Le Gole del Verdon

Santuari di acqua e roccia.

di Martina Fortunati

con l’indispensabile aiuto “tecnico” e le foto di Ivan Foglia

Le profonde gole del fiume Verdon separano la terra per 21 chilometri creando un canyon impressionverdon111ante.

Falesie perfette, rapide da percorrere e belvedere affacciati sul vuoto; il Verdon non è semplicemente il santuario del climber, ma un luogo sconvolgente, calato nell’arroccato silenzio dell’Alta Provenza.

Il pacifico e polveroso paesaggio che accompagna la strada da Grasse fino a Castellane, infatti, precipita all’improvviso in una gola ripida, stretta e tortuosa, di pareti verticali rosse e grigie.

Alti fino a 1000 m, i muri di roccia proteggono le acque smeraldine del Verdon, che serpeggia tra Castellane e Moustiers-Sainte Marie, dividendo in due parti l’imponente altopiano.

E’ un legame tra acqua e roccia vecchio 100 milioni di anni, quello che ha dato origine al canyon del Verdon: dagli stessi processi che portarono alla formazione della catena alpina, infatti, si generò, nell’Alta Provenza, una enorme piattaforma calcarea (l’altopiano, appunto), che venne poi lentamente levigata, incisa e scavata dalle acque ricche di fluoro di un corso d’acqua verdissimo.

C’è un’unione indissolubile e sincronica all’origine delle Gole: mentre il Verdon scorreva incessantemente, sprofondando il suo letto, l’altopiano incessantemente si innalzava a causa di forze geologiche ancora in atto.

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Il canyon del Verdon è stato esplorato per la prima volta nell’Agosto del 1905 da una spedizione di speleologi francesi guidato da Alfred Martel. Partiti da Point Sublime, essi raggiunsero Le Caletas, la parte più occidentale delle selvagge gole. L’avventura fu ardua: tra i gorghi e le cascate del fiume il gruppo distrusse le imbarcazioni e la maggior parte dell’equipaggiamento da alpinismo. Più della metà dei partecipanti abbandonò l’impresa. Solo il geologo Édouard Martel, l’esploratore Armand Janet e la guida originaria di Rougon Isidore Blanc riuscirono a superare i 20 chilometri dì imbuti, corridoi e salti d’acqua fino a quel momento mai ammirati dall’uomo, per regalare alle generazioni future di trekker e alpinisti una visione, appunto, sublime.

E’ merito loro se oggi noi possiamo visitare, grazie  moltissimi sentieri e randonnée, il canyon più grande d’Europa.

Sentiero Plein Voir, sentiero Moustier La Palud, Sentier des Pecheurs, Sentier Bastidon, Grand Margès, Sentier de l’Imbut, Sentier Découverte du Lézard, Belvedere de Rancoumas… i trekking attorno alle Gorge del Verdon sembrano infiniti.

Il sentier Blanc Martel

sentierIl più famoso tuttavia è senza ombra di dubbio il Sentier Blanc Martel che, partendo o arrivando da Point Sublime raggiunge, in 15 chilometri, lo Chalet de la Maline.

L’eccezionale sentiero è attrezzato ed è stato rinnovato nelle scale metalliche e nelle passerelle nel 2013. Si può percorrere in autonomia, nei due sensi, con una torcia, sia dagli ingressi (con parcheggio) di Point Sublime e Couloir Samson, sia partendo dallo Chalet de La Maline. Nella stagione turistica un bus navetta collega le due località per il ritorno (6 € a persona), ma con un buon passo è possibile andare e tornare a piedi.  E’ da tenere presente che allo Chalet de La Maline è bello anche pernottare, nel caso si volesse partire con la luce dell’alba o arrivare al tramonto e fermarsi prima del rientro.veron33

Partendo da Couloir Samson è necessario affrontare immediatamente un tunnel artificiale lungo quasi un chilometro, una galleria buia che sembra essere stata creata per amplificare l’effetto sorpresa all’uscita.

Alzando lo sguardo infatti, occhi e bocca restano spalancati, al cospetto della lontanissima fessura da cui fa capolino una stretta striscia di cielo, ai piedi della falesia de l’Escales.

Durante la camminata si raggiunge spesso la riva del Verdon ed è una meraviglia rinfrescarsi nelle sue acque o sdraiarsi nelle spiaggette. E che dire delle grotte, profonde insenature scavate dall’acqua e anticamente sfruttate dai briganti per sfuggire alla giustizia.

Oltre al sublime spettacolo di acqua e roccia, nelle gole, destano meraviglia tutti gli esseri viventi che da esse vengono ospitati.

I grifoni, per esempio, maestosi rapaci che sorvolano le gole continuamente e che condividono la vista alare con un’altra specie protetta dal Parco Naturale Regionale del Verdon: i climbers!

Scalare nel Verdon

Le Gole del Verdon, questo lo sanno tutti, sono un paradiso per i climber: oltre 900 vie di calcare compatto, per un’arrampicata tecnica che regala alcuni dei più famosi e appassionanti multipitch della scalata sportiva, come Les rideaux de Cwendal, o Microsporum canis, nel settore Marni, o l’arcinoto L’ange en décomposition, che sale con tre soste lungo una linea perfetta, nel settore Fenrir.

Si dice che la spittatura dall’alto nacque proprio qui; nel buco d’aria che impedisce di arrivare all’attacco delle vie senza calarsi dall’alto dentro ad un vuoto gigantesco.

Vero è che dagli anni 80 le cose sono cambiate, l’interesse per il Verdon è stato rimpiazzato da mete più alla moda. La magia che avvolge questi luoghi è rimasta però intatta e l’atmosfera da “un tempo che fu” è diventata un valore aggiunto per tutti coloro che vivono lo sport come un’esperienza di vita.

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Alle pareti si accede da La Palud-sur-Verdon, un luogo in cui sarei voluta rimanere un po’ di più, nella speranza di assorbire quello spirito d’avventura e spensieratezza tipico degli anni ‘80.

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Una piazzetta, due bar, una boulangerie per un pain au chocolat a fine scalata e una chiesa chiusa. Sono tutti rilassati a La Palud, molti hanno scalato tutto il giorno, altri pagaiato, c’è chi, dal Rifugio de La Maline, è arrivato camminando dentro il canyon. Ora è estremamente calmante pensare che a La Palud non ci sia nulla da fare.

Niente, in teoria, ma chi accompagna i climbers senza arrampicare, può farsi una cultura sulle Gorges all’Écomusée de la Maison des Gorges, che organizza anche attività guidate: dalle passeggiate all’iniziazione all’arrampicata, fino alle lezioni di biologia sul territorio; oppure girovagare nel piccolo mercato domenicale di La Palud-sur-Verdon acquistando lo zafferano coltivato sull’altopiano del Verdon: uno dei prodotti certificati dal Parco.

Sebbene La Palud sia molto affascinante, la più famosa porta di accesso alle Gole è il borgo di Castellane: un luogo che profuma di antico, di lavanda e di locanda. Castellane è attraversata dal vecchio ponte su cui passò Napoleone e sorvegliata dall’alto da Roc, una spettacolare falesia di calcare con chiesetta sulla cima.

vvvA Castellane la Route Napoléon incontra i circuiti delle Strade della Lavanda, a Castellane si riposa, si beve qualcosa nel bar della piazza, si gironzola lentamente per le 4 vie che la compongono, si mangia in uno dei ristorantini del centro, allungando sulla panchina le gambe indolenzite; dopo una giornata di cammino, di arrampicata, di kayak o dopo aver raggiunto Chapelle Notre-Dame du Roc.

A una ventina di chilometri da Castellane, in direzione La Palud Sur Verdon, si incontra il migliore panorama sulle Gorges: Rougon.

Il minuscolo villaggio di Rougon è annidato sotto la roccia che ospitò il suo castello, di cui ora non rimane che l’incantevole vista sulle gole. Bisogna inerpicarsi sulla cima dello sperone di calcare per vedere l’interno del canyon; bisogna alzare gli occhi per scoprire un cielo mosso da aquile e grifoni.

Il Verdon in kayak

Anche se il livello del fiume è sceso parecchio dai giorni in cui la spedizione di Martel decise di esplorare il canyon, il Verdon rimane un fiume di grande importanza canoistica. Non è estremo per livello di difficoltà (passaggi di IV+), ma è piuttosto pericoloso. Nella parte centrale delle gole sono infatti diffuse nicchie e sifoni, dovuti alla conformazione calcarea.

Diverso il primo tratto delle gole, dal borgo di Castellane fino a la Maline, che è oggi facilmente accessibile in canoa anche ai principianti.

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Anche la parte finale del fiume, prima dell’arrivo al lago artificiale di Sainte-Croix, si può risalire in canoa, con un percorso più tranquillo, fino alle pittoresche cascate di Saint Maurin, usando veloci kayak biposto, dotati di vela e timone.

…nei dintorni

Nella Valle del Verdon, a Quinson, esiste anche un Museo Preistorico ( Musée de Préhistoire des gorges du Verdon). Molto divertente per i bambini e molto interessante per gli adulti, questo museo  ha anche un grande valore archeologico. Nel 2012, infatti, nella piana alluvionale dello Jabron, un affluente del Verdon, è stato scoperto un sito archeologico di eccezionale importanza poiché abitato nel paleolitico superiore dall’Homo sapiens. E’ quasi impossibile, al giorno d’oggi, fare scoperte di questo tipo. Il sito si chiama «Les Prés de Laure» ed è situato a  Compssur-Artuby (mezz’ora di auto da Castellane).

Allontanandosi un tantino (un’ora e trenta di auto) dalle Gole del Verdon ed entrando di 20140405_175800-172-zb7fatto nel Parco Regionale del Luberon, è possibile dormire in una bolla trasparente, ma con tutte le comodità e rispettando la sostenibilità ambientale. La proposta nasce da Attrap’Réves, l’acchiappa sogni, che ha pensato a una immersione totale nella natura, in cinque diverse località della Provenza.  Vicino alle Gole del Verdon, nel cuore del Parco naturale regionale del Luberon. Ogni bolla ha elevate qualità tecniche, in grado di proteggere dai raggi solari nocivi e di garantire un sistema di aerazione interna. Tutte le bolle sono dotate di bagno, con doccia e lavandino, di lanterne a dinamo, telescopi e mappa delle stelle. Un campeggio di lusso!

Come arrivare in Verdon

Dall’Italia il Verdon orientale (Castellane e La Palud-sur-Verdon) si raggiunge con l’A10 per Ventimiglia, quindi con l’autostrada francese per Cannes, uscita Grasse. Si segue poi la D6085 Napoléon in direzione Digne-les-Bains (150 km, circa 2 ore dal confine italiano).

Un distributore di metano automatico è disponibile a Nizza.

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