DANZICA

Nec temere nec timide

di Martina Fortunati

Quando sono tornata da L’Avana -per scrivere della quale non ho ancora acquisito la giusta modestia- mi sono ritrovata con una carta d’imbarco comprata per 19,90 in una notte insonne.

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La meta? Il luogo in cui Solidarnosc (il Sindacato Autonomo dei Lavoratori “Solidarietà”) ha dato il via al crollo del comunismo.

I paradossi dei viaggi.

Danzica. Un minuscolo garbuglio di storia, arte, chiese, guerre, porti e sindacati che, prima di tutto, è un garbuglio di libertà politiche ma, prima di tutto, dà al viaggiatore la possibilità di non pensare a lei come il fulcro di mille rivolte.

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Il monumento agli operai del cantiere navale caduti nel 1970 è stato costruito nel 1980 per onorare la memoria dei lavoratori rimasti uccisi nelle proteste.

Le vicende che caratterizzano la storia di Danzica, dal 400 in poi, sono unite dal filo rosso del desiderio di autonomia. Tra il 1300 e 1400 gli abitanti di Danzica -non solo i polacchi, ma anche i tedeschi- si ribellarono al dominio dei Cavalieri Teutonici; nel 1600 durante le guerre svedesi, i cittadini di Danzica -non solo i cattolici, ma soprattutto i protestanti- sceglievano di rimanere fedeli alla Polonia cattolica; nel 1900 gli operai di Danzica, principalmente i lavoratori dei cantieri navali, sfidavano il blocco comunista a colpi di scioperi, guidati da Lech Walesa, Premio Nobel per la pace nel 1983.

E poi, come dimenticare il Corridoio di Danzica, sorpreso nella notte dalla Seconda Guerra Mondiale e poi restituito alla città.

Danzica è tutto questo eppure si presenta, principalmente, come una casa delle bambole. Bambole olandesi.

 

Inutile cercare di sfuggire ai facili paragoni. Danzica sembra un piccola Amsterdam racchiusa su un unico canale. Sembra. Ma Danzica è molto più di tutto quello che la memoria partorisce, appena arrivati nella via principale.

Danzica è, in primis, le case di Danzica.

martrip1Le romantiche abitazioni patrizie che sfilano lungo Ulica Dluga, ad esempio, sembrano fatte soltanto di facciate. Facciate strette ed incredibilmente alte, se paragonate alla grandezza della città. Facciate colorate e talmente originali nei loro ricami gotici, rococò o neoclassici, che vi basterà ricordare la creatura appollaiata sulla vostra finestra, per ritrovare la via di casa, rientrando la sera.

Ulica Dluga è la via principale, reale e nobiliare, figlia del secolo d’oro di Danzica, il Cinquecento, quando Danzica era il granaio d’Europa e il porto della Polonia ed i mercanti locali potevano permettersi di far giungere da Amsterdam architetti ed artisti, con l’unico scopo di abbellire palazzi ed edifici comunali.

Dietro alla via del centro, quella della porta d’oro conduce fino alle rive del fiume Motlawa, invece, le case di Danzica sono divise in blocchi ordinati e compatti.

 

Bellissime ma austere, su di esse spiccano il color ferro, il tortora e il grigio fumo; colori industriali che all’inizio del Novecento sostituirono quelli nobiliari, così come gli operai avevano sostituito i mercanti. Esse sono, appunto, le case operaie, in cui alla fine del Novecento tornavano i lavoratori dei cantieri navali. E’ in queste case che, probabilmente, venne pianificata la grande sfida che gli operai riuniti nel Solidarnosc, lanciavano ad un organismo che, a differenza del nome che portava, non li rappresentava più: il Poup, il partito operaio unificato polacco, vale a dire il regime comunista.

Poco più in là, a Danzica, ci sono le incantevoli case che compongono via Mariacka, la via dell’Ambra.martrip1Oltre alle teche contenenti gioielli arancioni, collane di resina e lampade in ambra, le case di via Mariacka esibiscono la loro curiosissima architettura. Ogni numero civico possiede, infatti, un przedproza: una sorta di ingresso terrazzato, appollaiato su una manciata di gradini, che ospitava un tempo la vita sociale degli abitanti.

 

Ai lati dei przedproza, poi, vivono i doccioni, creature di pietra che osservano i passanti con aria amichevole e a bocca aperta; hanno ormai perso la loro funzione originaria: l’evacuazione delle acque piovane.case a traliccioA Danzica ci sono anche le case a graticcio o a traliccio, che a me ricordano tanto quelle scandinave di Den Gamle By, ma che per i polacchi testimoniano l’incontro e lo scontro tra la propria cultura e quella tedesca. A Danzica questi edifici vengono chiamati dom z muru pruskiego e sono stati ereditati dopo la seconda Guerra Mondiale, dalla Germania, quando fu costretta a cedere una parte dei propri territori alla Polonia.

Polska Filharmonia Bałtycka
Polska Filharmonia Bałtycka

Last but not at least, a Danzica spiccano i mattoni. Li vedi da qualsiasi angolazione, ma lo comprendi soprattutto guardando Danzica dall’alto.

martrip2Non è solo la maestosamente gotica Basilica di Santa Maria, uno dei santuari più grandi di Europa, interamente realizzato in mattoni rossi; non solo il vicino Castello di Malborck, ma anche il bellissimo Municipio e la Filarmónica Polaca Báltica Fryderyk Franciszek Chopin.

 

Improvvisamente, vedrete comparire mattoni ovunque, improvvisamente, quei mattoni vi sembreranno la cosa più elegante che abbiate visto.

Lo stemma di Danzica
Lo stemma di Danzica

Perché Danzica possiede la raffinatezza della discrezione, la virtù di chi sta nel mezzo, una virtù di cui Danzica si vanta visibilmente, se è vero che nel suo stemma espone il motto NEC TEMERE NEC TIMIDE.

Perché Danzica della contemporaneità di temerarietà e paura ne sa qualcosa. La temerarietà con cui, tra il 1919 e 1939 ha conquistato, tramite il Trattato di Versailles, un accesso al Baltico: il molto noto Corridoio di Danzica, che separava la Prussia orientale dalla Germania. La paura che avrà provato quando i tedeschi usarono questo corridoio come pretesto per accendere la Seconda Guerra Mondiale, attaccando un deposito di munizioni a Westerplatte, la penisola che sorveglia l’accesso al porto.

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Alle 4,45 del mattino del 1 settembre 1939 la corazzata tedesca Schleswig-Holstein, giunta a Danzica il giorno prima in finta visita di cortesia, aprì il fuoco contro un deposito militare polacco sulla penisola fortificata di Westerplatte, alle porte di Danzica. La battaglia che ne seguì diede il via all’invasione della Polonia e alla seconda guerra mondiale.

E ancora, la loro unione quando, nel 1945, l’Armata Rossa e l’esercito polacco rasero al suolo la città con l'”obiettivo” di liberarla.

Ma Danzica si è rialzata e oggi espone con vanità i suoi gioielli, evidenti a chiunque passi di qui i toccata e fuga.

Due su tutti:

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  • le rive della Motlawa e la eccezionale Zuraw, la più grande gru in legno realizzata nel Medioevo, distrutta dalle forze sovietiche e ricostruita,
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La porta d’oro
  • le sue porte, tra cui spicca la Zlota Brama, la porta d’oro che da accesso alla strada reale, devastata dalle bombe dell’armata rossa e ricostruita negli anni Sessanta.

Nonostante tutto e grazie a tutto questo, Danzica si è sviluppata in modo così totalmente libero da ospitare oggi, in grande libertà, tradizioni e innovazioni, locali spinti e manifestazioni di fede, nobiltà e cultura operaia. Essa è  una città vitale e spumeggiante, ma anche colta e storica e con le vicine Sopot e Gdynia forma una triplice alleanza che prende il nome di Tromjasto (tre Città).

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Il lungo mare di Sopot

 

Questo regala alla piccola Danzica quella connotazione ludica che solo una giovane ed edonista cittadina balneare come Sopot può possedere e una modernità che solo un innovativo sbocco portuale come Gdynia porta con sé.

Piccola, economica, rilassante ed elegante, Danzica porta con sé un unico inconveniente: l’irrinunciabilità dell’aglio quale pezzo forte delle sue pietanze.



Gdansk è una città a misura di week end improvvisato perché oltre ad essere piccina (non tornerete a casa dopo un giorno e mezzo pensando di aver visto nulla) è molto economica. Gli appartamenti in particolare e in particolare gli appartamenti centrali, vi stupiranno per il loro rapporto qualità prezzo.

Su Airbnb ne troverete una vasta gamma!

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“La vita, mio caro Watson, è infinitamente più imprevedibile di un romanzo, più di quanto mente umana non possa concepire. Non possiamo neanche immaginare cose che invece fanno parte della comune esistenza. Se potessimo librarci in volo sopra la città, scoperchiare i tetti e sbirciare dentro le case, i romanzi, con le loro banalità e le conclusioni prevedibili, ci sembrerebbero improvvisamente piatti, sorpassati e inutili.” SIR ARTHUR CONAN DOYLE, Le avventure di Sherlock Holmes

Grazie Alessia per avermi accompagnata, anche nell’acquisto di biglietti nella notte.

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