LIVORNO

Asimmetrica Livorno. Porto, pazzi, terrazzi.

di Martina Fortunati

«Cosa ci sarà mai da vedere a Livorno?» mi chiedevo, l’anno in cui mia sorella si era innamorata di questa città.

Livorno vista da Fortezza nuova.jpg

R: «Livorno dei belli!». M: «quella è Napoli». R:«Livorno dei pazzi». M: «…non era Genova, quella “dei tipi strani”?!». R: «Livorno e i suoi canali». M: «non scherziamo, è Venezia». R: «Il porto di Livorno». M: «Hai mai visto Trieste?». R: «Livorno , terrazza, caciucco, cemento anni ’60 e comunismo anni ’20». M: «Portamici, va».

Qui sono riassunti mesi e mesi di dialoghi con Renata, che faticava a trasmettermi il suo innamoramento per questa città. Perché io a volte nutro dei pregiudizi, anche sui luoghi. Forse solo per il gusto di vederli smentiti.

14492564_10153901503663483_3859435280657813783_nE infatti un bel giorno mi ci portò, nella sua sciancata Livorno.

Livorno, che di pregiudizi ben più importanti dei miei ne ha attirati nei secoli. Forse perché ospitata in una delle regioni che di perfezione ne hanno da vendere e di bellezza da regalare, Livorno è sempre stata snobbata dalle sue vicine regine: da Pisa soprattutto e da Firenze(se mai si fosse degnata)

Il mio ingresso a Livorno è avvenuto attraverso le arcate della principale via commerciale della città: Via Grande, tra le porte del famosissimo hotel Giappone Inn. Famosissimo perché tutti quelli che cercano the cheapest hotel in the city center vanno a finire lì.

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La Statua dei Quattro Mori

L’anonima e trasandata via Grande più che farmi apprezzare Livorno, mi ha portato a riflettere sulla mia Emilia e le sue vie commerciali, sempre eleganti e impeccabili, lungo le quali i senzatetto sono fuoritono e “la crisi” si nasconde tra bagliori di piastrelle incerate.

A Livorno, al contrario, Via Grande riporta il turista a casa sua, nel momento in cui “c’è un pavimento da riparare, ma aspettiamo la fine del mese“; nell’armadio in cui “avrei bisogno di un cappotto nuovo, ma magari una toppa ci sta bene“.

Ciononostante, in Via Grande sfilano diversi locali e caffetterie e tavolini all’aperto; uno su tutti, il Bar 4 Mori. Di fronte alla Fortezza Vecchia, ai piedi della statua dei Quattro Mori, è una tappa imperdibile a colazione, non solo per le paste deliziose e per il valore storico del luogo, ma soprattutto per il caffè, proveniente da una delle torrefazioni livornesi più famose al mondo: Le Piantagioni del caffè.

Se vi serve energia, invece, ordinate un Ponce alla livornese a base di caffè, rumme (una creatura livornese fatta di alcol, zucchero e caramello con un’essenza di rum) zucchero e scorzetta di limone, ma tenete presente che il miglior ponce a Livorno è quello del famosissimo bar Civili di Via del Vigna 55.
La prima volta che decisi di visitare Livorno, tuttavia, non potevo certo indugiare nella degustazione di caffè pregiati poiché «a Livorno ci sono molte cose di cui ti potresti innamorare»… o almeno così diceva mia sorella.

La Fortezza Vecchia e il Porto Mediceo

La prima, dritta di fronte a me: la Fortezza Vecchia, vale a dire: la parte più bella del Porto di Livorno. La Fortezza Vecchia di Livorno, che presenta una forma asimmetrica –a Livorno l’asimmetria diventa topos-, è visitabile soltanto previa prenotazione all’Autorità portuale di Livorno. Le sue origini risalgono al 1590, ma la fortificazione è stata costruita rimaneggiando i resti di più antiche torri medievali.

fortezzza-vecchia2E’ denominata Vecchia solo per essere facilmente distinta da quella Nuova.

Sul lato destro della Fortezza, il Porto mediceo di Livorno è stato ed è uno dei più grandi porti del Mediterraneo. Nato come un prolungamento del Porto Pisano, il Porto di Livorno ha assunto importanza ed indipendenza a seguito della decadenza della Repubblica Marinara di Pisa ed oggi è attivo soprattutto per il traffico delle merci.

20180717_081521Il porto di Livorno è detto Mediceo perché fu Ferdinando I de’ Medici ad ampliarlo in modo più che rapido (secondo le cronache i lavori del Porto di Livorno furono terminati in cinque giorni.) Lo sviluppo portuale procedette di pari passo alla pianificazione urbanistica della città, il cui impianto originario fu ideato da Bernardo Buontalenti.

20180717_081349Anche il porto a Livorno porta con sé un’asimmetria dovuta al fatto che non si sa di preciso se esso sorga sulle acque del Mar Ligure o su quelle del Mar Tirreno.

dsc_0811E poiché è tutta storta, questa città, è il caso di visitarla la prima volta, passando dalla sua asimmetrica porta principale, quella che assomiglia ad un De Chirico, tanto per intenderci: Terrazza Mascagni.

Terrazza Mascagni

Se si arriva a Livorno dalla parte sbagliata, se si parcheggia nella periferia, ad esempio e se si passa guardando la città distrattamente senza cercare di vederla davvero, Livorno può sembrare un anonimo scalo industriale. Al contrario, a Livorno la bellezza esiste. Bisogna cercarla.

Con questo scopo mia sorella mi ha condotto dritta dritta e subito subito, a due chilometri dal port , su Lungomare Italia, alla grande regina di Livorno, la terrazza metafisica che non teme rivali: Terrazza Mascagni.

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Terrazza Mascagni è una lunghissima scacchiera protesa sul mare.

terrazza-mascagni-regina-livornoE’ bella da vedere, è bella da calpestare, è bello cadere nella sua illusione ottica, seguendo lo scivolare di skateboard e rollerblade. E poi, è bello conoscere la storia, di Terrazza Mascagni.

Perché Terrazza Mascagni, un tempo, si chiamava Eden ed era un parco divertimenti di gran classe in cui avvennero le prime proiezioni cinematografiche.  E subito dopo, Terrazza Mascagni si chiamava Gazebo per la musica e ospitava un piccolo padiglione colonnato che si trova riprodotto anche oggi.

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E quando l’ombra delle asimmetriche colonne di Gazebo scende sull’enorme scacchiera grigiobianca e gli esseri umani si trasformano in manichini su un quadro di De Chirico…è bello il tramonto, a Terrazza Mascagni.

il-tramonto-da-terrazza-mascagniIl sole di Livorno va a pernottare esattamente di fronte a Terrazza Mascagni, all’isola di Capraia. Lo si osserva allontanarsi dalla scena salutando in modo istrionico i suoi spettatori fissi:

  • gli scogli che affiorano dal mare a ridosso di Terrazza Mascagni e
  • le navi merci che solcano le acque del Mar Ligure.

E se la parola “tramonto” è per voi strettamente collegata alla parola “aperitivo”non potete perdervi le numerose baracchine in legno  presenti sul Lungomare di Livorno.

Lungomare Italia

Il Lungomare di Livorno non tradisce il nome che porta. E’ una passeggiata lunghissima che parte dal Porto Mediceo e conduce fino ad Antignano o addirittura alle scogliere del Romito, quelle del film «Il Sorpasso» di Dino Risi, basta avere voglia di camminare più di 10 chilometri. .

Su di esso fanno bella foggia l’Aquario di Livorno – il più importante acquario toscano
conta 2000 abitanti di oltre 300 specie diverse- lo storico stabilimento balneare dei Bagni Pancaldi, di fronte ai quali si trova l’imponente Hotel Palazzo e l’Accademia Navale.

acquario-di-livornoDi fronte all’Accademia Navale, sul Lungomare Italia si trova il più famoso aperitivo di tutta Livorno, quello alla mitica Baracchina Bianca, il bar più nominato dai giovani livornesi e dai turisti a Livorno, che guarda la scenografica chiesa di San Jacopo in Acquaviva, appollaiata sul mare.

14492564_10153901503663483_3859435280657813783_n.jpgDopo aver sorseggiato qualcosa guardando il mare si può continuare una passeggiata per chilometri e chilometri, osservando gli stabilimenti balneari e arrivando al complesso residenziale dei Casini di Ardenza.

Il Lungomare Italia termina con il quartiere Antignano e la sua graziosa e deliziosa La Baracchina Rossa.

Dopo un cocktail e qualche stuzzichino si può procedere lungo una piacevole strada panoramiaca, che conduce fino al Santuario di Montenero, vale a dire Santa Maria delle Grazie, patrona della Toscana. Il Santuario non si distingue da altri dello stesso genere, con la sua galleria di ex voto a soggetto marinaresco, ma merita la salita soprattutto per la vista sulla città. Montenero si può raggiungere anche con la la funicolare da Piazza delle Carrozze.

Il Cacciucco di Livorno

Ma se prima del tramonto volete pranzare, a Livorno dovrete ricordare un’unica parola: CACCIUCCO, la zuppa di pesce alla livornese.

Non c’è prima volta a Livorno che non porti con sé un CACCIUCCO con 5 C; il re della cucina locale, con una certificazione a 5 C che ne tutela l’origine. Il real cacciucco infatti è solo quello che, a Livorno, viene preparato con il pescato sugli scogli: palombo, gallinella, totani, seppie, calamari, polipetti, cozze e vongole, e ancora, salsa di pomodoro, sedano, cipolla, aglio, prezzemolo, pane tostato e un bicchiere di vino rosso.

I mercati di Livorno

Dove mangiare il cacciucco a Livorno? Bè, potete sbizzarrirvi con TripAdvisor oppure provare a dirigervi al Mercato delle Vettovaglie di Livorno, uno straordinario Mercato Centrale ospitato in un edificio liberty con una copertura metallica di design, realizzata nel 1890 da una prestigiosa ditta livornese: la Fonderia Fratelli Gambaro,.

Il Mercato Centrale di Livorno, tra l’altro, è  l’unico mercato d’Europa a possedere anche un ingresso dall’acqua. Prenotando un viaggio in battello si può ammirare l’accesso al mercato dal Fosso Reale e le sue  le vasche per «ammollare il baccalà».

Se poi siete in vena di mercati e di pesce fate un giro anche al bellissimo Mercato del Pesce all’ingrosso di Livorno, accanto all’attracco delle grandi navi da crociera, vicino alla Fortezza Vecchia.

Colorato con murales e graffiti il Mercato del Pesce di Livorno è diventata un’istituzione per gli appassionati di street food. Ogni mattina, infatti, è al mercato che i pescatori vendono quanto raccolto nella notte.

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La Venezia di Livorno

A pochi passi dal Mercato del Pesce di Livorno, percorrendo via Scali delle Ancore, si accede, passando per Via della Venezia, al quartiere seicentesco di Livorno: La Venezia,.

la Venezia LivornoLa somiglianza con la sfarzosa città dei Dogi è decisamente forzata e improbabile, se si considera che lo sfarzo della capitale dei canali viene sostituito, a Livorno, da palazzi scalcinati e le gondole da barchette per il pesce.

Ma il fascino rimane, soprattutto la sera, quando il sole smette di illuminare le imperfezioni e i lampioni accendono i canali, in cui si specchiano palazzi storici e bellissime chiese.

L’elemento di spicco della Venezia Nuova è indubbiamente la chiesa di Santa Caterina, la cui facciata – manco a dirlo incompleta- fa capolino oltre le case che si affacciano sui canali.

E’ qui che si sposta il movimento nelle notti di Livorno.

Qui, chi ama bere con gli amici può degustare un buon vino all’Enoteca Forte San Pietro, alla  Bodeguita o scegliere una delle mille locande per una cena in compagnia.

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E’ proprio nel quartiere Venezia di Livorno, immerso nella movida labronica, che si trova la prima sede del Pci.

Il Luogo dove nacque il Partito Comunista Italiano

Il 21 Gennaio del 1921, all’interno di un Teatro in Via San Marco a Livorno, si riunivano Palmiro Togliatti, Antonio Gramsci, Armando Bordiga, Umberto Terracini e Angelo Tasca insieme ad un gruppo di separatisti dal partito socialista e altri livornesi, per dare vita al Partito Comunista Italiano.

sede-pci-livornoAnche chi con il PCI non ha mai avuto a che fare alza gli occhi passando di qui, guarda ciò che rimane del Teatro San Marco (dove adesso sorge un asilo nido) e pensa al più grande partito comunista dell’Europa occidentale, che dovette nascondersi quasi da subito, a causa dell’avvento del fascismo e che toccò il suo massimo storico di consenso nel 1976, sotto la guida di Enrico Berlinguer.

La Fortezza Nuova

fortezza-nuova-livornoCostruita e ricostruita in laterizio e circondata dai Fossi, la Fortezza Nuova è stata progettata da Bernardo  Buontalenti all’inizio del 1600.

L’ingresso è libero e dai suoi giardini interni si può godere una vista suggestiva sulla città dei fossi e sull’antico Fosso Reale.

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Dalla Fortezza Nuova si vede anche la gigantesca Pizza della Repubblica, la più grande di Livorno, progettata proprio al fine di collegare la parte vecchia e fortificata della città ai nuovi quartieri abitativi di Livorno.

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Il Cisternone

Il Cisternone a Livorno è  una struttura neoclassica piantata al centro del traffico.  Un esempio di altissima tecnologia portato a compimento da Pasquale Poccianti nel 1816 per ovviare alla disastrosa carenza d’acqua dei livornesi. Ma anche un’opera d’arte che lo trasformò in un vero e proprio monumento.

E nonostante Livorno dimentichi di tanto in tanto questa bellezza, essa non sfuggirà certo al turista, che potrà seguirne le linee dal centro -la semicupola decorata a cassettoni, fino ai camminamenti che conducono nei boschi e nelle campagne di Livorno.

Esiste persino un sentiero Cai (il 199 e il 125) che percorre una parte dei 18 chilometri complessivi dell’Acquedotto Leopoldino e conduce fino alle  sue Sorgenti, partendo da Colognole.

La religione a Livorno

La variegata religiosità di Livorno è la manifestazione più importante della Livorno portuale, in cui confluivano culture diverse e in cui culture diverse trovano ancora casa.

A pochi passi dal Duomo di Livorno, infatti, e dalla piazza che lo ospita, Piazza Grande, sorge la Sinagoga di Livorno, una delle più grandi sinagoghe del Paese.

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La Sinagoga di Livorno

L’amatissimo rabbino Elio Toaff, nato a Livorno e scomparso nel 2015, rappresenta una delle figure che meglio hanno interpretato lo spirito delle delle cosiddette leggi livornine, scritte dal granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici nel 1591, vale a dire la prima forma di legalità e di costituzione della città di Livorno.

Uno dei passaggi di questa costituzione dice più o meno così:

“A tutti voi mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Armeni, Persiani e altri concediamo reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire e stare, trafficare, passare e abitare con le famiglie e senza patire tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno”

Allo stesso modo e per gli stessi motivi, accanto a cattolicesimo ed ebraismo, convive ancora, a Livorno, la chiesa valdese.

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L’umorismo di Livorno

A Livorno il senso dell’umorismo si spreca. Non solo perché la città è la sede di un festival titolato Il Senso del ridicolo, non semplicemente perché la patria dei tre studenti che inventarono la famosissima beffa di Modi, le finte sculture affiorate dai fossi nel 1984 e realizzate da loro, ma anche e soprattutto perchè è qui che è nato il mensile umoristico satirico Il Vernacoliere.

 

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