BOSNIA

Bosnia. Fiumi di storie, storie di fiumi

di Martina Fortunati

Vacanza in Bosnia.

Se hai qualche dubbio, sappi che ti capisco. Ti capisco soprattutto perché io non ho scelto di andare in Bosnia. Io ho scelto di andare a Sarajevo.

Sarajevo
Sarajevo

Ma, per fortuna, avevo un’auto; ma, per fortuna, non avevo prenotazioni e per fortuna che, dalla frontiera a Sarajevo, non ho guardato esclusivamente la cartina.

Perché la Bosnia ha tante di quelle storie da raccontare … da lasciare senza parole persino Sharāzād.

Quella in Bosnia, sarà una vacanza riflessiva. Nel senso che dovrai continuare a riflettere.

Persino quando il tuo ragazzo si fermerà a fare pipì lungo il tragitto, ti toccherà pensare. Alle mine.

1266692_10151604431808483_997228484_oPerché in Bosnia, nel 2016, devi ancora prestare mooooltissima attenzione a dove metti i piedi.

La Bosnia Erzegovina è il terzo paese al mondo per numero di mine antiuomo presenti sul territorio. Sono quasi 3 milioni le mine presenti ancora in Bosnia, che risalgono al conflitto del 92/95 e che sono state posizionate, per lo più, in modo casuale.

Per questo motivo, quando andrai in Bosnia e vedrai le sue foreste intatte, conoscerai una delle motivazioni di questo mancato disboscamento, ma dovrai frenare la voglia di andare ad esplorarle, senza informarti attentamente.

Con foreste che coprono poco più del 40 per cento del paese, la Bosnia ha la terza riserva forestale d’Europa in ordine di dimensioni.

Con acque straordinariamente impetuose che scorrono nelle sue vene, la Bosnia è verde!

Ed è tutto questo  che ti consiglio di visitare, prima di fare tappe a Sarajevo e Mostar, i centri più importanti del paese.

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Passando tra colline, montagne, campagne, gole e piccoli centri, inizierai a conoscere la Bosnia passando per i bosniaci e, quando giungerai alle due capitali della nazione, sarà come arrivare al culmine di un’esperienza costruttiva e commuovente.

Perché, molto probabilmente, lungo la via ti capiterà di ascoltare le storie di molti; storie che renderanno intensissima la visita ai cimiteri di Sarajevo; storie che ri-conoscerai nelle ricostruzioni proiettate nel centro di Mostar.

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Perchè la Bosnia, nazione paesaggisticamente ed architettonicamente splendida fu interrotta da un incredibile atto di profondo odio etnico. Incredibile perché croati e musulmani bosniaci hanno un’etnia comune. Discendono infatti da un solo popolo slavo prima della conquista ottomana.

In Bosnia serbi,croati e musulmani si sono massacrati, ciascuno con una crudeltà inaudita, praticando pulizie etniche e crudeltà efferate. Essi distruggevano reciprocamente chiese, moschee, cimiteri, musei, monumenti che erano altrettanti pegni della presenza storica delle varie nazionalità bosniache nei diversi luoghi della regione.

Dalla guerra di Bosnia nessuno esce innocente.

LA BOSNIA E I SUOI FIUMI

Il nome Bosnia ed Erzegovina deriva da Bosna, il fiume che nasce vicino a Sarajevo e significa “acqua che scorre”ed Erzegovina, che significa “Ducato”. 

I fiumi che conferiscono il nome al Ducato dell’acqua che scorre hanno un fascino silenzioso e nascosto.

vrbas-2Emergono imponenti ed impetuosi dalle gole che vi circondano mentre, appena superato il confine croato, state guidando verso Sarajevo.

  • LA VALLE DELL’UNA

Il primo, vi farà dimenticare il mare croato: l’UNA.

Il numero uno, lo dice il suo nome, saltella nel Parco Nazionale dell’Una. Le sue limpide acque color smeraldo corrono impetuose formando bellissime rapide, come quelle Kostelski Buk, e terminando nella magnifica cascata di Štrbački Buk.

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Štrbački Buk

Questa è una cascata di 24 metri, molto frequentata da kayaker e appassionati di rafting, che si riuniscono qui, per tre giorni a Luglio, in occasione della Una Regatta, che va da Kulen Vakuf a Bosanska Krupa.

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Bihac

Il punto di appoggio per vedere la splendida e verdissima Valle dell’Una è sicuramente Bihac, una piccola cittadina situata proprio sulle sponde dell’Una.

Mentre si passeggia per le strade e le rive assonnate di Bihac, mentre si partecipa alla Regatta o all’Ekobis, la fiera internazionale dell’ecologia, mentre di beve una birra dopo una discesa sull’Una, sembra impossibile che poco più di 10 anni fa’, questo territorio sia stato devastato dalle bombe dei separatisti serbi.

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I Mulini ad acqua

E infatti si cerca di non pensarci troppo, almeno qui, dove i muri distrutti o forati sono ancora una minoranza, dove regnano i gommoni per il rafting, le canne da pesca degli appassionati di tutta Europa, le fortezze ed i conventi che vivono all’interno dei piccoli paesi medievali, i mulini ad acqua e le piccole dighe fai da te, ma, soprattutto, i covoni di fieno, ovunque, a perdita d’occhio, con ancora la falce infilata nella sommità.

Attorno all’Una ruotano diverse leggende locali. Una su tutte, quella che dona il nome alla cittadina di Martin Brod (il guado di Marta).

Marta era infatti una fanciulla follemente innamorata di un soldato e, per raggiungerlo, attraversò il fiume Una ed annegò proprio nelsuo punto di confluenza con l'Unac. Oggi, a riscatto di quest’amore incompiuto la confluenza tra Una e Unac è, pare, un luogo propizio per chiedere la grazia della nascita di un figlio.

Se state cercando un figlio potrete bagnarvi nelle acque dell’Una in prossimità di questo punto, Marta pregherà perché i vostri desideri si realizzino.

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Martin Brod (Il guado di Marta)

In alternativa, potete spostarvi di 18 km ed arrivare alla bella fortezza di Ostrozak, uno spettrale castello dove probabilmente Marta e qualche altro fantasma trovano riparo.

Oppure un giretto a Bosanska Krupa.

  • LE GOLE DEL VRBAS

Percorrendo la strada che da Banja Luka porta a Jajce, potrete osservare completamente la bellezza delle Gole del Vrbas, un grandioso serpente che cinge l’area collinare boschiva della valle di Banja Luka.

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Le Gole del Vrabs si snodano tra piccoli villaggi medievali, laghi (il Plivsko Jezero, ad esempio), catacombe, casette e mulini e venditori di buonissimo miele.

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Fantastico miele bosniaco

Banja Luka, la cittadina che sorge sul Vrbas, è la seconda città della Bosnia per importanza, la cui principale attrazione è rappresentata dalla Chiesa Ortodossa del Cristo Salvatore.

Saltate la visita a Banja Luka, se avete poco tempo, e dirigetevi nella bellissima città fortificata di Jajce.

Jajce è letteralmente costruita su una cascata. Alta 21 metri, la cascata di Jajce, è il punto di incontro dei fiumi Pliva e del Vrbas.

DSC_0225Dopo aver visto la Valle dell’Una e le Gole del Vrbas, è possibile che questa cascata vi appaia un po’ “finta”.

Non temete, Jajce vi ha riservato altre bellissime sorprese…

jajce.jpgDurante il percorso fermatevi a mangiare in qualche locanda ed assaggiate ed acquistate i buonissimi formaggi bosniaci: da Vlasicka Kuca, a Travnik, per esempio!

  • LE CASCATE DI KRAVICE

Apoteosi del fiume!

Quando, nel viaggio di ritorno, vi fermerete alle famosissime Cascate di Plitvice in Croazia, non potrete fare a meno di paragonarle a quelle di Kravice che, sebbene più piccine, sono molto più accessibili.

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Le Cascate di Kravice

La vegetazione che le ospita è rigogliosa, l’acqua del fiume Trebizat scende in modo maestoso, lo spettacolo è meraviglioso eppure… eppure vi sarà concesso bagnarvi in queste acque e persino bere una birra sulle sue rive!

A due passi dalla (ahimè) famosa Medugorje, a 50 km dalla splendida Mostar, le cascate di Kravice non saranno facili da raggiungere: armatevi di pazienza e… di un navigatore aggiornato!

…last but not least…

  • LA VALLE DELLA DRINA

Il fiume più grande, più importante e più conosciuto della Bosnia!

Esso è il sangue che da vita al Parco Nazionale di Sutjeska.

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Il Ponte sulla Drina

Percorrete con l’auto la meravigliosa strada che parte da Trebinje e arriva a Foca, così da poter ammirare in tutta calma le gole di calcare e le altissime Cascate Skakevak che cadono per 72 metri.
SkakavacLa coppia di fiumi che da origine alla Drina è composta dal Sutjeska e dal Tara, ma è quest’ultimo che, fuoriuscendo dalla gola più profonda d’Europa, da origine alle 21 rapide più amate da chi pratica rafting!

Rivolgetevi ad una delle molte agenzie di rafting presenti a Foca per vivere un’esperienza esaltante e, anche, per dormire in una delle piccole casette di legno in riva al fiume.

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E se Foca vi sembra un po’ troppo sporty style, non temete, la Valle della Drina vi ospiterà a Visegrad, la cittàdrina-foca resa celebre dal conosciutissimo romanzo Il Ponte sulla Drina. E’ questo ponte che dona visibilità al territorio circostante, poiché inserito nell’elenco dei siti considerati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Il romanzo di  Ivo Andrić traccia la storia di Višegrad e della Bosnia stessa grazie ad una serie di racconti e aneddoti ambientati nelle vicinanze del ponte o sopra ad esso.

La storia dona rilievo ad un’area costantemente al confine tra Impero ottomano ed Europa, tra cultura orientale e religione musulmana e cultura occidentale e cristiana. Il romanzo è considerato da alcuni una lettura importante per la comprensione della storia della ex-Jugoslavia.

Interessante è anche il monumento ai partigiani situato all’estremità del Parco Nazionale di Sutjeska.

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Monumento ai partigiani, Parco Nazionale di Sutjeska
  • LA GROTTA DEL FIUME BUNA e BLAGAJ

Blagaj, un minuscolo paese, formato esclusivamente da un piccolo monastero derviscio in legno, un Tekija, un chiosco di informazioni e qualche ristorantino; prende il nome dal clima che la contraddistingue, dato cheblagain lingua bosniaca significa “mite”.

Blagaj si estende intorno alla tana del fiume Buna, una grotta scavata in splendide pareti in roccia carsica.

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La Grotta del fiume Buna

In alto, annidate su una formidabile parete rocciosa dove vola il rarissimo grifone, ci sono le rovine del quattrocentesco castello di Herceg Stjepan, insediamento illirico del II secolo avanti Cristo poi fortificato dai Romani.

Herceg-Stjepan

In basso invece appaiono le case sul fiume, fra le quali si notano alcuni esempi di architettura ottomana del XVII-XVIII secolo, e molti ristorantini in cui potrete assaggiare la specialità della casa: trote alla griglia con una corona di patate e verdure.

Situato vicino a Mostar, Blagaj è un luogo incantato, che non potete permettervi saltare.

MOSTAR, capitale dell’Erzegovina

MOSTAR

Nonostante vent’anni di pace, Mostar è tuttora una città divisa, con doppia amministrazione, doppi servizi, doppia polizia, doppia posta.

La “città che custodisce il ponte“, perché questo è il significato del suo nome, ospita anche molti altri motivi per raggiungerla e fermarsi ben più di due giorni.

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Fu lo Stari Most a favorire la nascita della città che si chiamò appunto Mostar.

Oggi essa è un’elegante e viva cittadina sul fiume Neretva, composta da vicoli acciottolati e colmi di negozietti ricercati, ristoranti e terrazze, spiagge in cui è possibile sdraiarsi al sole e locali di ogni sorta.

La caratteristica Kujundziluk, ad esempio, è una strada affollata di botteghe, caffè e ristoranti ad essere tutelata dall’UNESCO.

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Furono gli Ottomani, a partire dal XV secolo, a far prosperare Mostar: aprirono botteghe, Mostar-casa-ottomanacrearono commerci e innalzarono moschee come quella di Mehmed Pasa, eretta nel 1617 sulle rive della Neretva.

A Mostar, c’è anche un esempio di storica residenza ottomana dagli arredi originali: casa Muslibegovic, costruita nel 1867 e oggi in parte adibita ad albergo.

E il turismo è la principale risorsa di Mostar, una città mai ripresasi dalla guerra, con una disoccupazione oltre il 50%.

Come Sarajevo, Mostar è stata interamente ricostruita dopo la guerra.

A cominciare dall’antico ponte (Most) a gobba d’asino sulla Neretva lungo trenta metri e alto ventiquattro.

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La distruzione, il 9 Novembre ’93, avvenne ad opera dei croati che sparavano contro i musulmani.

Progettato nel 1566 dall’architetto Hajruddin, Stari Most fu abbattuto dalle forze croate il 9 novembre 1993, ricostruito e di nuovo inaugurato il 23 luglio 2004.

In realtà la ricostruzione, sebbene raffinata e precisa nella struttura e nei materiali, non eguaglia il vecchio ponte. Manca il sapore di antichità in quelle mura.

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Minima rilevanza militare, grande rilevanza simbolica. Il ponte rappresenta la storia turca della città.

Ai tempi in cui fu costruito, il ponte di Mostar era il più lungo ponte in pietra d’Europa. Composto da mille e mille grossi blocchi di pietra connessi da incastri e tasselli, era l’opera più complessa realizzata dagli architetti ottomani. Questi ultimi erano molto attivi in Bosnia, dove costruirono venti ponti simili, tra cui il sopracitato Ponte sulla Drina di Višegrad. Tuttavia, la tecnica usata da Hajruddin per costruire lo Stari Most resta misteriosa.

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Molte leggende rispondono alle altrettante domande. Come tenne in piedi i ponteggi sul fiume per quasi un decennio? Come trasportò e fissò i massi in alto?

Hajruddin moriva alla vigilia dell’inaugurazione e al momento di togliere i ponteggi d’appoggio, dette disposizioni per l’eventuale funerale.

Poi, la guerra.

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Dal 1945 al 1992, La Bosnia Erzegovinaha fatto parte delle repubbliche federali della Jugoslavia socialista.

Abitata da bosniaci musulmani (44 per cento), serbi (31 per cento) e croati (17 per cento), scelse l’indipendenza il 29 febbraio del 1992 con un referendum boicottato dalla comunità serba.

In Aprile 1992 scoppiòle-rose-d-sarajevo la guerra tra serbi e croati, con l’assedio di Sarajevo da parte dei serbobosniaci (appoggiati dal presidente jugoslavo Slobodan Milošević).

Il conflitto serbo-bosniaco si concluse con gli accordi di Dayton del novembre 1995, che mantennero la Bosnia come stato federale unitario, diviso in due entità distinte e autonome: la Repubblica serba e la Federazione croato-musulmana.

La guerra causò almeno centomila morti (un bilancio definitivo non esiste) e due milioni di profughi.

Nel 1990 Mostar superava i 100.000 abitanti ed era il capoluogo dell’Erzegovina, la regione bosniaca protesa verso l’Adriatico.

Gli abitanti erano al 40% musulmani, al 30% croati cattolici, al 30% serbi ortodossi.

La vicenda di Mostar esemplifica il conflitto bosniaco degli anni Novanta.

Nella città è un «tutti contro tutti». Inizialmente sono i serbi contro i croati e i musulmani. Obbligati i serbi al ritiro, non senza infliggere loro una pulizia etnica, si affrontano croati e musulmani. Prevalgono i croati, con i musulmani in parte cacciati. Infine la città vede l’afflusso di numerosi croati oggetto di pulizia etnica da parte dei musulmani nella Bosnia centrale. Sicché Mostar diventa principalmente croata, con i musulmani raggruppati sulla riva sinistra della Neretva.

La distruzione del ponte significava il rigetto di una Mostar al plurale.

La città doveva diventare la capitale della Bosnia croata, come Sarajevo lo era della Bosnia musulmana e Banja Luka della Bosnia serba.

Nonostante vent’anni di pace, Mostar è tuttora una città divisa, con doppia amministrazione, doppi servizi, doppia polizia, doppia posta.

Nel 2013 il Tribunale dell’Aja ha condannato per crimini di guerra sei capi politici e militari dei croati d’Erzegovina, e la distruzione dello Stari Most è uno dei reati loro addebitati.

Nel 2016, seduti sulle sponde del fiume, potrete pensare a tutto questo, mentre guardate l’acqua gelida e attendete il volo di qualche ardimentoso tuffatore che si tuffa nelle acque gelide.

Il Terrorismo in Bosnia

La Bosnia detiene nel centro dell’Europa un triste primato, quello del numero più alto di foreign fighters (terroristi in patria) dopo Giordania, Tunisia e Arabia Saudita. La Bosnia ha 92  combattenti per milione di abitanti, dislocati all’interno di 10 villaggi e reclutati dall’imam Husein Bosnic -che tutti chiamano Bilal, il più grande reclutatore europeo di jihadisti-.

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Bosnic, che aveva comprato ben 8 ettari di terra a Bosanska Bojna, è stato arrestato e condannato  in Novembre 2015 a 7 anni dal tribunale di Sarajevo con l’accusa di «reclutamento di persone della comunità salafita, diventate parte dell’Isis allo scopo di compiere attentati terroristici».

La scelta di Bosanska Bonja non è però casuale.  In questa terra, chiusa tra le montagne europee più ruvide e nascoste, non ci sono controlli e si è molto vicino agli Stati del Nord. Bosnic lo sa bene e lo sanno anche i suoi sponsor arabi che gli hanno messo in mano i dollari del deserto per realizzare un masjid (un centro di preghiera) .


 

Le lacrime della Bosnia non sembrano, dunque,  finire. Come non finiscono le acque che scorrono sul suo corpo. Per questo motivo, ogni momento passato in questa terra, mi ha fatto pensare alla poesia della poetessa sudafricana Philippe Yaa de Villiers, Il fiume:

Un giorno la Hillbrow Tower prese a piangere.
Vere lacrime sgorgarono lungo i suoi fianchi
raccolte nelle grondaie 
e si riversarono per Banker Street, 
e quando gli altri palazzi videro la sua tristezza
presero a piangere anche loro.
Ben presto singhiozzò l'intera città,
le lacrime si unirono alle lacrime 
e riempirono valli e depressioni.
Riempirono le koppies
e confluirono a City Deep,
scrosciando su Gold Reef City
affogando Fordsburg
sommergendo Soweto.
Fluirono fino a diventare un fiume
che ci portò dentro la notte
dove i nostri sogni crebbero
più alti dei palazzi
più alti dei palazzi


D +

  • Da Leggere.
  • La Bosnia Erzegovina è divisa in due entità amministrative: la Federazione croato musulmana, dove vivono soprattutto i croati e i bosgnacchi, cioè i musulmani bosniaci, e la Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina. La Federazione croato musulmana è divisa in dieci cantoni (ognuno con il suo governo autonomo), ulteriormente suddivisi in 79 municipalità. La Repubblica serba è invece divisa in sette regioni, che raggruppano 63 municipalità. Le due unità hanno ciascuna un Parlamento, un presidente e un primo ministro. Il paese è governato da una presidenza tripartita (di cui oggi fanno parte il musulmano Bakir Izetbegović, il croato Dragan Čović e il serbo Mladen Ivanić, che si alternano alla guida
    dell’istituzione ogni otto mesi) e dal presidente del consiglio dei ministri, nominato dal parlamento federale di Sarajevo. Attualmente il presidente del consiglio è Denis Zvizdić, musulmano, del Partito di azione democratica.
  • La Bosnia in UE: L’Unione Europea persegue da tempo una politica volta all’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali. La Croazia ha aderito per prima, nel 2007, mentre Montenegro, Serbia, ex-Repubblica jugoslava di Macedonia e Albania sono candidati ufficiali. Attualmente, Bosnia-Erzegovina e Kosovo sono potenziali candidati. Il presidente del Consiglio dei Ministri della Bosnia Erzegovina, Denis Zvizdic,alla fine del 2015, ha annunciato che la Bosnia intende avanzare la richiesta di adesione all’Unione Europea, poiché «non c’è alternativa all’integrazione».Poi, l’UE rilasciato una dichiarazione in cui sono stati ripercorsi i passi avanti compiuti dalla Bosnia-Erzegovina nell’ultimo anno, tra cui l’impegno per le riforme sottoscritto a febbraio 2015 e l’entrata in vigore dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, stipulato sette anni prima.

  • La musica bosniaca. Dubioza KolektivNo Escape (from Balkan). Interessante anche  il video, che riproduce i classici paesaggi della campagna balcanica. FREE.MP3 (THE PIRATE BAY SONG). 

  • https://www.youtube.com/embed/RH5HzsKpfSM?rel=0&controls=0“>A Perfect day: Il film dello spagnolo Fernando León de Aranoa. Ambientato in Bosnia, nel 1995, potrebbe essere uno dei tanti posti al mondo tragicamente segnati dalla guerra. Tratto dai racconti della scrittrice Paula Farias, ex medico di Emergency, è diretto da un regista che – già autore di documentari in Bosnia e in Africa – conosce bene la tragedia dei confitti. Protagonisti Tim Robbins e Benicio del Toro, Melanie Thierry e Olga Kurylenko. Compito della squadra è recuperare un corpo finito in un pozzo, prima che l’acqua in tutta la zona ne resti contaminata. 

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