YEMEN

La più bella poesia araba

di Nicola Battaglioni

DSCN8746Nell’attesa che questa fantastica terra smetta di saltellare da una cronaca all’altra di tutti i giornali del mondo a causa di guerre, distruzioni ed episodi legati al fanatismo islamico…cercherò di raccontare la mia esperienza in questo meraviglioso paese dalla storia millenaria.

DSCN7758.jpgNonostante lo Yemen godesse di cattiva reputazione al tempo del mio viaggio, nonostante mi fosse stato sconsigliato per via dei non rari rapimenti di turisti e degli attentati di Al-Qajeda (che iniziava a impadronirsi di alcune zone), decisi -forte della testimonianza del padre di una cara amica che in Yemen lavorava e che mi rassicurava- di abbandonare ogni dubbio e partire alla volta di Sana’a.

DSCN7760.jpgMi imbarcai su un volo Turkish Airlines con in tasca solo il visto che già avevo ottenuto dall’Ambasciata dello Yemen a Roma e la copia di una mail di prenotazione dell’hotel per i primi giorni.

Il ricordo delle prime immagini di San’a a bordo di uno spericolato taxi dai sedili puzzolenti  ricoperti di pelo di agnello è ancora fortemente vivo nella mia memoria.

SANA'A.jpgAl mondo esistono tante tipologie di città.

SANA'A.jpgCi sono quelle piacevoli, quelle in cui un giorno ti piacerebbe tornare, quelle affascinanti e quelle bellissime. Poi, un gradino più in alto, ci sono le città indimenticabili, che con le loro suggestive e alternative bellezze, per un motivo o per l’altro, vanno dritte al cuore.  Mi vengono in mente città artistiche dal grande passato come Roma e Istanbul, dove ogni sasso trasuda una storia antica, oppure città straordinarie come Parigi o Praga, città situate in posizioni incredibili e baciate da una madre natura decisamente benevola come Rio de Janeiro e Sydney e città che rapiscono per le loro atmosfere caotiche  piene di colori come Marrakesh, città che sono la sintesi di religioni lontane e indecifrabili come Varanasi, altre ancora che non ci si stanca mai di vedere come Bangkok, Londra o Hong Kong.

SANA'A.jpgDiversa è San’a che, con la sua stranissima architettura e il suo fascino unico e intramontabile, riesce a sedurre in una manciata di secondi anche l’occhio più distratto e apatico.

DSCN7922.jpgNon si sbaglia ad asserire che Sana’a è una città sospesa nel tempo e che rientra nella stretta cerchia delle città più belle al mondo, semplicemente unica per valore storico, architettonico e culturale.

SANA'A.jpgTant’è che la città è stata inserita nella lista dei siti patrimonio UNESCO dal lontano 1986, come uno dei paesaggi urbani più incantevoli al mondo.

SANA'A.jpgEntrare a San’a vecchia a notte fonda, camminare tra le sue vie deserte, illuminate da lampioni di una fioca luce giallo ocra, osservare i giochi di luci delle finestre costituite da sottili lamine di alabastro traslucido (qamariya) dei sui palazzi o da arabeschi realizzati con gesso e vetri colorati , è -senza esagerare- come entrare per magia in una fiaba.

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A San’a ti senti diviso: da una parte meravigliato spettatore e dall’altra protagonista, viaggiatore in un mondo lontano e speciale, romantico e ricco di fascino. In tanti viaggi non ho mai visto nulla di simile e mai sono stato pervaso da un’atmosfera tanto straordinaria. San’a da sola vale il viaggio in Yemen!

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Date le buone recensioni trovate sulle guide e su internet, scelsi di pernottare all’interno della città vecchia nel bel fonduq (albergo) Dawood Hotel: un edificio a torre molto ben restaurato, con personale gentilissimo che parlava regolarmente inglese.

SANA'A-HOTEL.jpgI panorami mozzafiato che si stagliavano ai piani alti della struttura su altri palazzi della città, gli splendidi dettagli arabeggianti, la mia sorpresa quando il primo pomeriggio di soggiorno sentii bussare il cameriere somalo con il braciere acceso che mi offriva incenso da bruciare per profumare la stanza, hanno reso indimenticabile il mio primo soggiorno.

Ero forse entrato in una favola?

DSCN8297.jpgA rendere ancor più mistica l’atmosfera e a ricordarmi che mi trovavo nel cuore di uno dei paesi arabi più osservanti al mondo era la voce del muezzin che, ogni mattina intorno alle cinque, richiamava i fedeli alla preghiera (azan) attraverso i megafoni dei minareti delle moschee.

Che incanto la prima notte, udire questo questa strana cantilena, mentre i palazzi della città vecchia abbandonavano le ombre della notte ed entravano nell’alba rosa, assumendo forme sempre più nitide.

DSCN8080.jpgSe di notte la città era pervasa da un’aurea magica, non si può dire diversamente del giorno. Gironzolavo per la città vecchia con il naso all’insù, per ammirare le sue bizzarre “case a torre”.

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In linea di massima, le case di San’a possiedono i primi due piani in pietra, e i seguenti realizzati con mattoni di fango crudi. Il fango è utilizzato per mantenere le stanze fresche di giorno e piacevolmente calde la notte. L’esterno degli edifici viene poi imbiancato a calce, per proteggere i mattoni dalle piogge, e decorato con motivi geometrici simili a pizzi.

SANA'A.jpgQuesti “grattacieli antichi” che arrivano ad avere cinque, sei o anche otto piani, generalmente presentano la stalla o il magazzino al piano terra, il diwan (una grande stanza usata per celebrare grandi avvenimenti come matrimoni e funerali) al primo piano, il secondo piano riservato a donne e bambini, mentre ai piani sopra ospitano la cucina, il bagno e le camere da letto.

SANA0.jpgAll’ultimo piano si trova il mafraj (ovvero la “camera con vista”): spesso caratterizzato da finestre colorate e decorate a forma di mezzaluna, viene utilizzato come luogo “ricreativo” dagli uomini che si riuniscono in folti gruppetti per masticare il qat.

SANA1.jpgPerdersi senza meta tra le stradine e i vicoli di San’a è il miglior modo per assorbire l’incredibile atmosfera di questa città che si può considerare la più grande e antica medina conservata nel mondo arabo.

SANA'A MEDINA.jpgIl cuore pulsante di San’a, nonché uno dei simboli della città, è l’antica Bab al-Yaman: la porta che dà accesso alla parte antica della città. Attraverso un passaggio con ripidi scalini si accede alle mura che circondano la città per osservare estasiati le rifiniture dei palazzi e il brulicante mercato.

SANA PORTA.jpgDalla piazza del mercato si diramavano diversi vicoli pieni di dettagli da immortalare, che sfociano a loro volta in piccole piazzette piene di vita o a volte, come per magia, conducono a verdi orti pubblici immersi in inimmaginabili giardini punteggiati di palme.SANA'A ORTI PUBBLICI.jpgAll’interno delle mura d San’a si contano una cinquantina di moschee (di cui è vietata la visita per i non musulmani e da ammirare quindi solo all’esterno), alcune madrase (scuole coraniche), qualche hammam (bagni turchi) e diversi samsarah (caravanserragli).

Non lontana dalla porta Bab al-Yaman, si trova La Grande Moschea con il suo altissimo minareto. La Moschea di San’a è stata per diversi secoli un importante scuola islamica e sembra che all’interno della sua biblioteca sia custodita la più vasta collezione di manoscritti di tutto il paese.

DSCN9673All’epoca del mio viaggio (dicembre 2010 / gennaio 2011) la moschea era in fase restauro interno e con grande orgoglio scoprii che i lavori erano commissionati ad un’equipe italiana, che si occupava anche  di insegnare e formare giovani yemeniti all’opera di recupero dei beni artistici.

Oltre alla straordinaria architettura di palazzi vecchi più di quattrocento anni, la vera essenza della città risiede nello scorrere lento della vita quotidiana della gente che evoca l’atmosfera di un ambiente arabo medioevale.

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Camminando per le strade di San’a o nei cupi sotterranei di alcuni edifici, si possono osservare, con profondo stupore, scene ancestrali.

Un esempio può essere quello dei cammelli che, legati con catene a robusti tronchi e costretti a camminare circolarmente, mettono in azione rudimentali pestelli e schiacciano abbondanti quantità di semi di sesamo dentro ai mortai in legno per ricavare l’olio.

Il luogo più suggestivo e colorito della città è certamente il Souq al-Milh, che racchiude una quarantina di piccoli suq dove si vende ogni cosa: frutta, ortaggi, spezie, qat, gioielli, oggetti in legno, antiquariato, vestiti, uva sultanina, datteri, rame, cellulari, oggetti in ferro battuto, etc.

E’ qui che si entra davvero a contatto con una popolazione gentilissima, sorridente e cordiale.

Tra i diversi suq, quelli più interessanti sono certamente:

  • il suq delle spezie, con i suoi odori pungenti e le montagnole di articoli che sovrastavano i corpi dei venditori del quale spesso si poteva intravedere solo la faccia,

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  • quello dei fabbri, che in versione notturna emanava l’atmosfera magica di un tempo che fu, con l’incessante ticchettio degli addetti ai lavori (a volte anche bambini) che forgiavano  il ferro a caldo tra l’incudine e il martello, dando forma agli oggetti più disparati

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  • e il suq del qat che era sempre il più animato a tutte le ore.

SANA1Il rituale della masticazione del qat è senza ombra di dubbio l’attività sociale di maggior importanza nel paese. Dalle prime ore del pomeriggio fino a tarda sera, gli yemeniti dedicando più tempo al qat che a qualsiasi altra occupazione.

qatIl qat è una pianta originaria dell’Etiopia e diffusa in diverse zone dell’Africa orientale e in Yemen.

Nonostante in Yemen il commercio e il consumo del qat sia legale e largamente diffuso, la pianta è classificata dall’organizzazione mondiale della sanità come droga che crea una dipendenza psichica, anche se molto moderata e con effetti molto blandi.

Generalmente gli uomini si riuniscono, ognuno con il proprio sacchetto di rametti, e iniziano a staccare con cura le irrinunciabili foglioline verdi. yemen-menLe foglie del qat vengono masticate lentamente succhiando la linfa che fuoriesce, fino a formare un grande bolo verde che viene “deposiatato” all’interno di una delle due guance, ingigantendo un lato della faccia.

2011_01060601La protuberanza che si crea da’ l’impressione che essi abbiano in bocca un mandarino intero. Questo rito dura ore e ore, finché la palla verde di foglie masticate dal sapore amarognolo viene sputata.

Sembra che l’assunzione di qat prevenga la stanchezza, aiuti a non sentire la fame, porti buon umore, aumenti le prestazioni sessuali (anche se alcuni affermano l’esatto contrario!!!) e come una sorta di caffeina, acuisca l’attenzione e la concentrazione.

DSCN1790Si dice persino che farne uso aiuti a diventare molto loquaci; per questo il qat diventa una “droga” a valenza sociale. Il rito della masticazione è un imprescindibile momento di aggregazione nella vita degli yemeniti: serve per discutere di affari, per trovare soluzioni a eventuali problemi che insorgono tra le tribù o più semplicemente per parlare del più e del meno e aggiornarsi sui pettegolezzi più recenti.

DSCN1751.jpgSi stima che nel paese ne facciano uso quattro uomini su cinque, ma anche molte donne, senza farsi vedere, hanno l’abitudine di masticare le foglie di qat nelle proprie abitazioni, all’interno delle zone che sono riservate alle attività prettamente femminili.

DSCN1850.JPGLo Yemen è un paese estremamente povero e pare che un quinto del reddito medio di una famiglia venga speso per acquistare le foglie di questo arbusto.

La conferma del fatto che l’economia della nazione gravita di fatto intorno al qat, sono gli innumerevoli appezzamenti di terreno riservati alla sua coltivazione (si possono vedere in tutto lo Yemen). All’irrigazione dei campi di qat viene destinata una fetta importante delle riserve idriche dello stato, nonostante il paese sia piuttosto arido e carente di un vero bene prezioso come l’acqua.

I campi sono sorvegliati a vista da guardiani muniti di kalashnikov, autorizzati a far fuoco a chiunque si avvicini per depredare le “preziosissime” piante. Questo perché gli agricoltori che coltivano questa pianta guadagnano fino a cinque volte in più rispetto a quello che guadagnerebbero con qualsiasi altro tipo di coltura.

DSCN1756.JPGLa coltivazione del qat, inevitabilmente, porta con sé tanti lati negativi; bisogna ammettere tuttavia che i profitti che il qat garantisce hanno anche e vistosamente rallentato il processo di abbandono delle campagne verso le città, conservando in questo modo uno stile di vita rurale che perdura dal medioevo e che, fuori dallo Yemen, è possibile ammirare solo nei libri di storia.

E se la capitale dello Yemen riserva panorami e atmosfere da “Le Mille e una notte” al suo interno non mancano personaggi altrettanto interessanti.

yemen-men-dressGli uomini, ad esempio, ai quali è concessa una vita pubblica molto libera, indossano l’abito tradizionale futa (molto simile ai classici dishdasha o jalabiyya): una specie di “gonna” molto simile a un pareo. In alcuni casi ad esso si aggiunge il classico turbante arabo chiamato ghutra o shemaag e la jambiya, il grande pugnale ricurvo portato e sostenuto alla vita per mezzo di una cintura riccamente ricamata.yemen-men

Il pugnale non è un’arma, ma un oggetto ornamentale, quello che per noi può essere una cravatta, un simbolo di virilità e di potere maschile (oltre ad essere un perfetto souvenir da portarsi a casa, nonostante la lama assai affilata).

JIMBAYALa jambiya dà il nome anche alla danza più celebre del paese, la jambiya dance, che è un ballo per soli uomini che simboleggia lo spirito di coesione e unità tra i membri delle tribù.

Le donne yemenite invece, in osservanza delle più classiche tradizioni arabe, sono generalmente avvolte nei loro niqab neri a copertura integrale.

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Essi coprono sia il capo sia il corpo, lasciando scoperti solo gli occhi. Più raramente si vedono donne anziane che indossano il coloratissimo sitarah dai motivi rossi e blu.

DSCN7739Nel centro di San’a, infine ci sono orde di bambini sempre sorridenti, i loro sguardi teneri sono  sempre pronti a chiedere una sura (foto), una bakshish (mancia) o una kalam (penna) o a urlarti “Welcome to Yemen!”.

Al contrario di quello che si potrebbe pensare e nonostante le grandi barriere linguistiche (la maggior parte della popolazione conosce solo l’arabo e qualche frase d’inglese mal pronunciata) la gente in Yemen è infinitamente ospitale e cordiale, sempre pronta a dare indicazioni, ad offrire qualcosa da assaggiare e a volte addirittura a ospitare gli stranieri in casa per bere un semplice chai.

Io che di paesi meravigliosamente poveri ne ho visti abbastanza ero sorpreso in particolare dal fatto che gli yemeniti non avessero in genere un secondo fine.

DSCN8799.jpgSono ospitali per il semplice gusto di esserlo, probabilmente cercano di trasmettere ai turisti il senso della loro cultura lontana o, viceversa, vogliono assorbire il significato un paese per loro straniero.

Ciò che conta, anche se sembra banale a dirsi, è che se anche a volte la comprensione è difficile, in Yemen un sorriso vale come una parola magica, vale molto più di tante risposte.

Prima di partire dall’Italia avevo cercato invano di capire se fosse possibile praticare un viaggio attraverso lo Yemen con i mezzi pubblici ma, viste le turbolenze in termini di sicurezza in cui versava il paese, non ho potuto non affidarmi ad un’agenzia di San’a per un percorso studiato a tavolino con l’ausilio di un autista.

Scartabellando su internet le esperienze di altri viaggiatori e le guide, avevo deciso di arrivare in Yemen e affidarmi alla Universal Touring Company di San’a un’agenzia specializzata ad organizzare viaggi per turisti in tutto il paese.DSCN1113

Non avendo organizzato nulla dall’Italia e non sapendo bene come funzionavano queste tipologie di tour,  speravo di poter trovare qualche altro viaggiatore con il quale poter dividere le spese, ma già il primo giorno, a San’a, avevo capito che le speranze di trovare altri turisti erano ridotte al lumicino.

In quel periodo lo Yemen era sotto i riflettori della stampa internazionale ed era probabilmente considerato tra i cinque paesi più pericolosi al mondo:  di turisti per la città non c’era traccia.

Durante il mio viaggio nello Yemen continentale ho incontrato solo due viaggiatori singoli come me, mentre sull’isola di Socotra c’erano diversi gruppi di tour organizzati. Con il senno di poi, penso che viaggiare solo sia stata una fortuna. Ho dovuto sostenere tutte le spese del tour da solo è vero(tutt’altro che impeditive), ma ho viaggiato in condizioni forse irripetibili, circondato solamente dalla popolazione locale.

Seduto di fronte al funzionario della Universal Touring Company di San’a, pronto per stilare il programma, venivo informato che non sarei potuto andare nel nord del paese a vedere Shaharah, il mitico paesino fortificato posto a quasi 3000 metri s.l.m., con il suo celeberrimo e suggestivo ponte di pietra. Questo perché nella adiacente città di Sa’da, a pochi chilometri col confine saudita, c’erano subbugli tra le varie tribù e la sicurezza non poteva essere garantita.

DSCN7740Allo stesso modo il funzionario mi spiegava che non avremmo neppure potuto attraversare il deserto Ramlat as Sab’atayn per visitare Ma’rib, città dal glorioso passato e fulcro archeologico del paese con la sua straordinaria diga dell’VIII secolo a.C. e i leggendari Templi del Sole e della luna della mitica Regina di Saba. La causa erano alcuni focolai di Al-Qajeda nella zona.

DSCN7747Immaginate la mia delusione. La regina di Saba è la donna yemenita più famosa di tutti i tempi. Citata come protagonista di antichi testi storici tramandati dall’islam, dal cristianesimo e dall’ebraismo, con nomi sempre diversi, forse non è mai esistita o quantomeno nessuno sa dire con precisione dove sia realmente vissuta.

DSCN7746.JPGIngurgitato il boccone amarissimo che mi impediva di poter visitare le due perle di Shaharah e Ma’rib,  impossibilitato ad attraversare via terra orizzontalmente il paese attraverso il deserto a causa del rischio attentati o rapimento, perfezionai il programma con il funzionario, dividendo il viaggio in tre parti:

  1. nella prima parte del viaggio avrei visitato la zona a sud-ovest e intorno a San’a,
  2. nella seconda sarei volato dalla capitale fino sull’isola di Socotra e
  3. nella terza parete avrei attraversato la parte orientale del paese volando da Socotra ad Al-Mukalla e poi proseguendo via terra per tutto il Wadi Hadramawt fino Sayun da dove poi avrei fatto rientro a San’a via aerea.

turismo-in-yemenOltre ai voli interni prenotati, nel pacchetto era inclusa l’auto comprensiva di guida/driver e carburante per l’intero tour oltre a eventuali deviazioni che sarebbero potute essere necessarie. Non erano compresi hotel, che si sceglievano di volta in volta lungo il cammino secondo le mie preferenze o i suggerimenti della guida, i pasti miei e dell’autista (e nell’ultima parte del viaggio, a mia insaputa, anche quelli della scorta armata), ma tutto ciò non pesava più di tanto in termini economici.

Prima della partenza, io e l’autista/guida ci siamo recati alla stazione di polizia di San’a per il rilascio delle autorizzazioni di viaggio.

DSCN3748A causa del pericolo di rapimenti, infatti, in Yemen vengono rilasciate delle fotocopie vidimate come autorizzazioni di viaggio che l’autista porta con sé e deve consegnare ad ogni check-point di polizia. I “posti di blocco” sono dislocati ogni trenta km lungo tutte le strade del paese ed è impossibile oltrepassarli senza autorizzazione.

E’ questo il metodo utilizzato dalla polizia yemenita per individuare a grandi linee le zone in cui eventualmente i turisti potevano essere rapiti.

I sequestri di turisti in Yemen sono di certo una spiacevole realtà, ma i resoconti rilasciati dalle vittime di queste disavventure alleggerivano di gran lunga le preoccupazioni. Dai racconti si deduce che i rapimenti vengono effettuati in linea di massima da beduini delle tribù del deserto, che sottraggono la libertà ai malcapitati turisti solo per qualche giorno, con lo scopo di ottenere visibilità da parte del governo. Le rivendicazioni nei confronti dello stato centrale coinvolgono motivazioni diverse e a volte non rilevanti: avere l’installazione di un pozzo, asfaltare una strada, etc.; ma costituiscono un potente mezzo per costringere il governo a risolvere rapidamente i problemi, con la promessa da parte dei sequestratori di rilascio dei turisti rapiti. Ciò che mi rassicurava allora era in particolare il racconto dei reduci dai rapimenti ai quali, secondo le tradizioni delle tribù beduine, viene riservato il benevolo trattamento riservato agli ospiti, senza violenze o angherie.

Lo Yemen, probabilmente a braccetto dell’Aurabia Saudita, è teatro dell’ultima vera roccaforte del tradizionale mondo arabo. Pare che gli yemeniti siano individui dall’animo bellicoso, e sono certamente refrattari alle regole. Il loro senso di appartenenza più risoluto è la propria tribù, alla quale nessuno penserebbe mai di anteporre lo stato centrale.

Wadi Dhahr

La mia prima tappa nello Yemen fuori da San’a, a circa 15 km dalla capitale, prevedeva la visita al villaggio di Wadi Dhahr dove sorge in posizione scenografica su uno sperone di roccia, il palazzo di Dar Al-Hajar.DSCN8350.jpg

Onnipresente biglietto da visita del paese, tra le fotografie degli opuscoli e i cartelloni turistici, il palazzo è senza dubbio uno dei simboli irremovibili dello Yemen; la sua immagine fa bella mostra di se’ anche sulle banconote dello Yemen.

Il palazzo, costruito alla fine del ‘700 da un imam come residenza estiva, conserva ancora mobili dell’epoca, una ben allestita collezione di foto e pozzi che raggiungono quasi 300 mt. di profondità scavati nella roccia.

Dalle vetrate colorate istoriate, che riflettono affascinanti giochi di luce, si possono ammirare bellissimi panorami sulla campagna sottostante.

Il villaggio di Wadi Dhahr è posizionato ai margini di una grande gola scavata da un fiume all’epoca in secca, dalla quale prendono vita ripide salite che conducono ai villaggi dei Monti Haraz, una sorta di fortino culturale che protegge il ventre del paese dalle influenze esterne, laddove proseguiva il mio itinerario.

DSCN8333.jpgLungo le strade che si insinuano tra i Monti Haraz s’incontrano dozzine di villaggi senza un nome, fertili vallate, improbabili strade con tornanti sospesi tra terra e cielo, verdeggianti campi terrazzati, profondi canyon, piccoli agglomerati di case dalle architetture di vario tipo arroccati in posizioni impensabili.

DSCN8407.jpgTutto questo è immerso in un’atmosfera araba senza tempo, popolata da uomini che arano il terreno con l’ausilio di cammelli legati a rudimentali aratri, donne dall’aria diffidente sotto coprenti vestiti colorati, anziani che attingono l’acqua da antiche cisterne, bambine che pascolano le loro caprette o ragazzini che tornano dal lavoro nei campi a dorso di affaticati asinelli.

wadi yemen.jpgSe non fosse per i tralicci dell’alta tensione dei pali della luce, le taniche in plastica per la raccolta dell’acqua e le strade principali asfaltate, non sarebbe difficile credere di essere alle prese con immagini cristallizzate di secoli fa.

Ecco un elenco dei villaggi più significativi, dei quali spero di rendere l’idea non tanto con le parole, quanto con le fotografie.

Thula (Thilla) 

Questo villaggio, appollaiato in altura e raggiungibile attraverso ripidi tornanti, è certamente tra i più ricchi d’atmosfera.

DSCN8684Rilevante centro di teologia nell’antichità, con le mura di cinta praticamente intatte, diverse porte d’accesso e svariate moschee dai pittoreschi minareti, al suo interno la vita scorre lenta.

La scena è dominata da anziane donne avvolte nei loro coloratissimi sitarah che attingono l’acqua da grandi cisterne centenarie, mentre alcuni uomini setacciano il grano.

Il tutto avviene sopra i tetti di palazzi in pietra dalle finestre imbiancate a calce che si mimetizzano con i profili bizzarri del monte alle loro spalle. Una scenografia.

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 Hababah

Distante una manciata di chilometri da Thula, e simile a quest’ultimo in quanto a stili architettonici, Hababah è famoso per la sua grande e fotogenica cisterna idrica dalla forma ovale, tutt’oggi utilizzata per attingere acqua o per abbeverare gli animali.

hababah yemen monti hararazAlle sue spalle una collana di case a torre si specchia immobile nell’acqua color smeraldo all’interno dell’ampia cisterna.

La strada si snoda attraverso ardue curve che si inerpicavano verso l’altro regalando incantevoli scorci dell’altopiano sulle pianure sottostanti coltivate attraverso i noti terrazzamenti.

yemen terrazzamenti.jpgLungo il tragitto, merita una sosta il forte quasi diroccato di Al-Zakatain nella località di Zakati e il villaggio di Bukur.

Zakati per la sua posizione incredibile, su uno strapiombo, che domina tutta la vallata sottostante, Bukur perché, abbarbicato com’è sopra uno strano sperone di roccia inaccessibile, risulta davvero fotogenico.

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At-Tawila

Appollaiata ai piedi di stranissime formazioni rocciose, At-Tawila era in passato era un importante centro di raccolta del traffico del caffè, che veniva trasportato fino alla costa per poi essere imbarcato per l’Europa o l’Asia.

DSCN8933Come per tutti i villaggi dei Monti Haraz, il colpo d’occhio è tanto fenomenale quanto malioso. Ricordo un tramonto indimenticabile, in cui i bizzarri pinnacoli rocciosi e le case apparivano e scomparivano in un velo di magia creato dalle basse nuvole infuocate di un rosa intenso.
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Al-Mahwit

al-mahwitArrivare a questo villaggio di montagna offre l’occasione di attraversare paesaggi spettacolari, dalle superbe vedute sui terrazzamenti colorati fatti di verdeggianti piantagioni di alberi da frutto o di qat e sulle decine di panoramici microvillaggi fortificati in posizioni impensabili.

Al-Mahwit era in un tempo un rilevante centro di controllo delle vie del caffè e tutt’oggi è il paese più grande della zona.

Ai bordi di una strada vanta un colorito mercatino di sedicenti venditori dell’immancabile qat.

 Al-Hajjarah

Al-Hajjarah yemenInfinitamente scenografico e pervaso da una atmosfera d’altri tempi, immerso in un rurale ambiente arabo cristallizzato ai primi dell’Ottocento, Al-Hajjarah è probabilmente il villaggio più caratteristico dei Monti Haraz.

Al-Hajjarah-yemenSalendo lungo la costa dei monti ci si trova al cospetto di una “S. Geminiano d’Arabia”. Il villaggio, arroccato in posizione sopraelevata, regala viste incredibili sui placidi terrazzamenti di piantagioni di qat sottostanti.

DSCN0055In passato fu una rilevante roccaforte a difesa delle strade che collegavano la capitale San’a con i centri urbani lungo la costa.

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Camminando lungo le sue stradine, che segnano un solco tra i fotogenici rudimentali palazzi in pietra imbiancati, oltre all’antico quartiere musulmano, si possono ancora ammirare le porte del non più abitato quartiere ebraico, scolpite con inequivocabili simbolismi della religiosi.

Come in tutti i villaggi dell’intero Yemen, le scene di vita quotidiana si sprecano in ogni angolo: uomini anziani in filosso fuori dall’uscio di casa, ragazzini a dorso di mulo che scendevano dall’abitato per andare a dare una mano nei campi, donne totalmente coperte dai propri abiti tradizionali che rientravano a casa dopo il pascolo quotidiano con le proprie capre al seguito….

Lungo impolverate strade sterrate, si scorgevano in lontananza i remoti villaggi di Bait Al Meer, Husn al Haimi e Al Juma.

Al-Hoteib (Al-Khutayb)

DSCN1105Immerso in una bella valle punteggiata da decine di altri piccoli villaggi, Al-Hoteib è appollaiato su un cucuzzolo solitario con una grande formazione rocciosa alle spalle. Qui, un piccolo santuario bianco sfida con al sua posizione le leggi della fisica.

DSCN1017.jpgTra i micro-villaggi della zona degni di una velocissima visita o più semplicemente di una pausa sul ciglio della strada per qualche scatto fotografico, c’erano Bani Murra con le sue case in pietra particolarmente rustiche,   Lakamat Al-Qadi,  Lakamat Al-Mi’Qab e  Az-Zahra.

Al-Qahel

Ruvido esempio di villaggio fortificato di montagna, Al- Qahel è piccolo, ma possiede una torre di guardia e bellissimi edifici decorati in bianco e rosso.

DSCN1066Di Al Qahel ricordo un paio di donne avvolte da sitarah, che con lo sguardo diffidente pascolavano una coppia di asini o tornavano rapidamente verso l’uscio di casa: erano le uniche preziose presenze che rompevano il silenzio di un’immobile atmosfera circostante.

Shibam

DSCN9167Posto alle pendici del  Jebel Kawkaban, Shibam -che non va confuso con l’omonimo e  più celebre Shibam Hadramuwt- è un villaggio dalla storia millenaria che risale al II secolo d.C..

DSCN9175Al suo interno conserva una moschea tra le più antiche di tutto il paese, della quale merita certamente un’occhiata l’antica porta d’accesso al nucleo abitato e il vivace mercato dalla vaga atmosfera zingara che si svolge nel piccolo suq.

Kawkaban

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Certamente tra i villaggi più spettacolari dei Monti Haraz, è una cittadella fortificata e cinta da mura, arroccata in cima al Jebel Kawkaban (mt. 2.800) raggiungibile grazie una strada di ripidi tornanti che lambivano strapiombi che si tuffano nel vuoto.

DSCN9279Dal paesino posizionato in altura, si scorgono panorami bellissimi sull’altopiano terrazzato e sulla sottostante Shibam.

kawkan2Storicamente, quando Shibam veniva attaccata dai predoni, la sua gente si rifugiava nell’inespugnabile fortino di Kawkaban, che grazie alle sue cisterne e a grandi silos per il grano, riusciva a resistere anche agli assedi più estenuanti.

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Manakhah

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Manakhah

Lungo il cammino che da Kawkaban conduce a Manakhah si possono incontrare svariati villaggi senza un nome, che come per incanto appaiono all’orizzonte come lande semideserte, bruciate dal sole.

Ai lati delle strade si consumano veri spaccati della società contadina yemenita: 2011_01060737donne che portano al pascolo gli animali o che trasportano enormi quantità di rami sopra il capo,

uomini che arano gli aridi campi con l’ausilio di un dromedario legato ad un medioevale aratro,

solitari ragazzini a dorso d’asino che vagavano isolati nella desolazione di ostili ambienti predesertici e

qualche guardiano delle piantagioni di qat armato di kalasnikov che compariva dal nulla.

DSCN9311.jpgIn passato, tra il XVII e il XVIII secolo, il caffè coltivato nella zona veniva portato qui per poi essere trasportato al porto di Mokha (il più grande centro di scambi del caffè dal XV al XVII secolo, dal quale ne deriva il nome della celebre qualità moca, apprezzata da sempre per il suo forte profumo di cioccolata) prima di essere spedito in Europa.

DSCN0983Anche se Manakhah non è nulla di eccezionale, è considerato il centro di scambi più importante nella zona della catena montuosa.

DSCN0562Lasciate le impervie strade dai panorami superbi dei Monti Haraz si attraversava il Wadi Surdud. Il corso del fiume che scorre tra profonde gole rocciose regala un po’ di verde e vita ad un ambiente assai brullo e arso, dove il giallo ocra è il colore predominante. Il paesaggio cambia poi lentamente, diventando sempre più piatto e umido, fino a raggiungere la città di Al-Hudayda sulla costa del Mar Rosso.

Al-Hudayda

Ci si trova nella parte occidentale del paese e da una dalle tante capanne dal tetto di paglia, su una spiaggia non proprio paradisiaca, si ammira il tramonto che chiude una giornata segnata da un faticoso e lungo viaggio in auto.

DSCN1476La cittadina di Al-Hudayda non è particolarmente attraente, ma è molto nota per il suo vivacissimo mercato del pesce situato non lontano dal centro cittadino.

Oltre a essere la città più grande della costa del Mar Rosso, il suo porto, dopo quello di Aden, è il più importante dell’intero Yemen.

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L’animatissimo e colorato mercato ittico di Al-Hudayda, oltre a regalare ottimi spunti per scatti fotografici a oltranza (va visitato nelle prime ore del mattino), è un luogo pittoresco che incarnava  l’esuberanza del popolo yemenita.

DSCN1592Al suo interno l’odore acre del pesce è molto forte e marcate strisce di sangue punteggiano il pavimento un po’ ovunque.

E’ divertente osservare l’andirivieni dei pescatori: alcuni mostrano fieri i loro pesci o crostacei di grossa taglia in mezzo alla folla dei presunti compratori, altri trasportano carriole piene zeppe di enormi razze, e che dire delle vere e proprie aste del pescato che si svolgono rumorose di fianco alle vasche di merce pronta per la vendita.

DSCN1583Il mercato del pesce di Al-Hudayda è molto noto per la pesca di squali che, a seconda della stagione, variano nelle dimensioni (nel periodo estivo i pesci che vengono pescati sono generalmente di taglie più grandi).

Abbandonata la cittadina e il suo colorito mercato del pesce, lungo la spiaggia che corre ai lati della carreggiata, si possono scorgere mandrie di dromedari sorvegliate da pastori bambini, che lasciano presagire che si sta entrando in zone desertiche: di lì a poco la sabbia inizia ad inghiottire ampi tratti delle vie asfaltate.

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Al-Fazzah

DSCN1720Attraversando il villaggio di Al-Fazzah letteralmente investito da una  tempesta di sabbia che offuscava la vista e decolorava il paesaggio rendendolo ruvido e difficile da affrontare, ho potuto notare quanto le condizioni atmosferiche potessero rendere dura la vita da queste parti.

DSCN1682La sabbia e il forte vento dominano infatti la scena e plasmano tutto ciò che incontrano.

Zabid

Non lontano sorge l’antica città di Zabid.

Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1993 e inserita successivamente nella lista dei siti a rischio, Zabid è una cittadina impolverata che sembra seriamente rapita al tempo.

zabid.jpgAlle porte della città vecchia sorge un vivacissimo mercato ricco di spunti da acchiappare con l’obiettivo della macchina fotografica.

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Il suq dedicato alla vendita del qat domina come sempre la scena, ed è come sempre il più affollato e caotico per il vociare delle trattative tra i simpaticissimi venditori e gli acquirenti delle foglioline verdi.

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Anche se meno divertente è interessante osservare il suq delle carni dove la macellazione di agnelli viene sostanzialmente eseguita in pubblico e calata in una puzza nauseabonda che si propaga per tutta la zona.

DSCN1811I corpi degli animali vengono infatti appesi a dei grossi ganci  per poi essere venduti in tagli più piccoli a seconda delle esigenze dei compratori.

Il piccolo suq delle spezie, poi, incarna la più classica delle fantasie arabo-orientali: i suoi venditori dal tradizionale turbante in testa sembravano catapultati nella realtà dal racconto di Aladino.

DSCN1856Zabid è una città dall’atmosfera unica e proprio qui P.P. Pasolini girò quasi interamente le scene del film “Il fiore delle Mille e una Notte.

DSCN2112Questa città fu fondata intorno all’ 819 d.C. per volere di un califfo abbaside di Baghdad con l’intenzione di creare un centro di controllo che riuscisse a contenere le tribù della costa del Mar Rosso, popolazioni caratterizzate da un animo indipendente e refrattario al dominio straniero che disturbavano provocando continue sommosse.

DSCN2115.jpgLentamente, da villaggio quale era, Zabid si trasformò in una città di rilevante importanza per lo Yemen e diventò un polo molto attivo per l’insegnamento dell’islam e delle scienze naturali.

zabid4Al culmine della sua grandezza, nel XIVsecolo, Zabid possedeva oltre 230 tra moschee e madrasa (scuole craniche) mentre oggi ne conta un’ottantina circa.

Definita anche la “Baghdad dello Yemen” per la sua struttura a forma circolare che ricordava la capitale abbaside, in passato Zabid era racchiusa da quattro cinta concentriche di mura delle quali solo una è ancora visibile.

DSCN1909.jpgLe porte d’ingresso, situate nelle 4 direzioni cardinali, indicano i quattro quartieri che formano il centro e che sono connotati dalle diverse categorie di persone che li abitano: i commercianti, i dignitari, gli artigiani e gli studiosi.

DSCN2170.jpgGli impolverati vicoli dei suq si fanno largo tra caratteristici edifici imbiancati a calce: sono le zone dove si concentra la vita di tutti i giorni e in cui le persone, fondendosi alle architetture di alcuni angoli della città, regalano la sensazione di essere tornati indietro di secoli e secoli.

La città, oltre ad essere famosa come una delle più calde del pianeta, è celebre per la presunta invenzione dell’algebra. Sembra che uno studioso di Zabid abbia infatti inventato e iniziato a insegnare una materia dal nome al-jabr, da cui deriva il termine ”algebra”. Questa scoperta dimostra l’istruzione d’avanguardia che gli yemeniti avevano raggiunto all’epoca.

zabid-yemen-1Solo grazie all’aiuto del mio autista, che mi spinse a fingere di essere un turco di fede islamica che viveva da tanto tempo nell’Europa del nord, riuscii ad entrare nelle moschee vietate ai non musulmani.

Zabid possiede due moschee dai bianchi colonnati a volta che terminano con tappeti verdi e rossi dove i fedeli pregano o riposano. Il perimetro delle sale è costituito da alte nicchie in pietra pregevolmente scolpite con le caratteristiche scritture cufiche delle sure del Corano.

DSCN1956Di fronte alle mensole adibite a ospitare i libri del Corano, messi a disposizione dei fedeli, si può ammirare il soppalco in legno dove in genere l’imam sta in piedi e guida i fedeli alla preghiera rivolti verso La Mecca e un elaborato minbar (pulpito) in legno intarsiato.

A testimonianza del prestigioso passato della città, si possono notare diversi edifici decorati, di cui il Nasr Palace, racchiuso all’interno della Cittadella, è forse il più rappresentativo.

DSCN1914.jpgChiudo la visita di questa città stranissima, visitando la bellissima abitazione in cui sono state girate scene del cortometraggio “Il fiore delle Mille e una Notte” di P.P. Pisolini.

Abbondantemente ricca di decori all’esterno, la sala principale della casa è uno splendido diwan con finestre dai vetri colorati su tutti i lati e un soffitto splendidamente pitturato, dal quale si possono scorgere belle vedute della città.

yemen-womenLungo le strade di questa zona dello Yemen, forse per la vicinanza alle coste africane che la influenzano, è facile vedere le donne al ritorno dai campi a volto scoperto senza il velo islamico, avvolte  ai loro  abiti dai colori sgargianti.

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Ta’izz

Proseguendo verso sud in direzione Ta’izz, il piatto paesaggio pre-desertico lascia spazio a vallate verdeggianti che appaiono all’orizzonte come oasi.

DSCN2934La città di Ta’izz è per dimensioni la terza città dello Yemen ed è dominata dall’incredibile fortezza cinta da mura di Qalat al-Qahira, appollaiata su uno sperone di roccia a 450 mt. sopra il centro cittadino,  dalla cui zona si possono ammirare bellissimi panorami della città.

DSCN2930La porta di Bab al-Kabir è una delle porte d’accesso alla parte antica della città, di cui si possono ammirare alcuni tratti delle antiche mura che la cingevano.

DSCN2659Nei pressi della porta sorge un mercato vivacissimo e coloratissimo, il quale si suddivide in diversi piccoli suq che la notte, con l’ausilio dell’illuminazione delle lampade, assumono un fascino strano e particolare.

Il suq della frutta è indubbiamente il più divertente e pittoresco, sia di giorno che di notte poiché i venditori immersi in cascate di frutti variopinti catalizzano l’attenzione regalando un’atmosfera tanto genuina quanto bizzarra.

taizz yemenCome in tutte le città o paesini dello Yemen, le persone sono inclini a farsi fotografare, e persino contente,  tanto che a volte alla vista della macchina fotografica esigono di essere immortalati.

DSCN2683Tra i vari suq si può trovare di tutto: oltre all’immancabile qat, il ventaglio di prodotti è assai vario: tessuti, spezie, carne legumi, pesce essiccato, ortaggi, jambiya, formaggi, vestiti…DSCN2694Le vedute sulla città lasciano intravedere diversi minareti di annesse moschee con libero accesso ai non musulmani, tra le quali merita certamente la visita la Al-Ashrafiyya Mosque, la moschea con due minareti gemelli.

DSCN2880Questa moschea, che all’epoca era in fase di restauro, risale al XIII secolo; al suo interno presenta finissime decorazioni scolpite sopra le porte ad arco e un soffitto a volte pregevolmente affrescato.

Probabilmente altrettanto bella al suo interno, ma visitabile solo da fuori per i non musulmani, è la Modhafer Mosque che con il suo alto minareto e le sue cupole bianche è la moschea più antica di della città.

Jibla

Lungo il tragitto in direzione nord verso San’a, attraverso una verdeggiante zona montuosa, s’intravede in lontananza, adagiata in bella posizione tra due wadi, la cittadina di Jibla.

DSCN3094Jibla è celebre per essere stata la capitale del regno della Regina Arwa, che è considerata la seconda regina più importante della storia dello Yemen dopo la Regina di Saba.

DSCN3106.jpgNel 1063, poco dopo aver preso potere a seguito della rinuncia alla carica di re da parte del marito al-Mukarram al-Sulayhi,  la regina Arwa trasferì da San’a a Jibla: la capitale. 

QUUEN.jpgLa longeva, intelligente e diplomatica regina, che visse fino alla veneranda età di 92 anni, è ricordata per aver avviato importanti opere pubbliche come la costruzione di strade, acquedotti, moschee e ponti, con l’intento di portare beneficio al proprio popolo.

jiblaPer gli ingenti investimenti sostenuti durante il suo regno, Jibla divenne la capitale commerciale e culturale della regione, confermandosi un importante centro per gli studi islamici.

DSCN3131jibla1.jpgLa Queen Arwa Mosque è certamente il monumento di spicco della cittadina in quanto al suo interno ospita la tomba della Regina Arwa.

Mentre osservavo i decori dei due minareti della moschea, uno bianco e l’altro colorato di rosso dai ricami imbiancati a calce e grazie all’ausilio del mio autista e del custode del sito di culto, riuscivo ad entrare dentro la moschea  mentre i fedeli pregavano.

jibla1Dal cortile interno si accede all’haram (sala da preghiera) dove si ammira un bellissimo soffitto in legno decorato con pitture ormai datate, un prezioso mihrab (nicchia scolpita in direzione di La Mecca) e ovviamente la tomba in argento della regina.

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Attraverso gli angusti vicoletti del suq di Jibla, che si insinuano tra le robuste case in pietra dai particolari decori scolpiti sulle finestre e dalle porte dagli intarsi pregevoli, si possono intravedere le altre due “attrazioni” della città.

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L’alto minareto solitario dalla colorazione rossastra della As-Sunna Mosque e poco lontano, il fatiscente e pericolante Dar as-Sultana Palace (all’epoca in ristrutturazione).

Di questo palazzo si dice durante il regno della Regina Arwa avesse tante stanze quanti i giorni di un intero anno!

2011_01060703Ad una manciata di kilometri da Jibla, a 2000 mt di altitudine, sorge la città di Ibb che si erge su un’alta collina ai piedi di una catena montuosa.

Ibb

Nella città vecchia si possono osservare i suoi palazzi in pietra decorati di fregi geometrici e arricchiti da caratteri arabi colorati.

DSCN3324La fortezza in rovina di Husn al-Habb che si erge vicino sulla montagna di Jabal Ba’adan era chiusa alle visite.

ibb-castleCome in tante altre città del paese, la vera attrattiva di Ibb è il suo animatissimo mercato, dove si può entrare a contatto con i sorridenti venditori ambulanti, sempre molto inclini a voler scambiare due parole e a farsi fotografare.

2011_01060561Tra i vari banchi di venditori era disseminata l’immagine dell’allora Presidente e Generale Ali Abdallah Saleh, a capo della Repubblica dall’unificazione del ’90. In alcuni casi le foto del Presidente erano sostituite o affisse accanto alle foto dell’ex dittatore iraqeno Saddam Hussein, a riprova del fatto che il popolo, nonostante l’ufficiale politica di alleanza con gli Stati Uniti da parte dello stato centrale, considerava e idolatrava l’ex leader come una leggenda dell’universo arabo.2011_01060742Per gli angusti viottoli della di Ibb ricordo tantissimi bambini per i quali, a causa anche del vuoto di turismo dell’epoca, ero diventato l’attrattiva della giornata.

Lungo il ritorno verso capitale, con un po’ di magone in gola, si accingeva l’ora di  separami dal solerte ed eclettico driver/guida, con il quale si era instaurato un ottimo rapporto di convivenza.

yemen-childrenGli promettevo che un giorno, non sapendo bene quando, ci saremmo sicuramente rivisti per intraprendere nuove avventure nella sua bellissima terra e per poter visitare i luoghi che non avevo potuto vedere.

ibb-yemen-tourismMentre mi estorceva questa promessa, mi osservava con uno sguardo serio, pensieroso: sapeva che la situazione politica stava per saltare per aria e mi rispondeva sotto i suoi grandi baffi, in rispetto alla più araba delle tradizioni: Insha’allah (ovvero: se Allah vorrà).

DSCN9587Considerando che poco dopo il mio rientro in Italia iniziò la Primavera Araba e il paese chiuse ad oltranza  le frontiere ai turisti (oltranza che ad oggi sembra non essere ancora finita), oggi mi piace pensare che il mio autista avesse delle doti da chiaroveggente. Aveva intuito che non ci saremmo potuti vedere a breve? A volte mi sorprendo ad immaginare che egli fosse una reincarnazione di Allah che mi guidava come un protettore lungo questa fantastica terra piena di insidie.

Attraversando altri splendidi paesaggi montani che lentamente lasciavano il passo ad aride valli pianeggianti, come da programma terminavo la suggestiva prima parte del viaggio, facendo ritorno  nella magia di San’a per  poter potermi imbarcare l’indomani per l’isola di Socotra con un volo della compagnia di bandiera del paese: la Yemenia.

Socotra

socotraDefinito come le Galapagos del Mar Arabico, l’arcipelago di Socotra, che comprende quattro isole e due piccoli isolotti rocciosi, è inserito dall’UNESCO nella lista del patrimonio della Biosfera dal 2008.

socotraAllo sbarco nel piccolo aeroporto dell’isola, ero atteso agli arrivi dal mio nuovo driver/guida. A bordo del suo scassatissimo quanto impolveratissimo fuoristrada ci siamo subito diretti ad Haidibu per cercare una spartana soluzione dove poter passare le notti del mio soggiorno sull’isola.

socotraIl villaggio di Haidibu con le sue basse case in mattoni è il capoluogo, nonché l’unico vero centro abitato dell’intera Socotra.

DSCN4283.jpgQuesto piccolo agglomerato urbano, dove la luce elettrica viene razionata attraverso i generatori dalle sei del pomeriggio a mezzanotte, è l’unica base d’appoggio per  le escursioni giornaliere in caso non si scelga di dormire in tenda a tappe attraverso un tour lungo tutto il perimetro dell’isola, oltre ad essere l’unico luogo dove poter comprare le provviste alimentari quotidiane.

DSCN4359.jpgAll’epoca del mio viaggio, l’isola era considerata l’unica parte del paese realmente sicura, infatti si potevano vedere diverse comitive di viaggi organizzati con nutrite carovane di fuoristrada che si facevano largo tra le sue ripide strade sterrate.

Quest’isola, che si trova di fronte al Corno d’Africa dal quale si è staccata durante l’era della formazione dei continenti, è un sito di importanza mondiale per la sua biodiversità di fauna e flora. Quasi il 40% degli esemplari della sua flora e gran parte della sua fauna sono di specie endemica e pertanto non esistono in alcuna parte al mondo.

DSCN4387Definita da molti come il Giardino dell’Eden Arabo, grazie al suo isolamento che si è protratto praticamente fino al decennio scorso, la natura si presenta davvero incantevole e immutata nei secoli.

DSCN4366.jpgFanno parte di questo paesaggio primordiale, lunghissime spiagge bianche che lambiscono un mare azzurro intenso, profondi canyons inaccessibili, laghetti che affiorano accanto a rigogliosi palmizi, grotte ancora inviolate e stranissimi alberi dalle forme bizzarre in ogni dove.

DSCN4557.jpgImpossibile non notarli per la loro strana forma, l’Albero Bottiglia e  l’Albero Sangue di Drago sono indubbiamente gli esempi di flora più comunemente avvistabili sull’isola.

DSCN4543.jpgL’albero Bottiglia, anche chiamato Albero del Cetriolo, è una pianta dalla caratteristica forma gonfia della base del tronco che nel periodo della fioritura presenta dei bellissimi fiori rosa che sbocciano dal ciuffetto di rametti sulla sua sommità, conferendogli anche il nome di Rosa del deserto di Socotra.

socotra' treesL’albero Sangue di Drago o più comunemente chiamato Albero del Drago è un albero che nonostante la sua lenta crescita può raggiungere i 20 mt. di altezza.

Avendo la peculiarità di non creare i cerchi annuali di crescita della pianta, la sua età si può dedurre dal numero di ramificazioni presenti sul fusto, ognuna delle quali indica un momento di fioritura.

DSCN4653.jpgQuesta pianta, che è inserita nella danger list delle specie a rischio di estinzione, è famosa per la sua resina che al contatto con l’aria assume una colorazione rosso intenso chiamata appunto “sangue di drago”, la quale in passato era molto richiesta per le sue molteplici proprietà.

DSCN3947Questa resina era conosciuta fin dall’epoca dei romani per le sue proprietà medicinali come cicatrizzante e fu sempre trattata anche dai popoli asiatici e africani che la utilizzavano pure per l’imbalsamazione; inoltre veniva impiegata come colorante e sembra che il suo utilizzo come laccante per legno avesse ottimi risultati (veniva utilizzata pure per i violini Stradivari!).

DSCN4428.jpgAl fatto che la resina fosse davvero sangue di drago credevano solo alcune bambine pastorelle dai lunghi abiti colorati, che cercavano di vendere ai turisti delle collanine dalle palline di resina rossa rappresa.

yemen-landscape.jpgNella parte interna dell’isola, attraverso gli altopiani dei Monti Haggeher, i fuoristrada si arrampicano in profondi canyon dalle ripide salite e improbabili discese sterrate a tratti impercorribili, immerse in uno scenario immutato da millenni popolato da fotogeniche colonie di alberi Sangue di Drago, Alberi Bottiglia e alberi dell’incenso. In fondo ad uno dei tanti canyon dell’isola, immersi tra i boschi di alberi bottiglia in fioritura, vi sono  alcune piscine naturali dai verdi specchi d’acqua dove poter fare un bagno rinfrescante. DSCN4517.jpgQueste piacevoli pozze d’acqua sono generate da un piccolo torrente d’acqua dolce che da vita a oniriche oasi di palme, presidiate da colonie di innocui capovaccai (o avvoltoi egiziani? Difficile dirlo) dall’aria vagamente addomesticata.

DSCN4545.jpgTra le tante spiagge sconfinate, Qalansiyah Beach rappresenta la massima espressione della maestosità e bellezza selvaggia dell’isola.

Detwah LagoonQuesta spiaggia dalle dimensioni pazzesche, che si trova nella Detwah Lagoon, si presenta vergine, senza alcuna presenza dell’uomo, popolata da migliaia di uccelli marini e granchi che zampettano sulla sua soffice sabbia di borotalco che lambisce un mare cristallino dalle svariate tinte di azzurro.Qalansiyah Beach .jpgSenza temere confronti, Qalansiyah Beach con il suo ineffabile fascino può essere certamente annoverata nella top ten delle spiagge più belle al mondo.

Qalansiyah Beach .jpgOsservarla dall’alto di una altura posta ad uno dei suoi estremi equivale a rivivere un gigantesco dipinto, interrotto solo dal vento che sferzando riporta lo spettatore ala realtà per qualche istante soltanto, per poi rituffarlo nell’incredibile visione.

DSCN4914.jpgUn’altra spiaggia molto suggestiva era Delesha Beach con la sua alta e incredibile duna bianca che il vento ha spinto fino in prossimità della vetta del monte alle sue spalle, creando un effetto ottico davvero  inconsueto.

Delesha BeachDall’alto di questa pazzesca lingua di sabbia bianchissima che contrasta col colore dell’arido paesaggio circostante, si possono ammirare splendidi panorami della costa.

DSCN5432.jpgProbabilmente per una particolare inclinazione dell’asse terrestre in quella stagione e grazie all’assenza di luce artificiale, al calar del sole a Socotra si possono ammirare fantastici tramonti e crepuscoli.

socotra-yemen.jpgCome nella parte continentale dello Yemen, nell’isola di Socotra i colori sono molto accesi e le tonalità variano dal giallo ocra all’arancio, mescolandosi in pazzesche sfumature di rara bellezza, per poi spegnersi nell’oscurità di crepuscoli dalle suggestive striature viola cardinale.

DSCN5367.jpgMentre guardavo l’isola pervasa da un’atmosfera fuori dal tempo, per l’ultima volta dal finestrino dell’aereo, mi chiedevo per quanto ancora essa potesse resistere alle avances dei facili guadagni di un turismo internazionale di massa, sempre più alla ricerca disperata di luoghi sconosciuti per fare business.

yemen childrenCon l’auspicio che questa ipotesi si potesse realizzare il più tardi possibile, chiudevo gli occhi per un veloce pisolino e mi risvegliavo di lì a poco nell’aeroporto di Al-Mukalla.

Al-Mukalla

al-mukalla-yemenAl mio arrivo in aeroporto, un nuovo autista/guida era lì ad attendermi con un cartello con indicato il mio nome. La città di Al-Mukalla è una cittadina portuale situata sulla costa nella parte orientale del paese.

2011_01060907Grazie al mare, Al Mukalla ha mescolato le proprie usanze a quelle di altre culture, diventando una cittadina frizzante, dall’atmosfera esotica, assai differente dalle città yemenite già visitate.

Anche se non è irresistibile, la parte antica della città, con le sue case bianche con le finestre intagliate in legno azzurro, presenta in alcuni angoli ricordi di Stone Town a Zanzibar e di qualche città della costa tunisina.

2011_01060844Dalla Corniche, ovvero la strada panoramica che si dilunga sul lungomare, con una comoda passeggiata si possono scorgere dei piacevoli panorami.

2011_01060848Osservando la baia che si illumina al tramonto, mentre le ultime barche fanno rientro dalla giornata di pesca e alcuni ragazzi giocano al pallone in un campetto, il profilo della città si staglia con la sua ombra.

2011_01060834.jpgDurante le ore serali, prende vita un vivace mercato dove si vende un po’ di tutto: frutta, ortaggi, spezie, incenso, articoli in pelle, pesce essiccato, gioielli, cibo take-away, etc.

suq1.jpgCome da prassi turistica, il giorno successivo mi sono recato con l’autista ad una stazione della polizia per il rilascio delle consuete autorizzazioni di viaggio.

Mentre mi trovavo di fronte al comandante della stazione, venivo informato che in quel periodo la situazione in quell’area era piuttosto insicura e pertanto saremmo stati accompagnati dalla scorta armata per tutto il tragitto prestabilito fino a Seyun da dove poi mi sarei dovuto  imbarcare sul volo aereo che mi avrebbe riportato a San’a.

Appena usciti, i poliziotti armati che avrebbero dovuto scortarci, erano lì ad attenderci pronti a partire. Inizialmente, a causa dell’agitazione circostanziale che si era creata in quel momento, non avevo ben capito in quanti poliziotti e in che modo ci avrebbero scortati.

DSCN5605Qualche minuto più tardi venivo messo davanti al fatto che il nostro mezzo sarebbe dovuto esser stato scortato da una camionetta con a bordo ben cinque poliziotti armati di kalashnikov. DSCN5606.jpgNell’incredulità generale della scena, neanche fossi un personaggio politico di spicco, una pop star di livello internazionale o un importante magistrato in pericolo di vita, partivamo lungo la strada che costeggiava la costa meridionale del paese a bordo del fuoristrada del mio autista, tampinati dalla camionetta della scorta che ci seguiva passo passo.

DSCN5608.jpgDopo una deviazione attraverso una stranissima catena montuosa dalle rocce nere, la strada rientrava in una zona desertica dalle alte dune di sabbia sulla costa, fino ad arrivare al villaggio di pescatori di Bir’Ali famoso tra la comunità di viaggiatori per la sua splendida spiaggia.

Bir’Ali

BIR'ALI-YEMENIn  questo villaggio costruito in pietra c’è un bel mercato del pesce mattutino che si affaccia su una spiaggia bianca con di fronte un mare azzurro popolato da dozzine di piccole imbarcazioni colorate.

In cielo volteggiano migliaia di uccelli marini che si tuffano a raccogliere le budella dei pesci appena scuoiati gettate dai pescatori.

La sua celebre spiaggia, che dista circa un paio di kilometri dal villaggio, è davvero straordinariamente bella. DSCN7971Questa onirica e deserta lingua di sabbia bianca è dominata ad una delle sue estremità, da un montagna nera di origine vulcanica.

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Il mare circostante è di tutte le tonalità dell’azzurro e il ripetuto affiorare di rocce nere che contrastano con il bianco abbagliante della sabbia, rende il luogo eccezionalmente unico.

DSCN8032Alle spalle della spiaggia, confondendosi tra l’arso paesaggio circostante, il triste abbandono delle strutture in legno, fango e paglia, che una volta servivano per i turisti, è la testimonianza tangibile di quanto il paese fosse in difficoltà in quegli anni nel garantire la sicurezza ad un turismo internazionale che l’ha bollato e inserito nella lista nera dei paesi a rischio dove poter intraprendere un viaggio.

DSCN5742Inerpicandosi per pochi metri sulla montagna di roccia lavica che si innalza dal mare, si possono ammirare meravigliosi panorami del perimetro della baia a mezzaluna sottostante, mentre uno sbalorditivo tramonto con una palla del sole incredibilmente immensa si immerge lentamente tra le dune di sabbia e la falesia di un monte all’orizzonte. E’ così che a Bir Ali cala il sipario su uno scenario naturale indimenticabile.bir-ali-yemen.jpgDopo una cena frugale in una sottospecie di ristorante del villaggio con tutta la mia truppa al seguito, nonostante le perplessità del mio autista, sulla scia dell’emozione di avere tutta questa infinita spiaggia tutta per me, decidevo di pernottare in sacco a pelo all’interno di una fatiscente catapecchia abbandonata ai margini della spiaggia, sotto la vigile guardia di due poliziotti armati che dormivano sopra due lettini di paglia adagiati sulla sabbia, mentre tutti gli altri decidevano di dormire in auto.

DSCN7927.jpgAbbandonata a malincuore la spiaggia, dopo una manciata di chilometri avevamo iniziato a salire a bordo del fuoristrada sul grande vulcano che dominava tutta la zona: al suo interno l’acqua aveva formato un grande lago.

BIR'ALI-VOLCANO

Dalla sommità, mentre il vento sferzava intensamente cambiando repentinamente direzione, si può osservare un panorama stupefacente del profilo del litorale costiero, immerso in un ambiante arido quasi lunare, punteggiato di rocce vulcaniche.

DSCN8125All’orizzonte, appannato dall’effetto dell’afa, si può invece intravedere il villaggio di Bir’Ali con il suo porticciolo e le barchette che dall’alto sembravano davvero minuscole.

DSCN8051.jpgQuesto luogo, forse grazie alla posizione isolata in altura, rendeva i poliziotti più affabili e sorridenti, i quali si divertivano a farmi imbracciare uno dei loro kalasnikov per poi scattarmi delle foto a ripetizione.

Wadi Daw’an

La zona che si snoda attraverso il Wadi Daw’an che non è alto che la diramazione più bella del più grande Wadi Hadramawt.

Wadi Daw’an.jpgIl  wadi si trova generalmente nelle zone desertiche ed è il termine con il quale s’identifica il letto di un fiume o torrente, che scorre con il suo corso d’acqua  in un grande canalone o canyon.

DSCN8275.jpgQuesti torrenti, trovandosi in zone aride, sono a carattere temporaneo e in genere si possono ammirare con il corso d’acqua in secca, ma in caso di forti piogge possono riempire il loro alveo molto rapidamente, trasformandosi in  delle vere e proprie bombe d’acqua e causando delle inondazioni lampo.

DSCN8271.jpgValicando la strada che passava sull’altopiano, dopo una salita tra tornanti da capogiro, si possono ammirare straordinarie vedute del sottostante wadi e sul villaggio di Haid Al-Jazil, incredibilmente arroccato su un blocco roccioso a circa 150 metri d’altezza, quasi da sembrare una surreale isola sospesa per aria che fa da guardiana sulla rigogliosa vallata inferiore, incanalata nel profondo canyon.

Questo villaggio lungo la via dell’incenso, che sembra uscito da una carta di Magic, fu costruito in altura in modo da evitare eventuali fenomeni alluvionali che si potevano registrare nella stagione delle piogge e per poter sfruttare maggiormente queste fonti d’acqua non permanenti.

DSCN8292.jpgI suoi edifici, che contano più di 500 anni, sono costruiti con mattoni di fango. Solo il continuo restauro da parte degli abitanti ha permesso alle abitazioni di reggere all’erosione delle piogge.

DSCN8298.jpgPoco oltre, mentre la strada scende costeggiando su un lato una parete del wadi si può scorgere il villaggio di Al-Khurayba che, a differenza di tutti i villaggi visti fino a quel punto, presentava alcuni edifici colorati.

where's bin laden born2Al-Khurayba, che sembra essere il paese d’origine degli antenati della famiglia di Bin Laden, è famoso per il palazzo con quadrati di tutti i colori fatto costruire da un facoltoso uomo d’affari saudita il quale costruì in questo luogo diverse infrastrutture tra cui strade, scuole ed ospedali.

where's bin laden bornProseguendo lungo la strada dentro il wadi, s’incontrano diversi villaggi di fango dall’aria quasi abbandonata che si snodano lungo il corso del fiume in secca. Tra i più grandi, merita una sosta il centro abitato di Sif  con le caratteristiche case colorate color pastello e il suo quartiere antico appollaiato su uno sperone di roccia.

sifIl più scenografico ed imponente di questi villaggi, è l’antico insediamento di Al-Hajjarayan , il quale con le sue caratteristiche case in adobe (mattoni di argilla o fango mescolati a paglia ed essiccati al sole)  era aggrappato al lato di una parete rocciosa.

DSCN8474.jpgDi qui in avanti termina il Wadi Daw’an che lascia spazio al più ampio Wadi Hadramawt che si estende per circa 170 km di lunghezza ed ha una larghezza che varia da 1 fino a 11 km.

Dopo aver superato i microvillaggi dall’aria quasi abbandonata di Ajerin e Hawra costituiti da uno sparuto gruppetto di caratteristiche abitazioni in adobe con le classiche piccole finestre arabe in legno consumate dal tempo, il wadi inizia ad estendersi in fertili vallate.

All’improvviso appare all’orizzonte, innalzandosi dalla sabbia del deserto con i suoi lunghi grattacieli,  la celeberrima e sensazionale Shibam Hadramawt.

Shibam Hadramawt

Shibam-HadramawtQuesta incredibile città definita la “Manhattan del desertoper i suoi alti grattacieli dell’antichità, che in alcuni periodi storici ha ricoperto il ruolo di capitale del regno dell’Hadramawt, fu inserita nella lista dei beni patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel lontano 1982 come esempio dell’eccellenza urbanistica  nella costruzione verticale.

DSCN8580Marcato a vista da un poliziotto armato che aveva l’ordine di seguimi passo passo per tutta la mia visita,  varcavo le mura del XVI secolo di Shibam attraverso una bella porta d’accesso con affissa in alto la gigantografia dell’allora Presidente.

DSCN8718.jpgQui si apre una piccola piazzetta (midan) gremita di uomini che bevevano il chai, fumavano la shisha o giocavano a domino seduti per terra a gambe incrociate su grandi tappeti attempati.

Shibam HadramawtAl suo interno, i suoi 500 torreggianti edifici in fango e paglia (adobe) variano nelle altezze, arrivando a contare anche otto o nove piani.

DSCN8750Tra gli elevati palazzi di Shibam, che praticamente fanno ombra a tutte le ore del giorno, s’insinuano semideserte stradine di sabbia che regalano una strana atmosfera silente, a tratti dormiente.

Lungo le arterie principali impolverate, nugoli di ragazzini giocano scherzosamente mentre alcune caprette solitarie gironzolano senza meta nell’intricato labirinto di vicoli della città.

DSCN8599Qua e là si aprono ampie piazzette che mettono in luce le peculiari porte in legno delle case pregevolmente scolpite e  le caratteristiche piccole finestre traforate.

DSCN8686.jpgImpossibilitato a visitare le varie moschee di Shibam in quanto non di fede musulmana, scrutavo tra le sedicenti botteghe di antiquariato sparse per le sue vie, dove al loro interno si potevano osservare giovani ragazzi che tessevano tappeti con l’ausilio di vecchi telai tra gli svariati oggetti impolverati in esposizione, tra i quali si potevano ammirare le famose antiche serrature in legno dall’ingegnoso marchingegno per le operazioni di chiusura e apertura, pugnali, ceste, tamburi, cassapanche, collane in argento e vecchi portaincenso in legno.

yemen-womanSorpassato un polveroso campetto da calcio che si estende appena fuori dalle mura di cinta del centro abitato, dall’alto di un cucuzzolo collocato in un piccolo sobborgo posizionato di fronte all’antica cittadina, si può ammirare un sensazionale panorama integrale della città e dell’altopiano posto alle sue spalle.

Questo rato spettacolo muta lentamente, cambiano sembianze i colori dei palazzi e del paesaggio circostante, a causa di uno tra i mille meravigliosi tramonti yemeniti. DSCN8765.jpgLa regione dell’Hadramawt oltre ad aver ricoperto in passato un ruolo centrale nella commercializzazione dell’incenso, è conosciuta per il suo miele che a detta degli yemeniti sarebbe  il migliore al mondo.

DSCN8711.jpgTra le diverse qualità di questo miele, che all’assaggio presenta una solidità molto compatta e caramellosa, differente dalle tipologie  al quale siamo generalmente abituati noi europei, quella migliore proveniva esclusivamente dal polline dell’albero sidr la quale vantava dei costi proibitivi  che si aggiravano intorno ai 50 $ al kilo.

Il miele yemenita, oltre che per le sue proprietà nutrizionali viene ancora utilizzato dalle tribù  per siglare un accordo ufficiale o nelle pratiche di medicina empirica, tanto che mescolato ai semi di carota sembrerebbe acquisisca efficaci qualità afrodisiache.

Come nell’antichità, questa attività è tutt’oggi svolta da apicoltori nomadi che in passato trasportavano di notte da una valle all’altra gli alveari in legno a dorso di cammello per permettere alle api di lavorare nelle ore diurne.

Shibam HadramawtNel transitare attraverso le fertili valli del wadi si possono scorgere dai finestrini dell’auto le famose Streghe dell’Hadramawt al lavoro nei campi o mentre pascolano i loro animali.

Streghe dell’HadramawtL’appellativo accollato a queste donne, deriva dal caratteristico cappello di paglia conico (detto madhalla), che indossano insieme alla tunica integrale nera nella quale sono tipicamente avvolte le donne yemenite.

Streghe dell’HadramawtSembrano streghe, è vero. E invece queste donne dall’animo indomito, si dedicano generalmente alla pastorizia e al lavoro agricolo. Come streghe tuttavia, non amano essere immortalate ed arrivano a scagliare sassi contro le macchine che accostano sporgendo i propri obiettivi fotografici. Per questo motivo le Streghe dell’Hadramawt erano diventate elemento di litigate interminabili  con il mio autista che con -forse- eccessiva prudenza non si voleva mai fermare.

Comprendere la reale condizione delle donne in uno dei paesi arabi più tradizionalisti, ostaggio delle proprie abitudini e regole tribali che muovono i fili di uno stile di vita arcaico da millenni, è un po’ complicato.

DSCN8889.jpgIn ogni modo, nonostante i matrimoni siano tutt’oggi combinati e il grado di alfabetizzazione sia molto più basso rispetto all’universo maschile, al contrario di quanto noi occidentali siamo generalmente portati a pensare, approfondendo vari argomenti attraverso resoconti letti qua e là, si evince che il velo integrale portato dalle donne yemenite fosse un atto volontario per appiattire tutte le diversità e uno strumento per difendersi dal mondo di fuori.

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Tarim

Proseguendo lungo l’ampia strada nel cuore dell’Hadramawt, si arriva alla città di Tarim.

tarim.jpgQuesta città fu l’antica capitale della regione e un importante centro per gli studi islamici, tanto che all’apice del suo periodo aureo vantava ben 365 moschee, quante i giorni di un intero anno. La cittadina si presenta come un’alternanza di classici edifici in adobe sgarrupati e palazzi colorati ben conservati dal vago aspetto europeo.

tarim.jpgQueste sfarzose residenze furono costruite dagli abitanti che lasciarono la città nel secolo scorso per emigrare all’estero e che dopo aver accumulato fortune rientravano in patria.

Il massimo esempio di questi sontuosi edifici è l’Al-Kaf Palace costruito per volere dell’omonimo sceicco che fece fortune nel passato nel Sud-est asiatico.

Al-Kaf-Palace

Questo palazzo dal glorioso passato rappresenta la sintesi di un miscuglio di stili; al suo interno si presenta quasi in rovina ed escluso qualche pezzo d’antiquariato o qualche foto dell’epoca d’oro della città appesa al muro, il resto delle stanze è completamente vuoto.

tarim.jpgDalle caleidoscopiche finestre dai vetri colorati, tuttavia, si vede la città con un tocco di magia.Al-Kaf-Palace

Ben visibile da qualsiasi angolo della città e riprodotta anche sulle banconote come uno dei simboli del Paese,  la bianca Al-Muhdar Mosque (non visitabile all’interno per i non musulmani), svetta in cielo con il suo altissimo minareto (il più alto dell’intero Yemen).

Ai margini della moschea si entra nel suq ospitato in un’ampia piazza circondata dai classici palazzi in mattoni di fango.

Nel mercato, che si presenta più ordinato di tanti altri visti durante il viaggio, oltre ai soliti prodotti ortofrutticoli, vi sono tante bancarelle che vendono pesce fresco ed essiccato.

Ripercorrendo parte dello stesso tragitto effettuato in provenienza da Shibam, ci eravamo fermati per visitare la città di Sayun, ultima meta del viaggio prima di far rientro a San’a.

Sayun

sayun3Questa bella città, capoluogo della regione dell’Hadramwt, è dominata dallo stravagante Sultan Palace, un grandioso palazzo del XIX secolo costruito a scopo difensivo e trasformato dal sultano del tempo in palazzo residenziale negli anni venti del secolo scorso, situato in posizione troneggiante sulla piazza principale della cittadina.

sayun1L’immenso palazzo accieca con il suo biancore, contrastato solo dalle finestre in legno scuro a griglie traforate. sayun1.jpg

Queste griglie nelle finestre dette mashrabiyya, che si possono ammirare anche in qualche casa di San’a o Shibam, rappresentano un dispositivo di ventilazione sovente utilizzato nell’architettura tradizionale araba, che accelera il passaggio del vento attraverso i fori.

Questo effetto viene accompagnato con il contatto di piatti riempiti d’acqua o di superfici umide, in modo da diffondere un senso di freschezza all’interno dell’ambiente abitativo.

Ma le strette griglie di legno intarsiato che “decorano” le finestre, le logge e i balconi di tutto lo Yemen, oltre che di Sayun, non servono soltanto ad aerare gli ambienti, ma, piuttosto, a salvaguardare le donne da sguardi indiscreti, permettendo a coloro che si trovano all’interno di osservare l’esterno, senza essere visti.

Questo maestoso palazzo abbagliante -e le sue 90 stanze- è oggi adibito a museo. Al suo interno si possono ammirare una bella collezione di foto in bianco e nero scattate dai viaggiatori degli anni ‘30 e diversi reperti scovati nell’Hadramawt a testimonianza dei secoli di storia di questa regione.

suq-yemenA pochi passi dal grande palazzo, tra fatiscenti palazzi in adobe miracolosamente non ancora crollati, ci si può immergere nel divertente vecchio suq, tra vocianti venditori di cereali, botteghe di dolciumi, negozietti che vendono il carissimo miele yemenita e abili venditori di frutta che si esibivano nelle vesti di abili giocolieri.

DSCN9102

L’indomani, venivo accompagnato in aeroporto dall’autista e dal filotto di guardie del corpo al seguito, i quali terminavano i loro compiti di accompagnamento e sorveglianza.

Dopo i quasi commossi saluti di rito a riprova del buon rapporto di convivenza e di reciproco rispetto che si era instaurato con tutti, con un breve volo lasciavo definitivamente l’intrigante Hadramawt e rientravo a San’a per l’ultima volta.

yemen-childrenMentre mi trovavo in volo mi ero soffermato a riflettere su una frase attualissima di P.P. Pasolini letta su una guida su questo magnifico Paese che fu la culla di antiche grandi civiltà che hanno lasciato immutati stili architettonici e culturali difficilmente ritrovabili in altre parti del mondo:

«Lo Yemen architettonicamente, è il paese più bello del mondo. Sana’a, la capitale, è una Venezia selvaggia sulla polvere senza San Marco e senza la Giudecca, una città-forma, la cui bellezza non risiede nei deperibili monumenti, ma nell’incomparabile disegno… è uno dei miei sogni occuparmi di salvare Sana’a».

Con ancora questa frase perfetta ad occuparmi, rimbombando, la mente, passavo quell’ultima giornata, che avrei voluto infinita, tra i palazzi e i mercati di San’a.

DSCN3539San’a mi riempiva gli occhi e il cuore di quelle immagini e atmosfere fuori dal tempo che mi avevano accompagnato in ogni angolo lungo questo viaggio tanto meraviglioso quanto indimenticabile, nella terra delle Mille e una Notte….

Arrivederci Yemen ….  ci rivedremo presto ….. Insha’allah!

sayun

Carlos Castaneda ci ha detto più volte che esiste un solo tipo di viaggio: quello sulle strade che hanno un cuore.
 
Nicola le ha trovate queste strade. Percorrono una delle terre più calde del pianeta, collegano grattacieli fatti di fango e paglia, trasportano gli inventori dell’algebra, vengono ripetutamente bombardate e parlano a stento l’inglese. Ciononostante, percorrendole, si scopre che “un sorriso vale come una parola magica, vale molto più di tante risposte”.
 
Sono le strade che attraversano lo Yemen: la poesia araba più bella.
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2 pensieri su “YEMEN

  1. Si percepisce che hai il morbo di Ulisse , E che hai lo spirito del viaggiatore, che memorizza suoni gesta e colori, che poi sa raccontare facendoli rivivere a coloro che ascoltano.
    Questo che ho letto è uno splendido diario di viaggio.
    Sono stato in Africa la prima volta che avevo 16 anni, ed ogni volta successiva è sempre stata una acoperta , ma debbo dire che in trent’anni, in diversi paesi ho solo visto peggiorare la situazione…la scelta la possibilità di cambiare spetta a quei bambini che hai fotografato .

    Piace a 1 persona

  2. GRAZIE ARIA DI BOSCO PER IL GENTILE OMAGGIO TRASMESSOCI….. NONOSTANTE FOSSE PASSATO UN PO’ DI TEMPO DA QUEL BELLISSIMO VIAGGIO, MARTRIPBLOG HA VOLUTO FAR CONOSCERE A TUTTI IL LATO PIU’ BELLO DI UN PAESE DI RARA BELLEZZA COME LO YEMEN, PURTROPPO OGGI MARTORIATO DA UNA CRISI UMANITARIA FIGLIA DI UNA GUERRA SENZA UN SENSO ….CHE ALTRO DIRE DI QUESTO VIAGGIO INDIMENTICABILE??? E’ BASTATO PRENDERE IN MANO LA PENNA, CHIUDERE GLI OCCHI E IL FILO DELLA MEMORIA HA FATTO VELOCEMENTE IL RESTO…. PURTROPPO, CONDIVIDO IL FATTO CHE CON IL PASSARE DEL TEMPO LE COSE STIANO PEGGIORNADO UN PO’ OVUNQUE… MA NON PERDIAMOCI D’ANIMO ….QUALCOSA POTREBBE ANCORA CAMBIARE IN MEGLIO….
    TI ASPETTIAMO ANCORA QUI A LEGGERE TUTTE LE AVVENTURE DI MARTRIP

    UN ABBRACCIO
    Nicola

    Mi piace

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