CUBA

Il paese dell’invento

di Martina Fortunati

con una parola che di per sé spiega Cuba e che ho preso in prestito da una bellissima conversazione con Nicola Battaglioni: l’invento.

20161118_172101
A Cuba utilizzate i taxi colectivos per spostarvi, sono di gran lunga il miglior mezzo per rapporto qualità prezzo. Gli autobus Viazul, più economici, sono troppo spesso soggetti a ritardi e imprevisti, mentre le auto a noleggio sono piuttosto care in alta stagione.
itinerario-cuba-classica
SINE QUA NON: VISTO (presso Ambasciata di Roma, Viceconsul a Milano o online www.ufficiovisti.com) ASSICURAZIONE SANITARIA (la più bassa presso worldnomads).

A volte diciamo, degli eventi, che ci hanno cambiato la vita.

Siccome a me non era ancora successo, ero arrivata a pensare che non potesse accadere più. Poi, ho incontrato Cuba.

Cuba ha rovesciato tutte le mie teorie vincenti e, distruggendo la mia ideologia, mi ha fatto comprendere che ne avevo una e la tenevo nascosta nel fondo del mio zaino.

Cuba. Più che un’isola è un continente. Cuba a cui ogni viaggiatore appiccica la sua personale comprensione. Cuba e il mare più cristallino che abbia mai visto. Cuba e l’Oceano più proibito in cui mi sia bagnata.

20161108_180511
Cuba e i suoi diversissimi quartieri. Cuba e la povertà che vive al Centro. Cuba: un luogo per nostalgici, rivoluzionari, comunisti, puttanieri, romantici, profittatori, sprovveduti, amanti del sole e del mare, della musica e del ballo per …

Hanno tutti ragione. Non io. Perché io, partita sulle tracce della Rivoluzione, Cuba non l’ho capita.

DSC_0339.jpg

Non ho capito perché il bellissimo autista di una gloriosa e rattoppata Dodge azzurra avesse acquistato la mano di una ragazza equadoregna per scappare in una nazione più povera, ma più libera;

non ho capito la signora che mi ha fermato per farmi sfogliare con mano la carestia alimentare travestita da libretto di razionamento: quattro polli al mese per una famiglia di otto persone,

non ho capito Dimitri, il suo nome caraibico e la sua laurea in ingegneria meccanica, che ha lasciato un posto da docente universitario per guadagnare di più: ora fa la guida turistica,

non ho capito il racconto orgoglioso di Alvaro: 34 anni, 10 ore al giorno di lavoro per 35 dollari mensili e 4 dollari al giorno per accedere ad una spiaggia per me libera, un grande poster di Castro sul parabrezza e una qualche forma di anestesia: mi parlava della rivoluzione come se fosse la sua.

dsc_0338

Non ho capito e così anche io ho vagato per La Habana di Fidel in cerca della rivoluzione. E siccome non avevo capito sono rimasta delusa nello scoprire uno dei contrari della rivoluzione: l’adattamento.

DSC_0322.jpg

Il popolo cubano non è Fidel e non è Che Guevara, mi dicevo, anche se crede di specchiarsi nelle loro immagini ai bordi di tutte le strade. E l’uguaglianza in salsa cubana che tanto mi ha fatto sognare è stata in realtà solo un fatto formale, come racconta Yoani Sánchez, la bloguera cubana di Generacion Y.

20161108_162543_001

Cuba è prima di tutto una popolazione che si rende conto delle proprie precarie condizioni, ma più che reagire si adegua agli scarni residui di una rivoluzione che non ha più nulla da dire.

la-patriagrande
Solo confrontando le strade di Cuba con quelle europee esperirete la differenza reale tra propaganda e pubblicità

Ma Cuba, Cuba ci balla su e si inventa ancora un altro modo per dissimulare.

Io non l’avevo capito che era questo che dovevo adorare di Cuba, nei giorni in cui tutto può cambiare, nei giorni in cui tutto è possibile; anche che i cubani inizino a tralasciare la salsa e il mojito sul Malecòn, per cominciare a stramaledire a voce alta il proprio governo. Nell’anno, dunque, della morte di Fidel Castro

E’ per tutta questa mia mancata comprensione che Cuba, il paese dell’invento, mi ha spezzato il cuore.

lahabana

Non subito, ovviamente. Perché anche io ho ampiamente goduto di quel paese dei balocchi che, non “in tutto e per tutto”, ma in modo piuttosto schizofrenico, Cuba è davvero.

20161117_110902.jpg

Per tutti questi motivi vi invito a viaggiare Cuba con spensieratezza, perché è la spensieratezza portata al limite è il prodotto tipico del paese.

La Salsa dal vivo, il mojito, le spiagge bianche, il mare perfetto … sono solo gli accessori dell’inventare qualcosa per andare avanti, tipico del paese dell’invento.

cuba-che-cambia

Come dicevo prima, tutto può cambiare e tutto sta cambiando e non mi riferisco ai resort che costellano la costa da molto prima che morisse Fidel Castro e non mi riferisco ai McDonald’s che da anni ed anni hanno potenti rivali a Cuba.

Io mi riferisco all’invento: se volete assaggiarlo partite, partite adesso!

20161113_124036.jpg

Havana Airport e la strada per il centro

«L’hostess ci disse “ci avviciniamo all’Avana”,
“le palme, le palme!” gridò qualcuno, pareva che dicesse “mamma!”

i ballerini del balletto cubano, come grosse farfalle,
si agitarono contro i vetri degli oblò

La conga de Fidel
Nazim Hikmet, 1961

Come mi ha spiegato il mio ex coinquilino Mike, che ora vive a L’Avana: resolver è uno dei verbi più utilizzati a Cuba. Appena atterrati ne avrete una bella dimostrazione.

L’Aeropuerto Internacional José Martí è la prima vera esperienza cubana. Non dovrete farvi scoraggiare dalle ore che trascorrerete al suo interno, in ostaggio tra carrelli, scatoloni di prodotti elettronici americani (che chissà poi dove se la mettono, tutta quella elettronica, visto che poi in giro non si trova nulla) e blocchi improvvisi (ma duraturi) dei tapis roulant.

«Non sanno come gestire questo picco turistico improvviso», sentivo sussurrare da tutti i miei vicini di fila. Neanche loro avevano capito che quello sbarco all’Avana rappresentava il primo assaggio dell’INVENTO.

20161107_073556

I Cubani non sanno ma riescono a gestire qualsiasi situazione, ci vuole solo un po’ di pazienza ben ripagata: all’uscita vi aspetterà il primo viaggio su un’auto che anche se «La Cadillac non aumenta il benessere del Paese» (cit. Fidel Castro), contribuisce al vostro essere elettrizzati da questo arrivo.

La Habana

DSC_0415.jpg

Ancora a bordo della mia almendrón -(grande mandorla), come sono denominate le auto d’epoca presenti a Cuba, per le loro dimensioni e forme-, percorro la strada che mi porterà alla mia casa particular e penso che è tutto vero. L’Avana supera per bellezza e struggimento qualsiasi foto ben riuscita e qualsiasi ritratto.

20161107_065535.jpg

E’ coloniale, ma decadente; è colorata, ma impolverata; è allegra: un’allegria di naufragio. L’Avana è diversa.

Un’alterità non facilmente riconducibile alla sola assenza di consumismo dovuta al bloqueo (l’embargo) e nemmeno all’assenza di speculazione edilizia tipica di tutte le città del sud.

L’Avana lascia il semplice turista sconvolto come solo un’altra volta mi era capitato: in India. La differenza è che a Cuba e al suo invento ci si abitua con pigrizia, appena entrati.

20161107_070240.jpg

Entrare a Cuba è come sbirciare nella cinepresa di un film anni 50, anche se sembra impossibile che un film possa essere stato girato qui. Perché all’Avana sembra impossibile pensare di essere in Occidente. Perché all’Avana non ci sono videoteche. E perché :
librerie-havana

L’animo occidentale dell’Avana tuttavia si scopre in tutta la sua grazia una volta raggiunto il luogo migliore della città: il lungomare.

  1. Il Malecon dell’Avana è IL Lungomare.

malecon

Qualcosa che voi non avete mai visto, per quanti lungomare possiate avere visto.

Il Malecon è glorioso. Il Malecon è vivo. E per quanto abbia subito le offese del tempo, esso è maestoso.

cubamalecon

Non so se sia l’Oceano che continua a sferzarlo, non so se siano, ancora una volta, le auto che scorrono senza occuparlo mai del tutto, i fatiscenti edifici -che finalmente ho capito cosa significa davvero la parola fatiscente- oppure

1a. la neo riaperta ambasciata degli Stati Uniti d’America, che si intravede appena dietro le 138 aste da bandiera…

ambasciata-amerigana
Quella che si intravede sulla sinistra, coperta dalle numerose e altissime aste per bandiera è l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America a Cuba. Riaperta nel 2015, l’Us Interest Section è presente a Cuba dagli anni 80, ma quando gli Stati Uniti elessero Bush presidente, il regime cubano cercò un modo per rendere questa rappresentanza “imperialista” meno visibile. Oltre alle 138 aste da bandiera – numero non casuale, visti i 138 anni di conflitto USA/CUBA- i cubani costruirono l’adiacente Tribuna anti imperialista.

Probabilmente sono le persone che lo popolano giorno e notte.

Vero è che sul Malecon vorreste restare ad infinitum e che per quanto siano belle le spiagge e le cittadine sparse in tutta Cuba, questo luogo inizierà a mancarvi immediatamente.

DSC_0398

Credo che il mal di Caraibi non mi abbia sfiorato mai l’anima, ma il male di Malecon, quello sì, quello subito.

Se il vostro viaggio a Cuba partirà dalle sponde in muratura dell’Oceano Atlantico, l’Avana non potrà che piacervi da impazzire.

E poi, subito dopo, c’è 2. l’Habana Vieja, il perfetto quartiere coloniale e centrale a misura di turista; quel puntino in cui andrete a prendere una botta di relax e una boccata di Cuba storica, quando la vera Cuba contemporanea vi avrà fatto girare la testa e magari anche venire la nausea.

dsc_0346

Allora potrete visitare la Cattedrale e la sua piazza, la chiesa di San Francesco da Paola e la sua piazza in riva all’Oceano, la Camera Oscura (un osservatorio panoramico sull’Avana) e la sua piazza, la Bodeguita del Medio, dove si parla tanto di Haminguay e si sente tanto il sapore di Cuba e il Floridita, dove esiste davvero il migliore daiquiri del mondo.

E poi, non ultima, la mia preferita tra le piazze di Cuba: 2a. la Plaza de Armas, che non supporta descrizioni, ma solo visioni.

plaza-de-armas

E’ qui che anche il più grande tra i detrattori di Fidel e il più critico tra gli studiosi della revolucion diventa, magicamente, un fan sfegatato della patria e del movimento del 26 di Luglio.

Noi, ovviamente, abbiamo comprato di tutto; dai poster di Fidel, che ora aleggia minaccioso nel corridoio antirivoluzionario di casa nostra, all’album di figurine della rivoluzione.

Dopo aver messo una bella spunta vicino ai posti che sognavate con la guida in mano, date un’occhiata alle bodegas di Calle Obispo, Obrapia e Oficios; luoghi antishopping e veri e propri ipomercati dove non potrete acquistare granché ma dove toccherete con mano cosa davvero non si mangia e non si compra a Cuba.

negozio-alimentari
Questo è un tipico ipomercato cubano.

All’interno delle bodegas si fatica a comprendere l’uso della doppia moneta, perché qui l’imminente passaggio al CUC (la moneta dei turisti) sembra impensabile.

Vivendo l’Avana da turisti voi utilizzerete solo CUC peso cubano convertibile e turistico, che vale circa 1 euro, ovvero 29 pesos cubani (alias moneda nacional: CUP).

Una volta entrati nelle bodegas, tuttavia, vi troverete in difficoltà nell’acquistare un’ananas o un mango con un 1 CUC. Sarà quasi imbarazzante comprare i frutti del razionamento con 1 CUC.

Dopo l’accoglienza calorosa che l’Avana Veja vi avrà riservato, l’incontro con 3. Vedado vi sembrerà una straniante.

bar-lucero-cuba
Il Bar Lucero. Per me, uno dei migliori bar di Cuba.

Vedado è il luogo in cui probabilmente deciderete di pernottare quando ne avrete abbastanza di Heminguay e di Cadillac.

hotel-habana-libre-storia
L’Hotel Habana Libre è stato costruito dagli Americani con il nome di Habana Hilton sotto il regime di Batista. Nel 1959 è diventato il qiartier generale di Fidel Castro che per tre mesi abità nella camera 2324.

Il fascino di Vedado non è immediato. Va cercato. Vedado è il quartiere residenziale in stile anni Venti e Trenta, il quartiere creativo e trendy, il quartiere che comprende, da una parte, grandi giardini e ville liberty e dall’altra 4. Plaza de la Revoluciòn.

E’ qui che si svolge la vita notturna di L’Avana ed è qui che troverete uno dei pezzi pregiati dell’avanguardia habanese: 5. la Fabrica de Arte Cubano: quattro piani di creatività ricavati da un’ex fabbrica di olio di arachidi dal musicista X – Alfonso.

fabrica-arte-cubana

La Fabrica è uno dei locali più unici che abbia mai visto. Museo d’arte, sala concerti, bar, club dance. Il lato negativo? Qui la vera Cuba si sente e si vede meno. Qual’è la vera Cuba? Quella che si muove a passo di salsa anche ai concerti metal.

Dove trovare la vera Cuba?

Io l’ho trovata al 6. Paseo de Martì (o del Prado), la prima sera, appena uscita dalla mia casa particular nel Centro Habana.

DSC_0331.jpg
E’ il ricordo più bello che ho dei miei giorni a l’Avana. Non tanto per i colori dei migliori palazzi coloniali, per le luci precarie della sera cubana o per l’aragosta degustata su un terrazzino. Non perché il Paseo termina con la vista del 7. Capitolio.

Quanto perché alle 8,00 p.m. di un qualunque martedì, passeggiando su questo viale, ho capito come dovevano essere i centri delle nostre città, prima che decidessimo di riservarli alle boutique. Essi ospitavano la parte migliore del nostro tempo libero e una delle più divertenti della nostra vita: si ballava, si mangiava, si rideva, si ascoltava la radio; i bambini giocavano e festeggiavano i compleanni. Si viveva. In strada. Nel centro, nel Centro Habana.

Se La Habana Vieja, il Centro Habana, il Vedado e il Malecon non vi fossero bastati, ci sono altri due luoghi da visitare assolutamente a L’Avana: Callejon de Hamel e Fusterlandia. Due opere di street-art atipica, perché, in questo caso, è l’intera via a farsi Arte.

callejon de hamel cuba8. Callejon de Hamel è una “strada d’arte” dovuta allo spirito creativo di Salvador González. Si trova in realtà nel Centro Avana, nella via omonima. Dal primo murales realizzato da Gonzales di tempo ne è passato ed ora Hamel è un centro di musica e danza oltre che di arte, il tutto, rigorosamente, afrocubano.

20161119_143139.jpg

Callejon de Hamel deve il suo nome all’ex trafficante di armi che prese sotto la sua protezione il quartiere di Cayo Hueso.

FUSTERLANDIA-CUBA9. Fusterlandia, invece, è un quartiere artistico realizzato dal pittore cubano naive José Rodriguez Fuster. Dopo aver fatto successo nel mondo per le sue opere pittoriche, grafiche e ceramiche, Fuster seguì un grande desiderio personale: realizzare un’opera pubblica sulla scia di Gaudì a Barcellona.

Fu così che, iniziando dal proprio studio nel quartiere un tempo molto povero di Jaimanitas, iniziò a decorare le case dei vicini, i cancelli e i muri, fino a trasformare la zona in uno dei luoghi più visitati dell’Avana.

E poi, alla fine c’è 10. Yulier P 15, l’artista degli spiriti oscuri che vi seguiranno in tutti i vostri itinerari a La Habana.

yuiler p

Proverete inquietudine, la prima volta che vi osserveranno. Poi, li riconoscerete come volti noti in una città sconosciuta.

La Baia dei Porci

E dopo La Habana, il mare. Potreste scegliere l’Oceano Atlantico, correre subito alla ricerca di un Cayo tranquillo in cui riposare, ma io vi consiglio di attendere ancora e dirigervi 200 chilometri a sud, per vedere uno tra i più bei volti delle spiagge cubane: quello bagnato dal mare dei Caraibi.

la baia dei porci

La Baia dei Porci (la Bahia de Cochinos) evoca, nella mente di noi stranieri, abbagliati dai manuali di storia, qualcosa che non troverete nei suoi due luoghi cardine: Playa Larga e Playa Giron. Alla Baia dei Porci non esistono veri e propri resti del famoso tentativo fallito degli esuli cubani – guidati dal comandante della CIA- di rovesciare il regime di Fidel Castro nel 1961, della famosa vittoria definitiva del pueblo o del regime di Castro.

playa-giron.jpg

Arrivare a Playa Giron e pensarla come il luogo in cui è stata organizzata un’operazione militare è come pensare a un paradiso pieno di fiamme.

E infatti, al di là del piccolo ma interessante Museo Giròn e dei ricorrenti manifesti celebrativi, niente vi distoglierà dall’acqua e dai suoi abitanti misteriosi.

bahia-de-cochinos.jpg

Playa Giròn e Playa Larga, come del resto la più lontana Maria la Gorda, sono le regine dello snorkelling cubano e aprono l’accesso al mondo sconosciuto del mare dei Caraibi.

Qui, la vita sottomarina si svela allo spettatore a pochi metri dalla spiaggia; più avanti, pesci colorati si nascondono nelle grotte coralline e nei curiosi fondali tempestati di gioielli viventi. Minimo requisito richiesto per farne parte: una maschera.

bahia-de-cochinos.jpg

Del resto, al di là delle reminescenze da manuale di storia che affiorano naturalemente in questo luogo, i “Cochinos” da cui prende il nome la Baia dei Porci non sono altro che i coloratissimi pesci che vi affiancheranno nelle vostre nuotate nel loro mare.

Sebbene Playa Giròn sia ancora selvaggia e scarsamente abitata, non perdetevi la animata Playa Coco, quattro palme sei mangrovie e un chiringuito e la splendida Punta Perdiz, i pesci tropicali avvistati senza nemmeno entrare in acqua.

A pochi passi da Playa Coco si trovano due ottime casa particular: Casa Lourdes & Wilma e Hostal Pepillo. Li raggiungerete facilmente facendo i nomi al vostro taxista colectivo.

playa-giron

Cienfuegos

Devo dire la verità: Cienfuegos non mi ha entusiasmato. E’ una cittadina ordinata, pulita senz’altro piacevole, ma, ecco, niente di più. Chissà cosa mi aspettavo, sentendo il suo nome altisonante…

Mi sono chiesta più volte se ad essa potessi appiccicare il termine “eleganza”, ma poi sapete com’è, gli italiani hanno un metro inarrivabile per l’eleganza.

Sicuramente è bene passarci, se non altro per passeggiare in Paseo del Prado, bere un cocktail su suo bel Malecon, conoscere qualche artista in centro o fare una capatina al Teatro Tomas Terry.

20161113_125733

Un giorno basta a Cienfuegos e io vi consiglio di dormire a Punta Gorda e cenare a Finca del Mar. Così forse la combinazione tramonto su un lungo mare di palme+ristorante a lume di candela+serata a teatro vi darà un assaggio di quella Parigi cubana che, ci scommetto la testa, qualcuno vi avrà nominato parlando di Cienfuegos.

cienfuegos

Se avete un giorno in più, vi consiglio una gita in giornata a Santa Clara, di cui vi parlerò nel viaggio di ritorno. Io, ho proseguito in direzione Trinidad: la magica Trinidad.

Trinidad

Trinidad è l’unico luogo di Cuba in cui non ho pensato all’invento e ai motivi che l’hanno fatto diventare così diffuso. Perché Trinidad mi ha conquistato immediatamente, togliendomi la possibilità di riflettere sui contro dell’isola.

trinidad.jpg

A differenza di Cienfuegos, Trinidad è esattamente come me l’aspettavo o meglio. Le case color pastello si susseguono guidate da strade acciottolate e accompagnate da calessi e trattori sonnolenti. I musicisti di strada intonano inni alla patria a ritmo di son, fondamento dei ritmi caraibici più ballati di oggi.

trinidad.jpg

Trinidad è semplicemente bellissima, allegra, sa di antico, è vero, quando l’antico viene rivisitato nel migliore dei modi.

Deve ringraziare la canna da zucchero, Trinidad, per l’aspetto che ha oggi: i proprietari delle piantagioni, infatti investirono gran parte dei loro guadagni nella costruzione dei palazzi sontuosi e coloniali che oggi possiamo ammirare e che l’Unesco protegge dal 1988. La città ha ricevuto infatti una doppia fondazione; la prima, nel 1514, ad opera del conquistador Diego Velasquez, la seconda, all’inizio dell Ottocento, con il boom della coltivazione della canna da zucchero.

trinidad-cuba

Trinidad è uno splendore nel suo complesso, ogni angolo riserva delle sorprese, ma che meraviglia arrivare in Plaza Mayor, ammirare la sua prospettiva in salita e sostare nel suo cortile centrale fatto di vasi verdi e bianchi e decori barocchi.

plazamayor trinidad.jpg

A vigilare sul cortile è l’Iglesia Parroquial de la Santisima Trinidad.

Alla sua sinistra, la piazza viene completata da una grande scalinata sempre popolata, il punto di ritrovo della città.

plazamayor trinidad.jpg

E’ qui che berrete una birretta dopo aver passato una giornata di mare e sole a Playa Anchon, la spiaggia di Trinidad.

palya-anchon-trinidad

Playa Anchon dista da Trinidad solo 12 chilometri, percorribili in bicicletta o con il furgone che parte ogni 30 minuti dal centro di Trinidad (2 euro). E’ una spiaggia spaziosa di sabbia bianca e palme dotata di baretto in cui sorseggiare un cocktail gelato.

Ma non fermatevi a Playa Anchon, soprattutto se possedete una bicicletta. Esplorate le calette nei dintorni di Playa Anchon, fatevi consigliare dai passanti e dai padroni della vostra casa particular.

E ricordate che, in ogni caso, la cosa migliore da fare a Trinidad è aggirarsi per i vicoli e scoprire dei piccoli tesori. La Iglesia de San Francisco de Asìs, ad esempio, che ospita il Museo Nacional de la Lucha contra Bandidos, un giallissimo campanile e la bellissima vista su Calle Cristo. Oppure il mercato locale con i pizzi e merletti lavorati a mano.

E ancora, la Casa Templo de Santerìa Yemana, dedicata alla santeria, il culto di origine africana ancora molto presente a Cuba (importante leggere il libro di Marilisa Verti I tamburi di Ana. Santeria, spiritualità e magia a Cuba.).

A Trinidad è bello anche rinunciare a qualche pasto con la famiglia della casa particular (a Trinidad vi consiglio vivamente l’Hostal Colina 005341992319) e aggirarsi per i locali del centro (uno su tutti La Botija aperto 24 ore su 24).

20161114_175316.jpg
Una volta fatto ciò…ahimè è ora di ripartire.

Avete due opzioni: 1) noleggiare un’auto a Trinidad e raggiungere le spiagge del nord; 2) dirigervi a Moròn e da lì partire alla scoperta di Cayo Guillermo.

Moròn – Campo base

moron.jpg

Moron è davvero un pit stop o un campo base per raggiungere tutte le più belle (o quasi) spiagge di Cuba. Una su tutte: Playa Pilar a Cayo Guillermo.

20161115_112345.jpg

La possibilità di pernottare a Cayo Guillermo è molto moltissimo limitata, per questo motivo chi non ha intenzione di sobbarcarsi il costo (e l’atmosfera pesante) dei resort può scegliere di percorrere ogni mattina, con un taxi, la distanza che separa Moron dalle varie playas. Esiste una terza alternativa che si chiama Villa Guillermo (33) 301278, un albergo per i local che costa poco e si trova al di là della striscia di terra che separa l’isla grande dal cayo.

20161115_124854.jpg

Ma torniamo a Moròn. Il fatto che a Moròn non ci sia, di fatto, niente di particolare, spinge il viandante ad apprezzare la normalità che scorre incessantemente per le strade ma che, spesso, il turista non coglie, sempre pronto a voltarsi ad ammirare l’eccezionale, il distinto, il bellissimo.

Penso che, dopo Cuba, cercherò la mia Moròn in ogni viaggio: per entrare nel buco di pasticceria non consigliata in quell’angolo e assaggiare un pesantissimo pezzo di torta meravigliosa, per sedermi per mezz’oretta in una biblioteca cittadina e stupirmi addirittura che ce ne sia una, per lottare per un posto sul gradino nella piazzetta del wifi ed ascoltare ammirata le lunghissime telefonate con i parenti all’estero, per mangiare una pizzetta in un fast food locale e per, infine, vedere una cosa, questa volta, davvero particolare: la stazione del treno e la ferrovia di Moròn.

ferrovia-moron

alojamiento maité

Ma forse, forse il mio soggiorno a Moròn è stato più piacevole del previsto per un motivo soltanto. Questo motivo si chiama Alojamiento Maité, la casa particular meno casa particular e più albergo di lusso al prezzo di una casa particular che abbia mai visto: piscina, cibo perfetto, camera tipo suite…insomma tutto quello che vorresti in vacanza a Cuba.

E poi, siccome, ahimé, noi volevamo toglierci lo sfizio di passare una notte in resort, convinti di trovare il paradiso, ripeto: ahimè, abbiamo lasciato Moròn. Siamo partiti alla volta del nostro resort prenotato nella piazzetta del wifi: il Daiquiri di Cayo Guillermo.

Cayo Guillermo

Cayo Guillermo.

Quando si aspetta qualcosa con trepidazione, spesso, capita di restare, sulle prime, un tantino delusi. Fortunatamente non è stato questo il mio approccio con Playa Pilar, la selvaggia Playa Pilar.

cayoguillermo-playapilar
Selvaggia come il turchese striato di blu che frusta le alte dune di sabbia bianca, selvaggia come il vento che spettina la verdissima vegetazione del cayo e che rende il clima incomparabile, selvaggia come l’isolotto che interrompe l’orizzonte e si può raggiungere a nuoto (dista 1 chilometro): Cayo Media Luna.
playa-pilar-cuba-hemingway

E’ selvaggia come la vedeva Hemingway mentre, abitandola, scriveva Il vecchio e il mare.

E’ selvaggia anche se non più solitaria.

A Playa Pilar arriva un bus ogni mezz’ora, che fa il giro di tutti i resort dell’isola, si può pranzare nel beach bar di Playa Pilar e noleggiare persino un ombrellone.

Ma che importa? Ho visto pochi luoghi stupefacenti come Playa Pilar.

E anche se non è a mio avviso la spiaggia più bella di Cuba (per quello c’è Cayo Jutias), non posso che spezzare una lancia a favore di questo luogo, il cui contorno è tuttavia ambiguo.

playa-pilar-dune-cuba.jpg
Le straordinarie dune di Playa Pilar sono alte fino a 15 metri

Ma, come in ogni favola che si rispetti, Playa Pilar ha anche un lato triste che, ahimè, condivide con altri paradisi, dei Caraibi e non. Il lato triste si chiama cemento e si chiama turismo intensivo. Non lo percepirete immediatamente e non lo percepirete del tutto se raggiungerete Cayo Guillermo dentro un taxi colectivo partito da Moròn.

resort-economico-cayo-guillermo-cuba
La spiaggia del resort è vuota perché, all’Oceano Atlantico, essi preferiscono la piscina.

Ma se deciderete di pernottare a Cayo Guillermo O Cayo Coco, se , come noi, avrete la malaugurata idea di “concedervi” una notte in resort a Cayo Guillermo, be’…vedrete la negatività provare a spegnere lo scintillio di Playa Pilar.

Diogene racconta che Socrate entrò al mercato di Atene ed esclamò: «Quante cose di cui non ho bisogno!».

Questo è più o meno quello che ho provato quando, nel Daiquiri Iberostar di Cayo Guillermo, sono stata dotata di un braccialetto giallo capace di barattare l’anima più autentica di Cuba con un eterno buffet.

resort-economico-cayo-guillermo-cuba1

Il resto potete immaginarlo, ecco, ma non fatevi scoraggiare da questo racconto, ne’ dal cemento, ne’ dagli alberi di Natale a Cuba, il paese del Capodanno. Non fatevi scoraggiare nemmeno dal fatto che Cayo Guillermo è un’isola riservata ai turisti e dunque vietata al tanto celebrato pueblo. Eh si, ogni cubano pagherebbe un quarto del suo stipendio mensile per accedere una sola volta a questo paradiso che, di fatto, gli appartiene.

20161116_150256.jpg

Ma questi sono i paradossi dell’invento a cui vi sarete di gran lunga abituati. Una volta arrivati a Playa Pilar o in molti altri isolotti dei Jardines de la Reina, dimenticherete qualunque cosa, turismo intensivo compreso.

E poi, proprio dietro a questo resort della malora….vivono i fenicotteri rosa di Cayo Guillermo.

fenicotteri-cayo-guillermo

Santa Clara

Inutile che dica a voi quello che è stato detto a me, che Santa Clara si può anche saltare durante un viaggio di due settimane a Cuba, che non è granché. Non sarete certo voi a perdere Santa Clara, non rinuncerete a passare di lì almeno per un’ora, per sentirvi ancora un po’ più vicini al Comandante. E’ infatti Santa Clara la città cubana maggiormente legata alla memoria di Che Guevara ed io vi consiglio di fermarvi nel viaggio di ritorno da Cayo Guillermo.

(Il taxi da Cayo Guillermo all’Avana, con sosta a Santa Clara costa circa 180 cuc, se riuscirete a sfruttare un colectivo potrete cavarvela con meno di 35 euro).

santa-clara

Dovete per lo meno fermarvi a Santa Clara anche perché nella città in cui Che Guevara vinse l’ultima battaglia, che pose fine alla dittatura batistiana, probabilmente vi commuoverete. L’atmosfera si farà intensa in particolare leggendo l’ultima lettera che il Che scrisse a Fidel nel 1965, prima di lasciare Cuba per seguire il fervore rivoluzionario.

Pur essendo piuttosto lunga, mi sento di allegarla a questo post che non ha esigenze algoritmiche e che non è fatto per la SEO, mi sento di proporvela perché magari, quando arriverete a Santa Clara, non riuscirete a capirla integralmente. Mi sento di trascrivere qui una traduzione home made anche perché ho voglia di leggerla nuovamente, adesso.

ultima lettera del che a fidel- testo e traduzione

Fidel,
adesso rammento molte cose, quando ti ho conosciuto in casa di Maria Antonia, quando mi hai proposto di raggiungerti, di tutta la tensione e dei preparativi. Un giorno passarono a chiedere chi si doveva avvisare in caso di morte e questa possibilità colpì tutti. Poi scoprimmo che era reale, che in una rivoluzione si vince o si muore (se è vera). 
Molti compagni sono caduti lungo il cammino verso la vittoria. 
Oggi tutto ha un tono meno drammatico perché siamo più maturi, ma il fatto si replica. 
Sento di aver compiuto la mia parte di dovere, quella che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio, così prendo congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo, che ormai è il mio. 
Rinuncio formalmente ai miei incarichi nella direzione del partito, al mio posto di ministro, al mio grado di comandante, alla mia condizione di cubano. 
Nulla di legale mi unisce a Cuba, solo vincoli di altra natura, che non si possono rompere con le nomine. 
Facendo un bilancio della mia vita passata, credo di aver lavorato con sufficiente lealtà e dedizione per fissare il trionfo della rivoluzione. 
Il mio solo errore di un certo peso è stato di non aver avuto maggiore fiducia in te fin dai primi momenti della Sierra Maestra e di non aver capito con sufficiente rapidità le tue qualità di dirigente e rivoluzionario. Ho vissuto giorni meravigliosi e al a tuo fianco ho provato l'orgoglio di appartenere al nostro popolo nei giorni luminosi e tristi della crisi dei Caraibi. 
Poche volte come in quei giorni uno statista ha brillato tanto; e sono orgoglioso anche di averti seguito senza esitazioni, identificandomi con la tua maniera di pensare, di vedere e di valutare i pericoli e i princìpi. Altre terre del mondo reclamano il contributo dei miei piccoli sforzi. Io posso fare ciò che a te è negato per le tue responsabilità alla direzione di Cuba ed è arrivato il momento di lasciarci. 
Si sappia che lo faccio con un misto di allegria e di dolore; qui lascio la parte più pura delle mie speranze di costruttore e i più cari tra i miei cari...e lascio un popolo che mi ha accolto come un figlio: ciò rompe una parte del mio spirito. Sui nuovi campi di battaglia porterò la fede che mi hai inculcato, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di compiere il più sacro dei doveri: lottare contro l'imperialismo ovunque esso sia; ciò riconforta e cura ampiamente qualsiasi lacerazione. Ripeto ancora una volta che libero Cuba da qualsiasi responsabilità, tranne quella che emana dal tuo esempio.
Che se l'ora definitiva mi raggiungerà sotto altri cieli, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e specialmente per te. 
Che ti ringrazio per i tuoi insegnamenti ed esempio e che cercherò di essere fedele sino alle estreme conseguenze dei miei atti. 
Che mi sono sempre identificato con la politica estera della nostra rivoluzione e che continuo a farlo. 
Che ovunque andrò, sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano e come tale agirò. 
Che non lascio a miei figli e a mia moglie niente di materiale, ma ciò non mi preoccupa e mi rallegro che sia così. 
Che non chiedo nulla per loro, perché lo Stato darà loro quel che è sufficiente per vivere ed istruirsi. Avrei molte cose da dire a te e al nostro popolo, ma sento che non sono necessarie: le parole non possono esprimere ciò che vorrei e non vale la pena di imbrattare altra carta.
Fino alla vittoria sempre.
Patria o Morte!
Ti abbraccia con tutto il fervore rivoluzionario.
  Che

Vi basterà questo, da Santa Clara. Perché è questo che stavate cercando in Santa Clara e forse, forse nella stessa Cuba. Quindi non vi costringerò a trattenervi oltre in città, ripartite con il vostro colectivo alla volta di La Habana e Vinales.

santaclara

Ovviamente gli autisti del colectivo cambieranno ogni 50 chilometri circa, si fermeranno per comprare pollo arrosto da mangiare alla guida e gettare (con piatto di plastica incluso) dal finestrino, ripareranno l’auto con oggetti di fortuna e imbarcheranno amici e conoscenti a caso lungo la strada. Grazie a questi diversivi che spezzeranno il viaggio, il tragitto si farà più divertente.

taxi-colectivos-cuba

Alla sera vi ritroverete all’Avana, per la seconda volta ma, sapendo di dover ripartire per Viñales il mattino seguente, non andrete certo a visitare qualche monumento. Ci sta un daiquiri al Floridita o un concerto davanti all’Ambasciata Americana sul Malechon, niente di più. Il giorno dopo, prenderete di primo mattino un taxi colectivo diretto a Viñales.

Viñales

vinales

Nel Parque Nacional di Viñales, tra mogotes, palme, piantagioni di tabacco e guajiros, inizierà la vostra penultima sosta di puro relax.

20161110_105011

I “trekking” di Vinales assomigliano più a tranquille passeggiate istruttive, intervallate da visite ai secaderos (strutture per l’essicazione delle foglie di tabacco), alle case dei contadini e ai centri di produzione di bevande a base di canna da zucchero. A 4 chilometri da Viñales, poi, potrete visitare il grande Mural de la Prehistoria sul Mogote Pita.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Se avete tempo non perdetevi un’escursione alla Cueva de Palmarito, dove poter nuotare in una grotta con piscina naturale e una passeggiata serale d 2 chilometri fino all’Hotel La Ermita, dove potrete accedere alla piscina panoramica per pochi cuc e vedere il sole tramontare sui mogotes.

Ma Viñales non offre soltanto natura. Il villaggio è tempestato di locali, case particular, luoghi in cui acquistare i veri sigari cubani (puros) podotti in loco dai Torcedores, i maestri arrotolatori delle foglie di tabacco e bancarelle di prodotti in cui potrete acquistare qualcosa da portare a casa.

20161109_163755

E poi, immancabili, le sillòn, le sedie a dondolo, vero prodotto tipico di Viñales, che fanno mostra di sé nel cortile di ogni edificio.

Dulcis in fundo…

Cayo Jutias

Non dimenticherò mai la spiaggia perfetta di Cayo Jutias, l’isola di mangrovie bruciate dal sole nell’oceano turchese.

cayo-jutias-la-spiaggia-piu-bella-di-cuba
E’ a 55 chilometri da Vinales la spiaggia più bella di Cuba, sulla quale vi sembrerà di vivere come Robnson Crusoe per qualche ora indimenticabile.

20161111_134334.jpg

Sbarcare su un’isola deserta e mangiare aragosta di contrabbando sotto ad una palma, camminare in acque da sogno raccogliendo stelle marine, disturbare i paguri e seguirli mentre si nascondono tra le mangrovie. Tutto questo è Cayo Jutias, in cui, fortunatamente, non si può pernottare.

l-isola-piu-bella-di-cuba

A Cayo Jutias si arriva grazie ad una strada dissestata direttamente da Vinales, per poi proseguire, a piacimento, per Cayo Levisa.

Una volta arrivati a Cayo Jutias, non fate l’errore di fermarvi alla prima spiaggia dotata di bar. Fuggite. Percorrete i sentieri immersi nelle mangrovie e raggiungete i 3 chilometri di paradiso che avete a disposizione. Verrete sicuramente intercettati dai venditori di aragosta alla griglia e noci di cocco a domicilio.

20161111_134446

Non perdetevi nulla di tutto ciò.

Ora siete pronti per l’ultimo tuffo tra i pesci di Maria La Gorda, all’estremo Ovest di Cuba e per l’ultimo lungo viaggio di ritorno (6 ore) in taxi colectivo all’Avana.

TRAGITTO L'AVANA-VINALES

Nel lungo viaggio di ritorno a L’Avana, mentre Ivan sonnecchiava sorridendo, mi sono detta che il nuovo popolo cubano non meritava i postumi di una rivoluzione non sua; ho immaginato la rivoluzione come un momento destinato a coloro che sentono il fervor rivoluzionario, un periodo finito che non può essere protratto o tramandato.

20161119_203620.jpg

Sui sedili della mia grande mandorla blu, mi sono arrabbiata con Fidel Castro come si farebbe con un amico e gli ho chiesto il conto di tutto quell’esasperante risolvere problemi inventando soluzioni impossibili, gli ho mostrato le ricevute delle spiagge di Cuba vendute ai resort e vietate al popolo vincitore, l’ho portato ad un concerto metal sul Malechon con i suoi giovani, che amano ritmi molto diversi dal son -così difficilmente reperibili a La Habana, gli ho raccontato le storie allucinanti collezionate lungo il viaggio a Cuba, itinerario classico.

Poi sono tornata a casa, ho appeso una locandina con il suo volto in corridoio, perché Ivan ci teneva tantissimo ed ho continuato a biasimarlo.

Dopo 4 giorni dal rientro, il 25 Novembre 2016, Fidel Castro è morto.

Ho guardato i telegiornali e ho visto un popolo in lacrime. Solo allora ho capito. Che non avevo capito.
Dopo 20 giorni a Cuba io stavo ancora cercando la Rivoluzione.
Non avevo capito che era invece l’invento che dovevo adorare di Cuba, nei giorni in cui tutto poteva cambiare, nei giorni in cui tutto era possibile, nell’anno, quindi, della morte di Fidel Castro.
Vi ho detto tante cose e forse neanche quello che volevo e quello che vorrei. Perdonatemi, io quello che volevo e quello che vorrei da Cuba non lo so. Però continuo a pensarla, come un’ossessione. Ed è più presente ora di allora.
Non so se sia perché non l’ho capita o perché non mi sono capita. E’ così che accade con i grandi amori, non è vero? Del resto Cuba, il paese dell’INVENTO, mi ha spezzato il cuore.

Da leggere: Dio non abita all’Avana, Yasmina Khadra, Sellerio

Annunci

2 pensieri su “CUBA

  1. Cara Martripblog ho letto l’articolo prima di partire cogliendo solo i consigli utili, tralasciando le tue emozioni. Quando sono tornata ho fatto attenzione a tutto quello che hai scritto, tutto d’un fiato. Hai scritto esattamente tutti i nostri pensieri e completato tutte le nostre infinite discussioni.. aggiungerei il fastidio nel lasciare tutti i nostri soldi (tanti, perché Cuba è cara) solo allo Stato e non al popolo. Un popolo devoto allo stato che lo ha liberato, un popolo credulone o rassegnato, non si sa più… dove solo gli anziani, vista l’età, si fanno scappare qualche lamento.
    Da turista, egoista, emoziona vedere un popolo fermo a decine di anni fa. Nelle strade si animano i racconti della nonna “eravamo sempre in strada, ci spostavamo sui carri trainati dai cavalli oppure saltavamo tutti sulle poche macchine che circolavano, macchine bellissime”..però ti lascia sempre un po’ d’amarezza sapere che non è una loro scelta.
    Sono poveri, ma non muoiono di fame, sono allegri, fannulloni, bugiardi e soprattutto lenti. Ammetto che è un viaggio in cui la loro quotidianità attira tutta l’attenzione, anche perché la loro quotidianità è aperta a tutti i passanti, case aperte, finestre aperte, i lavoratori, i bambini e le pettegole, i carretti, i cavalli, le mucche e le capre.tutti in strada. Alla fine è BELLISSIMO.. non è una vacanza ma un viaggio bellissimo!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...