Karoshi

Karoshi, Tokyo, agosto 2018

karoshi-morte-da-troppo-lavoro.jpg

di Leonardo Coppini

Il lavoro nobilita l’uomo, il lavoro nutre, il lavoro è un diritto fondamentale, ma il troppo lavoro può uccidere, soprattutto in Giappone.

Karoshi è un termine giapponese, letteralmente significa morte per troppo lavoro.

E’ stato coniato negli anni ’70, ma rimane un problema tangibile, con 2310 decessi registrati tra il 2014 ed il 2015. Si manifesta con depressione e conseguente suicidio, crisi respiratorie e attacchi cardiaci, anche in soggetti giovani. Uno dei casi che suscitò maggiore scalpore fu quello della giornalista 31enne Miwa Sado, stroncata da un infarto nel 2013 dopo 159 ore di straordinari in un mese.

Parliamo di qualcosa come 13 ore al giorno di lavoro, tutti i giorni, 7 su 7, senza sosta, a cui va aggiunto il fatto che spesso queste ore extra non vengono pagate dalle aziende.

Una piaga sociale difficile da sradicare, in Giappone infatti è fortemente radicata la convinzione che la totale dedizione al lavoro sia motivo di prestigio, cosa che porta le persone a donare anima e corpo al proprio datore di lavoro per paura di essere malvisti nel caso non lo facessero. Questo fenomeno ha portato varie aziende ad istituire “corsi di pianto” obbligatori per aiutare i dipendenti ad allentare lo stress e gestire la tensione, soluzione che può far sorridere, ma è un sorriso amaro di fronte ad un problema reale che non viene combattuto a sufficienza dalle istituzioni, sacrificato sull’altare della produttività.

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