BELGRADO

chissà se riuscirò a comprenderla

di Martina Fortunati

Un convegno a Belgrado. Ero elettrizzata.

Prima che diverse persone smorzassero il mio entusiasmo: “Belgrado? La città più brutta d’Europa!”

Io che diffido sempre dei comparativi di maggioranza, minoranza e del superlativo relativo, quel giorno, mi lasciai influenzare. Sarà stato il ruolo che la Serbia ha giocato nei confronti della mia amata Bosnia, sarà che il motivo principale di quel viaggio non era la città, sarà che la preparazione del convegno non mi lasciava il tempo di sfogliare qualcosa che mi aprisse gli occhi sul contrario…

Sono partita per Belgrado pensando di trovare, se non altro, “un niente di che”.

Ho trovato una città rinata dalle sue ceneri. Nuova ma Autentica ma priva di un’identità definita o definitiva. 

Belgrade-graffiti

Una città incomprensibile. Sia nel primo senso verbo (prendere insieme) – Belgrado è talmente eterogenea che è difficile darle un colore d’insieme-; sia nel secondo significato. Oggi non so dire se sia bella o brutta, più divertente o più culturale, più originale o più ricostruita ecc. ecc. ecc.

Quando sul Telegraph ho letto di Belgrado come la capitale più cool di Europa ho pensato che stessero un pochino esagerando. Ma le esagerazioni fanno bene quando aumentano la forza della spinta verso il progresso e questo è il caso della capitale della Serbia.

La città bianca (Beli Grad) è una città vitale e moderna, il cui panorama creativo ricorda le vicine Zagabria e Ljubljiana.

Il materiale di partenza dell’effervescenza serba, tuttavia, a differenza delle capitali di Slovenia e Croazia, è fatto di mattoni, calcinacci, buchi precisi sulle pareti: è fatto con le rovine del passato. Un passato troppo recente per non lasciare attoniti. Un passato che costringe a sospendere il giudizio.

Ed è proprio questo risultato di riflessione senza meta e senza fine, a mio parere, che definisce la personalità completamente sfuggente di Belgrado.

A Belgrado convivono un ampio palcoscenico di locali e night club, una fortezza ottomana, un lungo Danubio incantevole, una via bohemiennes, i nuovi grattacieli, un ex Ministero della difesa completamente distrutto, una cattedrale ortodossa, un lago artificiale e ultramoderno, edifici completamente stracciati, un quartiere medievale.

Convivono, ma non si fondono. E questa mancata fusione è percepibile in ogni lato della città. Belgrado è un patchwork di mille filosofie di vita, di mille riflessioni, di mille ricordi dolci e pacati, amari e armati.

E questa mancata fusione è ciò che colpisce e sconvolge e rimane, anche dopo il rientro.

Le toppe del Patchwork

– Gli edifici amministrativi distrutti dalla NATO –

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Perché parto proprio da qui?

Perché ho l’impressione che qualcuno di voi nutra una specie di fastidio nei confronti della Serbia, legato ai crimini che a questo popolo vengono attribuiti nei confronti della vicina Bosnia, per esempio, della mia amata Bosnia, per esempio.

Ne ho l’impressione perché per me era così.

Belgrado la distruzione della città è moderna. E questo è straniante. Non si vedono proiettili, come a Sarajevo, o edifici crollati nel caos di una guerra di tutti contro tutti.

Ma fori; enormi ma calcolati; voragini precise, centrali, pensate, progettate. Progetti dei quali si può toccare l’estrema attualità.

A Belgrado la distruzione è pianificata. Ciò che ho imparato passando da qui è che esiste una potenza annientatrice in stile giardino orientale. Come quella generata dai bombardamenti della NATO nel 1999.

Fu la NATO ad infliggere a Beograd ben tre mesi di bombardamenti aerei. Il motivo che non oso chiamare giusto, perché la giustizia non si sposa mai con le bombe, fu il rifiuto di Slobodan Milosevic di porre fine alla pulizia etnica degli albanesi in Kossovo.

Più ci penso e ripenso e più la mia capacità di giudizio vacilla, oggi, qui. Ciò che non dimentico, tuttavia, è lo stupore mostruoso, spaventevole che provai, nel Novembre del 2012, attraversando le strisce pedonali di Kneza Milosa, alzando lo sguardo sui palazzi del Generalstab di Milošević, sede del Ministero della Difesa e dell’esercito federale.

L’ex ministero della Difesa serbo non è mai stato restaurato e anzi, dalle finestre distrutte si intravvedono ancora alcune mensole, piene di documenti.

Le motivazioni di questa mancata ristrutturazione sembrano essere attribuibili ad una mancanza di fondi.

E’ evidente, tuttavia, che questo spettacolo sconvolgente è una cicatrice ancora ben visibile dell’animo serbo, che resta come monitola frustata può arrivare senza sconti anche dalle forze alleate.

Il passante e il turista non possono non chiedersi se fosse davvero necessario tutto ciò. Il passante e il turista devono provare a comprendere e non arrivare ad una conclusione.

Forse è per questo motivo che il bando per recuperare queste strutture, vinto, tra l’altro, da un giovane architetto italiano e uno serbo, non è mai stato onorato.

Partite da qui, per non comprendere Belgrado!

-La fortezza e l’abbraccio dei fumi Danubio e Sava-

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La Cittadella di Kalemegdan è ciò che c’è di più lontano dalle non ricostruzioni della ex Jugoslavia.

E’ un parco perfetto racchiuso da fortificazioni perfettamente restaurate, risalenti al popolo celtico.

Attorniata da porte, tra le quali spicca quella della Torre dell’Orologio, contiene un Museo militare, diversi cannoni, uno zoo, un mausoleo e moltissimi runners mattinieri. Un copione perfetto per una città normale.

Se non fosse che alle spalle di Kalemegdan, perfettamente osservabile ai piedi del Vincitore, si può ammirare lo spettacolo del Danubio che abbraccia la Sava.

IMG_1629.jpgE’ questa confluenza che ci dice che anche il luogo più ordinario -se pur molto piacevole- della città, ha qualcosa di diverso.

La statua del Vincitore, alta 14 metri, non è posizionata al centro della fortezza, ma si affacia sul fiume. Il motivo? Le signore di Belgrado si lamentarono perché, essendo nuda, offendeva il decoro. Per questo gli organi genitali sono orientati verso l’acqua.

Dalla fortezza si accede a Knez Mihailova, la via più turistica, pedonale, negoziale, elegante, ma anonima della città.

Se non fosse così centrale e se non ci fossero diverse panetterie deliziose, vi direi di saltarla a piedi pari.

Qui vicino, tuttavia, potrete trovare la Balkanska, la strada dei cappellai, dove sorgono le botteghe che vendono cappelli fatti a mano, una tradizione della vecchia Belgrado.

Niente a che fare con la top 10 di Belgrado.

-Skadarlija-

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Skadarlija o Skadarska, questa si che vale davvero la pena.

Se tutte le città hanno una rapsodia bohemienne, bè, Skadarlija è quella che suona per Beograd.

IMG_1731.jpgUna via acciottolata in cui si trova l’Associazione degli scrittori Serbi e l’omonimo ristorante e moltissimi localini e negozietti vintage da sperimentare.

La strada culmina con un settore di edifici completamente affrescati, in modo da mimare la bellezza, imitazione che diviene bellezza essa stessa, con un tocco di fascino in più.

Belgrado che rinasce. Forse anche un po’ troppo, se si pensa che Skadarlija era in passato la culla della comunità rom di Belgrado.

Gli zingari e i poverissimi vivevano in mezzo a trincee abbandonate, di cui ora non rimane che la musica, proveniente da orchestrine rom ed artisti di strada.

Nel centro di Skadarlija c’è Mali Vrabac, che, ogni mercoledì sera, ospita feste folcloristiche che permettono di conoscere la cultura serba attraverso la sua tradizione, i costumi e, naturalmente, la danza.

– Il lungo Sava e Ada Ciganlija-

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Spesso relegato sul fondo delle guide di Belgrado, questo parco situato su un’isola della Sava è un luogo molto cool da cui si può avere accesso al lungofiume di Belgrado.

E il lungosava, a Belgrado, riserva qualche sorpresa agli amanti di porti, di ormeggi e di arte.

Savamala è un vecchio ed affascinante quartiere portuale lungo la Sava, rifugio di street artist belgradesi.

Passeggiando nelle vie Travnička, Braće Krsmanovića e Mostarska, ci si imbatte in una miriade di graffiti di artisti locali e stranieri.

Uno dei più famosi, tuttavia, si trova in via Karadjordjeva e si chiama “La Santa di Belgrado“.

Bellissimo l’arredamento riciclato al KC Grad, il club glorioso che ha inizio nel 2009 la rivitalizzazione della zona. E che dire del Mikser House, che a Savamala è uno dei luoghi social più glamour della città, con esposizioni d’arte contemporanea e, alla sera, musica techno. Il tutto accompagnato da piatti di cucina balcanica.

savamala

Semplicemente passeggiando sul lungo Sava potrete stupirvi delle numerose chiatte adibite a locali di tendenza, discoteche stilose chiamate splavs, palafitte moderne alternate a barconi abbandonati pieni di fascino.

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E che dire dei 6 ponti progettati da architetti contemporanei (tra i quali il nuovo Ada: il più lungo del mondo a un singolo pilone) che ospitano rosse automobili retrò, irriducibili pescatori ed anziani col cappello?

E infine…

…Ada Ciganlija: un luogo rilassante in cui potrete godere di attività sportive che solo le piccole capitali consentono ai turisti in toccata e fuga.

Pedalate sul fiume lungo le numerose piste ciclabili, andate in kayak e sup, fate sci nautico nel lago artificiale, oppure bungee jumping.

Dorcol

Dorcol e i suoi edifici strascicati, è il quartiere dove da secoli convivono ebrei e musulmani con tedeschi, armeni e greci. Dorcol dove locali e negozi sono aperti fino a tardi, Dorcol attraverso Studenski Trg (piazza degli Studenti).

Dalla piazza spostatevi fino ad arrivare alla Federal Association of Globe – Trotters: quando sono entrata in questo luogo ho capito che avrei dovuto impegnarmi per esserne un’ammiratrice degna. Spero che Martripblog riesca nell’intento, prima o poi.

Mobili, oggetti, lampade, tappeti, tessuti, libri, quadri, provenienti da tutti i luoghi del mondo vengono accolti in un seminterrato simbolo dell’antica volontà dei fondatori di uscire restando da una Serbia ai tempi isolata da tutto il resto del mondo.

Non si può spiegare l’atmosfera che si respira in questo luogo.

 I locali di Belgrado

La senza paragoni nightlife di Belgrado si trova senz’altro sui boat club, barconi attraccati oltre il ponte Brankov e fino al parco dell’Amicizia o sulle zattere di Brodarska a Novi Beograd, per gli appassionati di musica dance elettronica.

Oltre le straordinarie splavs, però, Belgrado offre una gamma di locali davvero assurda se si pensa alle dimensioni del centro.

La verità è che oltre ai quartieri destinati alla movida vera e propria -come le chiatte sul Danubio e sulla Sava e la Silicon Valley belgradese- ogni ristorante, galleria, caffè e quartiere di Beograd, si trasforma nella notte in un palcoscenico di locali, dj, giovani e night club, dove la vita scorre ballando fino al mattino.

Troverete di tutto, ma dopo mezzanotte entrare nei locali è impossibile, e tornare a casa in taxi molto difficile. Così, a Belgrado hanno inventato il very expensive Belgrade one Night vip, servizio che per 250 euro mette a disposizione un autista e permette l’ingresso veloce nelle discoteche di tendenza (belgradeatnight.com).

-I musei-

Il Museo Zepter raccoglie la collezione privata della mecenate Madlena Zepter: 350 tra opere, sculture, disegni e tele di artisti serbi del XX e XXI secolo.

supermarketbelgradoSupermarket. Ovvero 1.400 mq di discount nato ai tempi dell’ex-Jugoslavia che oggi ospita musei e gallerie di design, concept store e locali dove si ascolta musica d’avanguardia, uno spazio multifunzionale dove trovare oggetti d’arredo di designer emergenti e marchi di moda avantgard. Non è un museo vero? Be, visitatelo con la stessa attenzione con cui vi aggirate per le sale della Tate!

il Belgrade Waterfront Galerija

Un progetto avveniristico di riqualificazione urbana, corroborato da nomi del calibro di Daniel Libeskind e realizzato in joint venture con una società degli emirati Arabi, riguarda un’area di oltre un milione di metri quadri sulla sponda est del fume Sava e trasformerà Belgrado nella Dubai dei Balcani. 

 

Ciò che rimane una costante…

Nonostante l’accelerazione del mutamento urbano, con architetture avveniristiche destinate in futuro a trasformarne lo skyline, la città conserva, infatti, i propri ritmi e stili di vita: non si pranza prima delle tre del pomeriggio e si cena dalle nove di sera; nei ristoranti a tavola è permesso fumare e si brinda con la rakia (liquore di frutta fermentata).

A differenza di ciò che qualcuno mi aveva “spifferato”, Belgrado è una città sicura. Una prova di questo è la tranquillità con cui si può passeggiare, anche la sera tra le aiuole del Tasmajdan Park.

Belgrado è accogliente. Gli italiani sono poi privilegiati dall’esistenza di un accordo ventennale tra il governo italiano e quello serbo relativo alla vendita di energie rinnovabili, di cui la Serbia è produttrice e dalla conseguente presenza in città e dintorni di aziende, assicurazioni e banche italiane.



D+

Ljubodrag Andric è un importante fotografo di Belgrado,  che ha lavorato anche in Italia sia nel campo della fotografia di architettura, sia nel settore pubblicitario. I luoghi di Andric sono spesso indefinibili anche se il suo stile si vuole iperrealista. Paparoni scrive di lui «Porre l’accento sulla non identificabilità dei luoghi e sulla finitezza delle forme geometriche equivale per Andric a voler riportare l’immagine a se stessa per far prevalere l’analisi sulla narrazione, a dimostrazione del fatto che, come afferma Wittgenstein, il significato del linguaggio non dipende dal modo in cui la realtà si manifesta, ma dal linguaggio stesso, che anticipa le condizioni di significato e di senso delle cose».

 

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2 pensieri su “BELGRADO

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