ROCCHETTA MATTEI

La culla dell’Elettro Omeopatia. La Rocchetta di Cesare Mattei

di Martina Fortunati

La bellezza ama nascondersi, dietro alla tesa del tuo cappello.

DSC_0247Hai incrociato ogni giorno l’amore della tua vita e l’hai incontrato dopo trent’anni, hai mangiato scatolette per quaranta senza renderti conto che il tuo talento e la tua passione si chiamava Cucina, hai studiato a Bologna, sciato all’Abetone, curiosato nell’Appennino Tosco Emiliano senza sapere, fino a ieri, che esisteva anche la Rocchetta Mattei, sogno surreale di un genio italiano.

 

Ceramiche, soffitti a volte, finestre in stile moresco, torrette coronate da coperture dorate a cipolla, merli medievali, cariatidi a forma di gnomi e spaventosi ippogrifi a guardia dell’entrata, scale a chiocciola ad effetto speculare, Granada, Cordova, Mosca….

le architetture fantastiche fatte costruire nel 1850 dal conte Cesare Mattei sui resti di un antico castello medievale di Matilde di Canossa, catturano la mente non più delle storie del castello rievocate dalla guida.

corova alla rocchetta mattei
La Chiesa del castello, come la Cattedrale di Cordova

Prima tra tutte la storia della nascita dell’Elettro Omeopatia, per la quale la Rocchetta Mattei è stata costruita.

L’elettromiopatia, è una terapia medica nata grazie all’ingegno di Cesare Mattei. Una medicina che , con l’utilizzo di erbe naturali ed un metodo di preparazione segreto, si proponeva di curare l’uomo da ogni suo male.

La terapia elettromeopatica doveva agire sul fluido nervéo elettrico del corpo, in modo da originare un equilibrio tra tra le cariche elettriche. La parte dolente doveva essere ricondotta allo stato naturale tramite ingredienti di tipo erboristico di facile reperibilità, ma utilizzati in modo segreto.

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La statua dell’Arpia che tiene il Mondo, nell’ingresso. L’Arpia/Malattia viene lasciata fuori dalla patria dell’Elettro Omeopatia.

Questa medicina si diffuse in breve tempo in tutto il mondo e molti medici ne attestarono i risultati. Mattei curava i poveri gratuitamente e riceveva nel suo castello moltissime personalità, tra cui lo Zar.

Un attestato della diffusione dell’Elettro-Omeopatia nel mondo intero è il riferimento più che esplicito all’invenzione di Cesare Mattei, da parte di  Fëdor Dostoevskij ne I Fratelli Karamazov che, addirittura al demonio, fa dire:

«Ma che filosofia e filosofia, quando tutta la parte destra del corpo mi si è paralizzata e io non faccio che gemere e lamentarmi. Ho tentato tutti i rimedi della medicina: sanno fare la diagnosi in maniera eccellente, conoscono la tua malattia come il palmo delle loro mani, ma non sono capaci di curare. [..] Disperato, ho scritto al conte Mattei a Milano, che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica.»

Il Conte Cesare Mattei era un uomo stra – ordinario.

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Cesare Mattei

Curava il diavolo di Dostoevskij, faceva lavorare tutta la popolazione di Riola e Grizzana Morandi,  conduceva una vita da castellano medievale e arrivò addirittura a crearsi una corte, con tanto di buffone.

Fece costruire la «sala dei 90» appositamente per ospitare un banchetto in occasione dei suoi 90 anni, volle una chiesa come la cattedrale di Cordova e un cortile come quello dell’Alhambra di Granada, giochi ipnotici e contaminazione di stili architettonici (moresco, medievale, arabo, ecc.) un ponte levatoio per non essere perseguitato, e panorami e cose, che noi non sappiamo e che ahimé non sapremo mai.

Come non sapremo mai, a meno di non incontrarne il fantasma,  se è vero che fu straziato dai dolori quando morì a 87 anni e che lo accompagnarono dopo quando, disperato per lo stato di abbandono della magione, secondo una leggenda, continuò ad aggirarsi nelle stanze del palazzo.

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Gli stemmi di Casa Mattei

Perché questo castello venne davvero abbandonato.

Gli spazi versavano in un grave stato di degrado e gli archivi sull’elettromeopatia erano stati raccolti nell’Archivio Museo intitolato a Cesare Mattei, ma trasferiti in un’altra sede (oggi ai Fienili di Campiaro).

Tutto il Castello è costruito grazie a materiali estremamente poveri, tra cui vincono gesso e la carta pesta.

Questo spazio dai toni esotici ed esoterici, che ha acceso negli anni la fantasia di registi come Pupi Avati che nel 1968 vi girò Balsamus, l’uomo di Satana e Marco Bellocchio che lo scelse per ambientarvi il suo Enrico IV, rapisce lo sguardo ed entusiasma.

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Inutile dire che non potete non fare una visita, non foss’altro che per la valle che la ospita. E’ a 45 km da Bologna e a meno dall’Abetone e da Sestola.

Le visite libere sono vietate, ma i visitatori potranno essere accompagnati da guide. Martripblog non ama le visite guidate, ma la Rocchetta ha una storia così ricca che vale la pena seguire un cicerone.

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