Red Centre

di Susanna del Tredici
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Qualche maglietta, un paio di canotte, degli shorts, un costume, un cappellino, occhiali da sole e la water bottle.
Ovviamente ricordatevi anche le mutande, credo non serva specificarlo ma non si sa mai.
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Melbourne
Si parte da Melbourne the most liveable city in the world” per arrivare fino ad Uluru, dove ti sudano anche le palpebre, le dita, le chiappe e altre parti del corpo che non pensavo potessero sudare.
Victoria, South Australia e Northern Territory.
Tre stati, tre fusi orari e nove giorni per divorare 5.117km.
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Se vi scappa la pipì potete fare una sosta al Pink Lake, lì la vista è davvero fantastica e il lago è davvero rosa.
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Dopo circa cinque ore di guida vi troverete di fronte al cartello “Welcome to South Australia” e dopo altre tre orette sarete ad Adelaide, la prima tappa.
Fermatevi in una rest area sulla highway, godetevi una pasta con il fornelletto da campeggio, l’arietta fresca che non sentirete per i prossimi tre giorni e ricaricate le batterie.
Colazione australiana e si parte.
Dopo Port Augusta, l’ultima cittadina, il paesaggio cambia notevolmente.
La terra è rossa, i miraggi iniziano ad essere sempre più costanti e le strade diventano a proiettile.
Si incontra una macchina ogni mezz’ora e ci si saluta con un cenno di vario genere che varia in base alla fantasia dell’autista. A volte sono corna altre volte solo un dito.
Ci si saluta come quando incontri la gente in Montagna sui sentieri isolati, ci si saluta e tra le righe si legge “Raga non siete da soli in mezzo a questo immenso nulla”.
Dicevo, si viaggia in mezzo al nulla, un benzinaio ogni trecento chilometri e poi Coober pedy.
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L’Australia non è solo mare e surfisti.
A Coober pedy si respira tristezza, solitudine e fatica. A Coober pedy si estrae Opal e quando non ci si spacca nelle miniere si beve  alcool.
Se siete con un van, vi sconsiglio questa tappa per la notte perché non è molto sicura. Proseguite per un centinaio di chilometri, parcheggiate in una rest area in mezzo al nulla, apritevi una birretta e godetevi il cielo stellato dell’outback. 
Lascia senza fiato.
Pane tostato, bacon, uova e siamo pronti per attraversare il terzo stato e parcheggiare il nostro van ad Uluru.img-20170201-wa0026
La benzina inizia ad essere costosa, le strade sono sempre meno trafficate e il paesaggio è sempre più rosso.
Dopo settecento chilometri inizia a vedersi Uluru.
È enorme, fucking huge, come si dice qui. 
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Uluru è un grande blocco di roccia arenaria in mezzo al nulla ed è solo la punta di un grande iceberg sotterraneo che comprende anche Kata Tjuta e il monte Connor.
Non serve spendere molto tempo qui. Bastano due giorni, un sunset e un sunrise.
Le cose da vedere non sono molte ma vi assicuro che lasciano senza parole, come quando andate a mangiare dalla nonna e vi ha cucinato il vostro piatto preferito.
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Riposatevi per bene perché tutti questi chilometri bisogna rimangiarseli.
Fate il pieno di benzina ad Uluru, dove il prezzo è esattamente il doppio, ripassate da Cooper pedy e godetevi un’altra notte sotto le stelle dell’outback australiano.
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Giorno sette. Se avete seguito le mie indicazioni vi ritroverete ad Adelaide e potrete indossare il costume che vi ho fatto mettere nello zaino.
Comprate fish and chips per cena e fatevi scaldare dagli ultimi raggi del sole in riva all’oceano.
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Great Ocean Road
Bene, ora avete ancora due giorni e sono il tempo esatto per percorrere tutta la Great Ocean Road che parte da Warrnambool per finire a Melbourne, con una bella pizza in un ristorante italiano.
729 dollari di benzina ma ne è valsa la pena. 
Come dice la nonna, i soldi meglio spesi sono quelli che si buttano, per così dire, nei viaggi. 
Il portafoglio si svuota ma nel cuore ho mille emozioni e mille ricordi che porterò sempre con me.
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Grazie Susanna per averci fatto sognare anche nel momento in cui “L’Australia non è solo mare e surfisti”. Le terre non sono mai “solo” e tu ci hai portato oltre. Le foto e i testi sono di proprietà esclusiva di Susanna Del Tredici per Martripblog.
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