicato come Morasha, ma dagli abitanti sentirai usare il vecchio nome, Musrara.
  • Il ristorante Eucalyptus, il cui chef ha preso molte delle ricette dalla Bibbia e per prepararle usa le erbe che coltiva in giardino.
  • lo Zappa Jerusalem, il palcoscenico degli artisti locali, noti anche all’estero
  • Haoman 17, la discoteca in un’ex deposito, con spazi per musiche diverse.
  • Museo di Arte Islamica (islamicart.co.il), dove si può anche studiare l’ebraico
  • Hansen House (hansen.co.il), il centro culturale allestito in un ex-lebbrosario del 1880. Offre mostre, una collezione di fotografie del vecchio ospedale e un negozio con marmellate e spuntini bio.

Tel Aviv

Si dice sia la meta di quelli a cui la California va stretta. Viene chiamata anche Silicon Wadi, il luogo in cui anche in spiaggia nascono startup digitali, dove il requisito è avere meno di 35 anni e per le donne c’è spazio.

20180210_173547No so se sia davvero così, ma da turista ho potuto certamente assaporare l’euforia che si
respira in strada e tra le persone: in ragazzi e adulti che sfrecciano su monopattini e bici elettriche, nei locali aperti fino a tardi, nei parchi dove c’è chi testa con degli sconosciuti un servizio digitale non ancora lanciato sul mercato (in gergo, pilot). E il lungomare con più wifi pubblici al mondo, pieno di gente che lavora al computer sui gradoni, gioca a beach volley o si allena nella palestra a cielo aperto.

Poi, andando verso la città vecchia di Jaffa, Tel Aviv cambia, senza perdere il suo stile. Diventa dei surfisti, di tutte le età. La folla diminuisce, i computer si spengono e le cuffie scompaiono dalle teste della gente. A comandare, a Jaffa, sono le onde.

98174163_160527548786052_1588148824386306048_o

Il Muro

Il muro (ancora esistente) più famoso del mondo è uno solo. Questa precisazione è doverosa perché, prima di averlo toccato, ho avuto l’impressione che fossero due. Ne ho sentito parlare da palestinesi prima e israeliani poi e poi da un filopalestinese e poi da un seguace di Trump e, indovinate? Lo chiamavano in modi diversi, sembravano non parlare della stessa cosa.

Il Muro è uno solo, ma si chiama “segregazione razziale” o “chiusura di sicurezza“, a seconda dei punti di vista. In entrambi i casi, quel Muro è spaventoso.

20180209_122714I palestinesi sono separati non solo dagli Israeliani, ma anche dai loro terreni agricoli, dalle fonti d’acqua e dalle risorse naturali. Gli israeliani sono separati dalla possibilità di trasformare un nemico in un vicino di casa.

Palestinesi e israeliani sono separati dalla storia della loro terra, una terra che presso nessun altro popolo è mai stata così preziosa. Israeliani e palestinesi hanno eretto un muro per cercare di dividere con il cemento una storia ormai unitaria.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...