SYDNEY

…canGURI/jumping in Sydney

di Erind Guri

Quando pensavo all’Australia le prime immagini che si presentavano ai miei occhi erano l’Opera House e l’Harbour Bridge.

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Chiaramente c’è tanto altro di più affascinante che un ponte ed un teatro, in questo paese/continente, ma quelle 2 cose sono tremendamente iconiche.

Stanno all’Australia come il Colosseo all’Italia. (con le giuste proporzioni perchè Roma, per me, rimane inarrivabile. Ma questa è un’altra storia).

Se ancora non fosse chiaro, parliamo di Sydney. Con due Y e no, non è la capitale del paese. Capitale sì, ma del New South Wales e città più popolosa d’Oceania. Una delle realtà urbane più multiculturali del pianeta e principale centro finanziario del paese.

Le icone di cui sopra si possono ammirare già dall’aereo in fase d’atterraggio e l’immagine è davvero suggestiva.

Da Brisbane in poco più di un’ora si atterra al Kingsford Smith.

Il modo migliore per arrivare in città, a mio parere, è Uber. Ideale soprattutto se si è un gruppo di amici, dividendo e diminuendo così la spesa. Kings cross è il quartiere a luci rosse dove si concentrano, oltre ai locali, anche gli ostelli; ed è proprio li che per 30 dollari a notte abbiamo alloggiato (Hump Backpacker).

La zona è vivace ma tranquilla e dista solo 20 minuti a piedi dal centro della City.

La St. Mary’s Cathedral (Cattedrale di Santa Maria) è il primo edificio degno di nota dirigendosi verso il centro. Una grande costruzione neogotica relativamente giovane (vista da noi europei), come quasi tutti gli edifici “qui giù”, con circa 200 anni di storia. Affascina il contrasto tra lo stile della cattedrale e i grattacieli futuristici che la circondano.

Ma le icone che da sempre hanno accompagnato la mia immagine d’Australia incombevano e la mia curiosità aumentava.

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Ci addentriamo nel Royal Botanic Garden che oltre ad avere innumerevoli piante tropicali, mini foreste pluviali e stormi di Cockatoo (pappagalli bianchi con caratteristica cresta gialla fluo); è la miglior via d’accesso alla Macquarie Chair, un monolite roccioso a forma di sedia da dove si può godere di una vista meravigliosa della baia di Sydney e, appunto, finalmente, dell’Opera House e dell’Harbour Bridge.

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Nonostante il meteo londinese di quella giornata, la vista era comunque da cartolina, quella cartolina che da un po’ avevo in testa- e ritrovarsi lì, a pochi metri, era per me qualcosa di straordinario.

Dopo esserci soffermati ad ammirare la baia da lontano, ci dirigiamo verso il Cbd (ogni città in Aus ne ha uno) per ammirare da vicino ciò che poco prima avevamo scorto da lontano.

Per i più temerari c’è l’opzione che permette di arrampicare l’Harbour Bridge. Non è economica ed il prezzo varia in base al13221036_10153570748678483_1274075214112493688_n.jpg periodo della giornata in cui si vuole fare la scampagnata a centinaia di metri d’altezza. Ovviamente il momento più gettonato è il tramonto, che a Sydney regala sempre luci meravigliose, tempo permettendo. Già… il tempo… che nella nostra prima giornata non ci ha dato tregua tra acquazzoni improvvisi e fastidiosa pioggia fine.

All’ora di pranzo attraversiamo Circular Quay e dall’Opera House ci dirigiamo verso The Rocks, il quartiere più antico di Sydney.

 

Gli edifici sono bassi e le strade più strette. Ricorda vagamente Notting Hill a Londra. Personalmente il quartiere più affascinante della città, con un’atmosfera festosa ed accogliente.

Dopo un fish and chips veloce in un Irish Pub del quartiere, ci siamo addentrati nel mercato all’aperto che riempie durante il weekend le stradine di The Rocks, uno degli ultimi baluardi di storia (seppur relativamente breve) della città, che ha resistito negli anni all’avanzare inesorabile del cemento. Un must see.

Concludiamo la nostra prima giornata a Sydney con dello shopping, souvenirs per lo più, e alle 18 “rincasiamo”. Pensavamo che la nostra lunga giornata fosse giunta al termine ma sbagliavamo. Siamo finiti al Pachà con tutto l’Ostello; ma questo lo approfondiremo nella sezione”Nightlife” di #Martrip, se ci sarà.

Il secondo giorno, dopo una colazione veloce, decidiamo di dedicarlo a Bondi Beach. Bondi è una delle spiagge più famose d’Australia e del mondo, e sicuramente la più frequentata di Sydney; a soli 10 km dal centro.

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A Bondi si trova il Surf Life Saving Club più antico d’Australia. Un lungo fazzoletto di sabbia, di circa 1 km, dove la gente ama scollegarsi dalla frenesia della metropoli e trascorrere qualche ora immersi nella natura dedicandosi al surf, jogging, ad una nuotata nell’affascinante Iceberg swimming-pool, che dà direttamente sull’Oceano o semplicemente rilassandosi godendo della splendida cartolina vivente davanti ai nostri occhi, che poi è ciò che abbiamo fatto noi.

Da fare, la Coastal Walk da Bondi a Coogee Beach. Noi per questione di tempo non siamo riusciti; l’unico rimpianto del weekend, ma chissà, più avanti…

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Un hamburger veloce e qualche souvenir in Campbell Parade (la principale via di Bondi) e di nuovo “back in da city“.

Di nuovo in città.

Una cosa assolutamente da fare a Sydney è godersi il tramonto sulla baia sorseggiando un cocktail all’Opera Bar, osservando il calar del sole. Non c’è molto da scrivere a riguardo: penso le foto parlino da sole.

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Merito della natura ovviamente, che in questa parte del mondo pare essere alla fine di tutto l’attrazione migliore. Sulla via di ritorno all’ostello riusciamo anche a fare un minitour all’Art Gallery del Nsw.

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Consigliati da amici decidiamo di cenare a colpo sicuro da Lucio’s pizza a Darlighurst (breve camminata da Kings cross). Senza esagerare, una delle pizze migliori che abbia mai mangiato.

L’ultimo giorno in città lo dedichiamo alla immediata periferia, Chinatown e Darling Harbour. Prima però osserviamo incuriositi una imponente parata dei reduci militari per l’Anzac Day ( L ‘ANZAC DAY ricorre ogni 25 aprile ed è il giorno in cui si ricordano tutte le vittime delle forze armate australiane e neozelandesi di tutte le guerre. Lo stesso giorno, in Italia, è festa della liberazione).

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Il porto e Chinatown sono adiacenti e facilmente raggiungibili a piedi dal centro. La zona del porto è vivace, in continua evoluzione e piena di locali. Hard rock café, Acquario o Wildlife World: la scelta è ampia.

Noi abbiamo optato per una piccola gita col Ferry che ci ha fatto ammirare prospettive diverse della città. Scendiamo proprio davanti al Luna Park a Lavender bay, zona Kirribilli, dopo 15 minuti di navigazione circa. Siamo dalla sponda opposta dell’Opera House e lo skyline da quello “spot” era magnifico.

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Dopo in l’ultimo pranzo a Kirribilli ci apprestiamo ad attraversare a piedi il grande ponte e abbiamo anche l’onore di salutare l’idolo locale.

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L’idolo locale

Non devo più “Googlare” quelle icone o immaginarle. Seppur per poco le ho vissute. Quando avrò voglia posso recuperare tutto dal mio “hard disk interno”….
E ho ancora tanta memoria libera.

 

Saluto Sydney con un “arrivederci”

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Ostello, valige e aeroporto.

To be continued…

 

Il secondo pezzo del puzzle. Sydney. La non capitale dell’Australia. Grazie @Erind Guri. Perché questo nuovo mondo ci sembra grazie a te un po’ più vicino, un po’ più accessibile, un po’ più anche un po’ nostro.

 I testi e le foto sono di proprietà esclusiva di Erind Guri, autore e fotografo unico di questo post.

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