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BOLOGNA

LA MIA BOLO!

di Martina Fortunati

-Visita una città con chi la vive ogni giorno!

Non credo sia la giusta strategia.

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Se vi avessi descritto Bologna nei giorni in cui essa faceva parte della mia quotidianità, probabilmente, sarei incappata in un milione di errori.

Il caffè migliore spaziava, per me, da quello del bar sotto casa (il nome mi è sconosciuto) a quello del bar vicino al portone della mia Facoltà (il nome mi è sconosciuto).

La migliore osteria era quella che per comodità ed economia sceglievamo più frequentemente. Di cui conoscevamo il gestore, che si fermava a chiacchierare con noi a fine serata, che probabilmente non lo farebbe con un turista qualsiasi.

Visita una città con chi l’ha vissuta. Con chi l’ha lasciata. Con chi torna raramente, per vivere il ricordo.

Ecco perché io sono la persona giusta. Sono un’esperta di ciò che vi rimarrà appiccicato all’anima, quando ve ne andrete.

Posso dirvi cosa vive nei miei ricordi, molto lontani dal mio essere “studentessa di filosofia a Bologna“… ahimè!

Perché questo è ciò che, fondamentalmente, deve portare con sé un viaggio: il desiderio irrealizzabile di restare, il desiderio prolungato e irrealizzato di tornare, la possibilità di sopravvivere nel ricordo della bellezza.

In primis bisogna arrivare.

Eccoci qui. Scendete dal treno. A meno che non siate venuti in macchina. Nel secondo caso, vi consiglio di parcheggiare lungo i viali della città. Allo Staveco, per esempio.

San Petronio e Piazza Maggiore

Nel primo caso, percorrete tutta Via Indipendenza, senza farvi distrarre troppo dai negozi e dai portici.

Bologna ha 37 km di portici. Arrivate dritti al cuore di Bologna.

Arrivate in Piazza Maggiore, passate davanti alla fontana del Nettuno di Giambologna (scoprite perché è uno dei segreti di Bologna) e proseguite. Arrivate di fronte a San Petronio. Maestosa bellezza (incompiuta)!

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Ebbene sì, la divisione marmo/materiale laterizio grezzo, NON è voluta. La leggenda vuole che il progetto non sia stato portato a termine per non rendere San Petronio più grande e bella di San Pietro. San Petronio è infatti la sesta chiesa più grande d’Europa e la quarta in Italia. Molto più probabilmente, essa non è stata completata per motivi economico-politici.

E che dire del Crescentone, la piattaforma sopraelevata in pietre, che spesso funge da palcoscenico naturale e che non dovrete calpestare prima della laurea! (la lista di ciò che non si deve fare pre-lauream è molto lunga!)

All’interno della Basilica è presente un affresco di fondamentale importanza per la contemporaneità occidentale: esso raffigura Maometto avvolto dalle fiamme, torturato e seviziato da demoni feroci.

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L’estremo affresco di Giovanni da Modena, che compete a livello caricaturale con le vignette di Charlie Hebdo, fa sì che San Petronio sia sempre controllata, poiché considerata a rischio attentati terroristici.

Nonostante la mia tendenza ad innamorarmi dei particolari nascosti, a dare la precedenza agli angolini, ai dettagli … ogni volta che arrivo davanti a San Petronio capisco perché essa sia stata costruita al centro di tutto.

Adesso che siete in Piazza Maggiore, entrate in Sala Borsa, una delle mille bellissime biblioteche di Bologna che, oltre ad essere tale, è anche una piazza etrusca, sito archeologico sopra al quale potrete camminare in pausa studio.

Passate sotto la volta ad arco di Palazzo del Podestà e scoprite un altro segreto di Bologna.

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Il Compianto del Cristo Morto, Santa Maria della Vita

Spostandovi di qualche centinaio di metri, all’interno della chiesa di Santa Maria della Vita in Via Clavature, troverete il Compianto del Cristo Morto, una scultura in terracotta a grandezza naturale composta da sette figure. Davvero notevole anche per chi, come me, non conosce la Storia dell’Arte.

Il Quadrilatero del cibo di strada

E se siete in Via Clavature, non potete perdervi la passeggiata nel Quadrilatero, un’antica zona di Bologna che, partendo da Via Rizzoli, si dirama in vicoli stretti e odorosi, traboccanti di merci esposte sui banchi, animati da commercianti vocianti e dall’andirivieni dei clienti.

Esso è il cuore commerciale del centro storico di Bologna che, sviluppatosi nel Medioevo, ha una importante storia artigianale e commerciale.

Non perdetevi via Drapperie e via Pescherie, sedi di storiche macellerie, pescherie, salumerie, banchi di frutta e verdura, panifici, tipiche gastronomie, gioiellerie e altre attività artigianali e commerciali specializzate.

E’ qui che si trova iIl Mercato di Mezzo, storico mercato coperto bolognese, rimasto chiuso per anni e riaperto da Coop Adriatica nel 2014, sede di numerosi esercizi enogastronomici molto pop (Birra Baladin, Eataly, ecc.) ma anche di piccoli e curiosi negozietti, aperto alle 8 a mezzanotte, che renderà possibile una degustazione di fritto misto mattutina o notturna.

E’ qui che si trova, anche, un’osteria unica nel suo genere, poiché da a tutti la possibilità di sedersi e bere un bicchiere di buon vino, portando il cibo da casa: è l’Osteria del Sole. L’atmosfera che si respira in questo locale tra le mura medievali è davvero bonacciona, amichevole, bolognese.

Da qui, avete due possibilità: mettetevi faccia a faccia con San Petronio e decidete:

1) DESTRA: Shopping di lusso in via Farini, la bellezza di Piazza San Francesco, l'ebbrezza di Via del Pratello, la spesa al Mercato delle Erbe, lo shopping di classe in Via Sant'Isaia, ecc. ecc. ecc.
2) SINISTRA: la bellezza+++ di Piazza Santo Stefano, l'imponenza buffa delle Due Torri, l'ebbrezza colta di Via Zamboni, il fascino del Ghetto Ebraico, le vie che si dipanano dalle Torri, ecc. ecc. ecc.

La scelta è ardua. Bologna non è posto da “toccata e fuga”!

Partiamo da sinistra, vi va?

Da via delle Clavature arrivate sotto le Due Torri: non vi sarà difficile trovarle.

Le Due Torri

Alta e dritta: Asinelli, storta: Garisenda. Se non siete laureandi, potete permettervi di salire sulla prima e ammirare un panorama sorprendente, nascosto a coloro che stanno in basso: i mille e mille giardini interni di Bologna, macchie di verde tra i tetti marroni.

So che già tutto questo vi basta, per stramarla… non siete neanche a metà!

Considerate che le due, delle 24 torri che impreziosiscono il perimetro del centro di Bologna, sono il punto di congiunzione di 5 splendide vie: (partendo da sinistra, lasciando san Petronio alle spalle) Via Zamboni, Via San Vitale, Strada Maggiore,Via Santo Stefano, Via Castiglione.

Se non morissi dalla voglia di portarvi nel mio posto del cuore, vi direi di imboccarne una a caso, e andare a zonzo. Tutte sboccano sui grandi viali che cingono il centro di Bologna e ognuna possiede piccoli e grandi tesori, nascosti nelle vetrine, sui marciapiedi, dentro ai bar, nelle osterie (come l’Osteria De’ Poeti, in via Castiglione) e nelle piazzette.

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Osteria De’ Poeti

Se siete in via Castiglione e non avete ancora fatto colazione non potete perdervi una deliziosa Colazione da Bianca. E per “colazione”, intendo che non potete permettervi di entrare ed ordinare un caffè. Minimo un cappuccino schiumoso e una delle pastine e dolcetti esposti come fossero gioielli.

In via Marchesana non perdetevi l’Hidden Forest Market, un adorabile negozio shabby chic monomarca, che merita una visita , anche se non siete in vena di shopping.

SANTO STEFANO

Ma vi ho promesso “la perla” e allora vi condurrò lungo via Santo Stefano, fino a Piazza Santo Stefano, innanzi alla straordinaria Basilica di Santo Stefano, vale a dire la Chiesa delle Sette Chiese!

La leggenda narra che la Basilica fosse stata commissionata da San Petronio in persona, per ricostruire in un unico complesso i luoghi della Passione di Cristo e il Sacro Sepolcro di Gerusalemme, cosicché i Bolognesi ed i pellegrini potessero ripercorrere le tappe del Calvario senza dover affrontare un lungo e pericoloso viaggio.

Nel libro Andare per le Gerusalemme d’Italia Franco Cardini spiega bene come Gerusalemme venne ricostruita in vari luoghi d’Italia, dopo essere diventata inaccessibile.

La Chiesa fu edificata sopra un preesistente tempio pagano dedicato ad Iside Vincitrice, per questo il complesso fu intitolato a Santo Stefano, il primo martire cristiano, il cui nome in greco significa “Corona di Vittoria”, ricordando così Iside Vittoriosa.

Al di là dello stupore nello scoprire, di chiesa in chiesa, i tesori della Basilica; la bellezza del complesso risiede soprattutto nel luogo in cui è collocata: Piazza Santo Stefano, una splendida distesa di ciottoli sui cui si affacciano meravigliosi palazzi.

Qui, ogni secondo week end del mese si tiene il bellissimo Mercato Antiquario Città di Bologna. [Settembre, 8-9 Ottobre, 12-13 Novembre, 10-11 Dicembre, 17-18 Dicembre 2016].

Godetevi Piazza Santo Stefano by night, mangiando un gelato della gelateria Gianni o bevendo una birra seduti sui ciottoli!

Oppure andate a bere un bicchiere di buon vino e qualche tigella all’Osteria L’Infedele, proprio lì dietro, in via Gerusalemme.

Guardando la Basilica, sulla sinistra, troverete l’ingresso di un’altra “chicca” molto chic di Bologna, la Corte Isolani, uno splendido passaggio che collega Strada Maggiore a Piazza Santo Stefano e che ospita una cioccolata calda sublime: Il Caffè della Corte!

Da qui, ma anche da qualsiasi altro posto della città, raggiungete Ruggine, che non voglio descrivere, perché lo rovinerei, perché parla da sé. www.ruggine.bo.it

Giacché siete in Strada Maggiore, potete perdervi un pochino trascinandovi da un negozio all’altro, esplorando le viuzze che portano in san Vitale (dove potrete mangiare un altro strepitoso gelato al Gelatauro),

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oppure, se siete vicini all’orario dell’aperitivo, potete risalire Strada Maggiore in direzione delle Due Torri e fermarvi al Cabala Café per uno spritz, accompagnato da mille e mille stuzzichini!

Qui potete anche fermarci a mangiare nella tipicissima Osteria di Broccaindosso.

Il Quartiere Ebraico

Qualunque sia stato il vostro tragitto, la meta che vi consiglio di raggiungere è Via Dé Giudei, l’inizio del quartiere ebraico di Bologna che si estende nel triangolo disegnato da via Zamboni e via Oberdan.

Via Dé Giudei, Via Canonica, Via dell’Inferno, Via del Carro, Via Valdonica, Via Oberdan… perdetevi in queste stradine, nei vicoli, nei passaggi seminascosti e nelle botteghe artigiane di alta qualità che delle origini conservano non solo la struttura, ma anche l’atmosfera! Andate a vedere la ex Sinagoga in via del Carro 16, e la bocca di Palazzo della Malvasia, da cui usciva vino per la popolazione affamata.

Non vi sarà difficile essere empatici verso la comunità ebraica, ghettizzata in questi luoghi a causa della bolla Cum Nimis Absurdum, nel 1555. Prima di quell’anno, Bologna era stata sempre completamente aperta alla comunità ebraica, come testimonia l’istituzione, nel 1488, di una cattedra di Storia dell’ebraismo all’università.

Arrivati a questo punto, vi capiterà certamente di non volervene andare mai più, di qui.

Nel Ghetto di Bologna, infatti, non c’è davvero niente da “visitare”; si può però inspirare un soffio di autenticità, ci si può commuovere pensando alla storia, si può, più semplicemente, innamorarsi dei vicoli, sotto i quali scorre l’Aposa, dei passaggi sopraelevati, del silenzio, dell’atmosfera assorta.

Nel cuore del ghetto di Bologna, il Museo Ebraico (via Valdonica 1/5, 051/2.91.12.80) documenta la storia della presenza ebraica a Bologna e in Emilia Romagna; aperto da domenica a giovedì, 10-18; ingresso 4 €.

Per trattenere tutto ciò, per esaltare questa calma intensa, vi consiglio, vivissimamente, di fare un salto da Camera a Sud, il mio “preferito di tutta Bologna”.

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Via Piella e le acque di Bologna

Qui vicino, fra via Marsala e via Bertiera, troverete il più bello tra i segreti di Bologna, la finestra di Via Piella, che vi farà comprendere come Bologna sia anche città di canali. La finestrella di Via Piella, tra i civici 16 e 18, infatti, si affaccia sul Canale delle Moline.

E’ uno dei pochi canali a non essere stato asfaltato. Andateci, assolutamente, quando c’è acqua!

A tutti quelli che ameranno questo lato di Bologna, quello di antica città d’acqua, ma anche quello sotterraneo, perduto, ermetico, consigliamo di prendere visione del sito http://www.amicidelleacque.org/chi-siamo/ !

Tra Bologna e l’elemento acquatico, infatti, esiste un rapporto antico e sconosciuto.

Bologna, che nel XIII secolo era la quinta città europea per popolazione e il maggior centro tessile d’Italia-in particolare la produzione della seta-, aveva bisogno d’acqua, sin dal Medioevo, per produrre l’energia essenziale per alimentare le attività manifatturiere e commerciali. Alla fine del XVII secolo a Bologna c’erano oltre cento mulini.

Del fitto sistema idrico oggi rimangono tracce nella toponomastica.

Bologna città delle terme” è il nome di un libro di Angelo Rambaldi, il quale ripercorre la storia delle terme bolognesi partendo dal primo insediamento romano del I sec. d. C., fino ad arrivare ai giorni nostri. Questo volume è distribuito presso i centri di Mare Termale Bolognese, consigliatissimi a chi si ferma più di una settimana in città e ha voglia di rilassarsi e divertirsi.

Se vi fermate a fare fotografie in Via Piella al tramonto non potete perdervi un aperitivo alla DROGHERIA Food Wine & Spirits di via Augusto Righi 28, a 100 metri di distanza da via Piella, a 200 da via Indipendenza. Il luogo dove porto i miei amici, anche nel dopo cena bolognese, a bere cocktails perfetti, e sprits equilibrati, accompagnati da stuzzichini.

VIA ZAMBONI

E adesso che siete qui… non vorrete certo perdervi i famosi “punkabbestia di Bologna“, vero? No, scherzo … mi sembrava questo il modo migliore per introdurvi nel cuore pulsante della città più studentesca del mondo: la magica, bohemian, intellettualedisinistra, ebbra, elegante, sciancata, intelligente, drogata VIA ZAMBONI.

Che poi, per me, è sempre e solo VIA ZAMBONI, 38; Dipartimento di Filosofia.

Qui, dalle 9.00 a.m. alle 20.00 p.m., vedrete quasi esclusivamente studenti e docenti universitari (e segretarie, e librai, e coloro che lavorano per far mangiare gli studenti, e per farli bere, e anche per farli fumare, e così via). Dopo le 20,00… troverete di tutto un po’… qualche tempo fa, vi avrei detto… “scavalcherete gente bellissima che elabora idee bellissime bevendo birre buonissime e mangiando cibo spazzatura”. Ora, probabilmente, vi limiterete ad aggirare le medesime persone, perché di sedersi in terra non se ne parla.

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L’Alma Mater Studiorum ovvero l’Unibo

L’Unibo? Non è un’università. E’ L’Alma Mater Studiorum, la più antica università d’Europa, dove studiarono Dante, Petrarca e Copernico! La sua scuola giuridica esisteva già nel 1088.

E’ grazie all’Alma Mater di Bologna che nel 1970 è stato concepito il corso di laurea DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo), successivamente istituito in molti altri atenei italiani.

Solo dopo aver frequentato altri atenei ho capito che la cittadella universitaria di Via Zamboni e dintorni è qualcosa che non molte città possiedono. Oggi un progetto di riqualificazione della cittadella universitaria promosso dall’Università di Bologna ha reso possibile l’apertura di alcune sale studio fino a mezzanotte: la Biblioteca di Discipline Umanistiche, la Biblioteca giuridica “Antonio Cicu”, la Biblioteca “Walter Bigiavi” e la Sala studio di Palazzo Paleotti.

In via Zamboni c’è anche altro. Tipo il Teatro Comunale, tipo i Musei Universitari, con la terribile sala delle cere anatomiche (bleah!).

Tipo c’è un ottimo ristorantino super low-cost greco (To Steki), tipo anche gli arancini più buoni della Sicilia (Marranzano). E poi, imboccando una stradina laterale all’altezza del civico 32 (via del Guasto), si arriva in via Centotrecento, dove potrete sorseggiare un tè verde sensazionale.

Le Osterie di dentroporta

Arrivati a questo punto, è doveroso fare una super pausa culinaria, che più che culinaria è osteriaria, perché il senso dei luoghi in cui vi spingo con tutte le mie forze, ora, esce dai limiti del mangiare del buon cibo e vi conduce dentro a una canzone di Guccini (sebbene queste osterie siano molto “dentro porta”).

1) Il Marsalino

2) Osteria dell’Orsa (aperta per ferie tutta l’estate)

3) Cantina Bentivoglio (ti piace il jazz?)

4) (non centra nulla con Guccini, ma magari con Cremonini anche sì) Le Stanze. Caffé ospitato all’interno della Cappella privata della famiglia Bentivoglio.

Tutto in zona! Tutto da provare!

E adesso, vi porto a visitare un altro luogo del cuore, uno di quei posti che ogni volta che ci torni ti commuovi e, giuro, non è solo perché ci ho vissuto 3 anni … ci ho vissuto 3 anni perché mi commuoveva!

IL BINOMIO PIAZZA SAN FRANCESCO – VIA DEL PRATELLO

che per vari motivi riuscirebbe a trovare posto anche in una TOP ONE.

PIAZZA SAN FRANCESCO

Come vivrebbe un gigante in una piccola piazzetta molto raccolta? Piazza San Francesco e Bologna dimostrano che sarebbe nel suo luogo ideale. La Basilica di San Francesco si esibisce, infatti, in una discreta maestosità, simbolo di una maestosa spiritualità.

Vi accoglierà al mattino, mentre leggete un romanzo sulle sue vuote panchine, vi accoglierà la sera, mentre chiacchierando berrete una birra.

Vi accoglierà sempre e solo con calore. E vi farà innamorare.

IL PRATELLO

Questo è il luogo che vi consiglio di frequentare, la sera, se avrete la malaugurata idea di passare un’unica notte a Bologna. E’ certamente il luogo più autenticamente vivo di Bologna. Dove nacque, tra gli altri, Radio Alice [vedi il paragrafo dedicato]!

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Via del Pratello è tempestata di osterie, come

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Il Cantinone, osteria e cantina
  • Il Montesino;

di pub (come il Mutenye); bar, oltre ad essere terra natale del Circolo di sperimentazione artistica Cesare Pavese…

  • Il Mutenye: è un locale storico, dove si respira davvero quello che mi manca, quando mi manca Bologna. L’atmosfera è di quelle super sciallate, che ti permettono di fare delle chiacchiere interessanti (nondabar) mentre ascolti musica e ti diverti. Hanno una vasta selezione di birre e liquori, ma se chiedi un cocktail fighetto bé, ti risponderanno che no, non lo fanno. CI PIACE!

Dal 1910, in Via Ugo Bassi, ad un passo dal Pratello, esiste un mercato che ospita in numero uguale studenti e massaie: Il Mercato delle Erbe!

Gli studenti entrano qui alla ricerca della verdura “in scadenza” a basso costo; le signore della city si aggirano per le varie “treccole”, le bancarelle che erano sparse per la città prima del 1910 e che ora sono qui riunite. Esiste, qui, anche un ristorante minimal di solo pesce: Banco 32 e un locale interessante: Altro?.

Fate attenzione a quello che comprate al Mercato delle Erbe! Siano benvenute frutta, verdura, mostarde, sottoli ecc.ecc.ecc.; ma se avete bisogno di pasta fresca e primi di gastronomia, allontanatevi di 100 metri dal mercato e raggiungete Le Sfogline.

Questa bottega felsinea, specializzata nella preparazione di: tortellini, tortelloni di ricotta, prezzemolo e parmigiano, lasagne bianche o verdi, passatelli, gnocchi, tagliatene, rosette di ricotta e prosciutto cotto, gramigne (chiamate così perché ricordano la forma del seme dell’omonima pianta) e strozzapreti; è famosa in tutto il mondo grazie alle dritte date in diretta dalla BBC.

Una su tutte?

Gli spaghetti alla bolognese non esistono!

In via Nazario Sauro si trova anche Fiordaliso Caffetteria Pasticceria, un locale totalmente gluten free. Si stenta a credere che tutte le delizie che Fiordaliso propone dalla colazione agli aperitivi siano preparate senza glutine. Squisito per i non celiaci è un paradiso per i celiaci.

IL FUORI PORTA

LA BOLOGNINA

«Bologna è una città dove si vive bene!», mi viene da dire dopo averla vissuta per diversi anni.

Poi leggo le classifiche annuali sulla qualità della vita, stillate da quotidiani come Il Sole 24 Ore e rimango perplessa. Bologna nel 2015 è 12° per qualità della vita e 110° per sicurezza.

Tutta colpa della Bolognina (o del Bolognino), maledetta sia!

Lo storico quartiere, oltre via Matteotti, famoso per La Svolta della Bolognina (o del PCI), è conosciuta per essere la patria del malaffare. Non bastava aver scoperto di recente che Bologna e l’Emilia sono le nuove patrie dell’‘ndrangheta… furti, vetrine infrante, violenze, risse tra bande, estorsioni: tutto questo sembra accadere in Bolognina, in quella zona a ridosso del centro, a ridosso di tutte le meraviglie di cui sopra, dove mai, mai manderei mio figlio a vivere!

Eppure… eppure… in quella zona dell’oltre ponte, dove comprare una casa non è ancora impossibile, dove si tengono conferenze su Marx ed Engels, dove le aree abbandonate sono le regine, dove “occupare“(e occuparle) è un verbo diffuso -soprattutto sui muri (La casa è di chi la abita)-, dove il teatro di strada, il centro sociale coperto di graffiti e il collettivo sono la dimensione preferita; c’erano, ci sono e stanno prendendo piede anche attività volte ad esaltare queste particolarità, ad illuminarle di una luce positiva.

E’ questo il caso del Museo per la Memoria di Ustica, con l’installazione, opera di Christian Boltanski, composta dalla carcassa dell’aereo recuperato dalle acque, da 81 luci e 81 specchi, che portano con sé 81 sussurri strazianti, in memoria delle 81 vittime della strage;

il caso di Fermento Bolognina, in via Serra;

della molto più famosa Trattoria di via Serra, nell’omonima via, di Le Golosità di Nonna Aurora (in Via Fioravanti è il luogo giusto in cui scoprire la vera cucina bolognese abbinata a vini del territorio),

de Un punto macrobiotico, in via Tiarini…

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La strage di Ustica fu una tragedia aerea avvenuta il 27 giugno 1980. Un aereo di linea Itavia, decollato dall’Aeroporto di Bologna e diretto all’Aeroporto di Palermo, si squarciò in volo e cadde in mare tra le isole di Ustica e Ponza. Nell’evento persero la vita tutti gli 81 occupanti dell’aereo.

…da Settembre 2015, è questo il caso di S.O.S School of Sustainability, una scuola di formazione nata in via Flora grazie alla collaborazione dello studio di architettura Mario Cucinella Architects (MCA) e l’associazione no profit Building Green Futures (BGF), aperta a giovani creativi, ricercatori, professionisti, imprese ecc. e volta alla formazione di nuove figure professionali nel campo della sostenibilità, in grado di affrontare le sfide del futuro e governare i processi di trasformazione in atto.

La mia sfida? Portarvi da turisti in Bolognina…magari dopo il terzo giorno di permanenza in città!

Via Saragozza

Una delle mie preferite, via Saragozza prende, per me, avvio dallo strettissimo portico di Via Senzanome e arriva fino a San Luca con un unica sosta: Villa Spada.

E’ in questa biblioteca regale che ho imparato chi fosse Heidegger, è nel suo immenso parco che ho discusso per la prima volta su l’Essere e il Nulla.

Questo, era il posto giusto.

Porta Saragozza è una delle più famose tra i varchi superstiti nella terza cinta di mura della città.

SAN LUCA

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Il santuario di San Luca, nel suo complesso, può essere considerato il luogo più bello di Bologna. Quando dico nel suo complesso intendo il lunghissimo porticato che porta al santuario vero e proprio che già, di per se’, è uno splendore e poi, ancora, i sentieri che iniziano da questo importante luogo votivo mariano, per raggiungere o la vicina Chiusa di Casalecchio (Sentiero dei Bregoli) oppure la lontana Firenze (Via degli Dei).

Il percorso per arrivare a piedi al Santuario di San Luca prende avvio presso l’arco del Meloncello, in fondo a via Saragozza, al margine sud-occidentale del centro storico di Bologna. Qui, si trova anche un’ottima trattoria, pochi tavoli e tanta qualità: il Meloncello.

La salita pedonale al colle, dove è posto l’edificio sacro, avviene sotto un lungo e continuo porticato che ripara i pellegrini dalle intemperie. L’arco è una splendida struttura barocca, realizzata nel 1732 da Carlo Francesco Dotti, autore anche dei disegni del santuario. II percorso è coperto grazie a 666 archi per 3.796 metri di salita.

«Sarebbe una costruzione degna dei Romani», annotò nel suo diario Charles de Brosses, viaggiatore francese che lo vide appena completato, «se, invece dei brutti pilastri quadrati accoppiati, avessero messo colonne in stile; ma, anche così com'è, non manca di sorprendere per la sua esecuzione»

Alle spese di costruzione concorsero tutti i cittadini, senza distinzione di ceto. La lenta salita dispensa larghe vedute sulla città e sulle colline ed è cadenzata da stazioni devozionali.

Al termine dell’ultima rampa si giunge al santuario della Madonna di San Luca. Qui si conserva l’icona della Madonna col Bambino, che la tradizione vorrebbe dipinta dall’evangelista Luca.

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Dopo aver visitato il santuario, non perdetevi la vista di san Luca circondata dalla vegetazione dei colli bolognesi e, se avete voglia di camminare, seguite via Monte Albano accompagnati dalle edicole della Via Crucis, scendendo verso Casalecchio attraverso un folto bosco.

Camminerete attraverso un percorso sacro, la “Via dei Bregoli” che gli abitanti di Casalecchio utilizzavano per raggiungere il santuario.

Al fondo della salita incontrerete la chiesa di San Martino e, sulla sinistra, il giardino di villa Talon, fino all’affaccio sul fiume Reno e la chiusa di Casalecchio.

LA CERTOSA

Qui, potrete visitare la chiesa di San Girolamo alla Certosa, iniziata nel 1334 e dotata di una pianta interna a “T” rovesciata, poco comune, che conserva notevoli opere d’arte.

MANGIARE SUI COLLI BOLOGNESI

A pranzo a cena sui colli di Bolog

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na. Dove andare? Una serie di proposte molto personali sui posti che non mi perderei.

L’Osteria dal nonno è un grande classico dei colli bolognesi nonché una delle osterie più antiche di Bologna. Non potete perdervelo se avete poco tempo per gustare Bologna. Si trova a pochi passi da San Luca è specializzato in tigelle e crescentine e ha uno spazio all’aperto abbastanza grande per consentirvi di ammirare i colli in tutta la loro autenticità. La vista è fantastica, il cibo delizioso, il servizio cordiale, ma tipico, eccellente, ma veloce. Insomma…venite venite venite!

Se ciò che conta per voi è la location e non solo e non abbastanza la qualità della cucina, se di locali tipicissimi ne avete abbastanza e volte qualcosa di nuovo ed incantevole bé, non vi resta che provare Fienile Fluo. Un luogo che mi manca tantissimo, davvero ineguagliabile. Non solo il panorama, non l’arredamento, lo stile, l’atmosfera, ma l’atmosfera d’insieme. Lo spirito del luogo. Le critiche che leggerete sulla cucina, i prezzi o l’attesa non gli rendono giustizia.

Bologna e cinema

A Bologna nasce e cresce anche una delle più antiche cineteche d’Europa: il Cinema Lumière, che ha una programmazione molto ricca ed esclusivamente in lingua originale e che è conosciuta per aver restaurato tutta l’opera di Charlie Chaplin!

E a Bologna nasce Pupi Avati, che qui ha ambientato moltissimi film, che spesso prendono i nomi di luoghi bolognesi a lui cari, come Gli amici del Bar Margherita, storico bar in via Saragozza.

Bologna in musica

Dalla, Guccini, Rossini, Respighi, Morandi, Bersani, Carboni, Cremonini.

Merita una visita il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, che ripercorre sei secoli di storia della musica europea.

Trattoria da Vito
Da Vito, via Paolo Fabbri

Ma merita una visita, anche, Da Vito, un’osteria imperdibile di Bologna, dove Guccini incontrava Umberto Eco [vedi il paragrafo dedicato] per discutere magari di crittografia, dove Dalla passava molto tempo libero. A due passi dalla casa dove Guccini ha passato buona parte della sua vita, a due passi dal civico 43 di Via Fabbri, titolo di una sua famosa canzone. Via Paolo Fabbri, 43, appunto.

Bologna e la Radio, ovvero RADIO ALICE

La più famosa radio libera italiana, Radio Alice iniziò a trasmettere il 9 febbraio 1976 in una soffitta di via del Pratello 41 sulla frequenza fm 100.6 MHz, utilizzando un trasmettitore militare in precedenza usato su di un carro armato statunitense, reperto della seconda guerra mondiale.

Il primo pezzo fu l’inno americano suonato da Hendrix all’alba a Woodstock

La rivoluzione di Alice a Bologna fu la diretta telefonica (il mezzo del mezzo!) senza filtri e la soffitta in via del Pratello fu teatro della famosa irruzione della polizia del 12 marzo 1977, con distruzione dei macchinari, arresto dei presenti (5 fra cui Valerio Minnella e il fratello), la fuga sui tetti di altri 15 amici.

L’audio dell’irruzione è in rete: «c’è la polizia… sono entvati, sono entvati, siamo con le mani alzate…».

Radio Alice rivoluziona il linguaggio (la coop si chiamava «Studi e ricerca sul linguaggio radiofonico»), ha un successo immediato e travolgente (quando arrestano Bifo, tra i fondatori, la radio «porta» 10 mila persone in piazza), racconta in diretta la vita della città.

In nome della comunicazione libera e liberata, il microfono di Radio Alice venne aperto a chiunque e di trasformare la radio in strumento di produzione culturale attraverso l’organizzazione di concerti e di raduni giovanili.

Radio Alice non aveva palinsesto, ma una redazione diffusa, le trasmissioni nascevano di ora in ora.

Ma dopo tredici mesi muore. Morte precoce. Come quelle delle «J» rockstar: i 27enni Jimi, Janis, Jim, e Jones. Il 12 marzo 76 venne chiusa. Troppo innovativa e incontrollabile.

Da vedere il documentario di Guido Chiesa, Alice è in Paradiso.

Bologna e l’arte figurativa

A Bologna esistono miliardi di ateliers e di musei, ovviamente, e di gallerie d’arte davvero interessanti. Una su tutte merita, per me, di essere segnalata, principalmente per la vasta e variegata popolazione che ospita quotidianamente. ONO ARTE CONTEMPORANEA è una galleria che interattiva, che diventa negozio e lounge bar. Essa si occupa di tutte le forme dell’arte: fotografia, videoarte, grafica, installazioni, libri, oggetti di design e abbigliamento, documentari, musica, vinili.

Spesso accoglie mostre monografiche su musicisti e cantanti!
Otto Gallery, in Via D’Azeglio, arte contemporanea e incontri che miscelano diversi linguaggi del sapere.

Il Museo Morandi (via Don Minzoni 14) e Casa Morandi (via Fondazza 36),poi, propongono la più rilevante collezione pubblica dei dipinti del celebre pittore bolognese Giorgio Morandi. L’itinerario tra i luoghi morandiani può proseguire nell’Appennino Bolognese, nei pressi di Grizzana Morandi, che qui soggiornò e lavorò a lungo.

I TATTOO DI BOLOGNA

E’ il 1993, quando Bologna diviene la protagonista della prima grande convention del tatuaggio italiana.

tattoo-convention-1993-bologna

In quegli anni tatuarsi era una pratica riservata a soli adepti, in quegli anni a Bologna c’era Marco Pisa, il tatuatore di Dave Grohl, che sarebbe diventato il batterista dei Nirvana e dei Foo Fighters.

Così, Bologna è la città natale del tatuaggio italiano. Si può dire. Marco Pisa è il primo tatuatore ad aprire uno studio tattoo in Italia, seguito da Marco Leoni, Luca Bernacchia e Luca de Siena.

E’ il 2016 e il Tattoo Expo Bologna è tornato (all’Unipol Arena di Casalecchio dall’8 al 10 Aprile), grazie all’iniziativa di Marco Leoni e del suo Body Markings Studio. Questo evento non sarà solo un’esposizione, ma anche un concorso, alla fine del quale al vincitore verrà data la possibilità di partecipare alla alla Saba Tattoo Convention che si terrà a Kota Kinabalu, in Borneo.

I Graffiti e i graffitari, Bologna e Blu

BBBB Bologna sta a Blu come Bristol sta a Banksy. Anche se Blu è di Senigallia, i suoi primi graffiti con la bomboletta sono apparsi nel centro storico di Bologna, nelle zone adiacenti all’Accademia di Belle Arti e negli spazi occupati del centro sociale Livello 57, nel 1999.

blu-bologna
Blu all’XM 24, in Bolognina.

Quando, nel 2000, Blu inizia a modificare la tecnica e d utilizzare vernici a tempera e rulli montati su bastoni telescopici (così da poter ingrandire la superficie pittorica), un elemento rimane invariato: il connotato ideologico e molto polemico che sempre le sue opere portano con sé.

I graffiti di Blu esprimono sempre una critica a multinazionali, consumismo, alte sfere politiche e lobby.

blu-cancellato

Un altro esempio di lotta contro i poteri forti, è il famosissimo graffito sui muri di Lisbona, l’aleph dei giganti del petrolio che si beve il mondo con la cannuccia o il racconto di quello prima commissionatogli e poi fatto cancellare in 24, in California. Rappresentava le bare dei soldati morti in guerra, avvolte da una banconota da un dollaro.

Non solo opere, contro questa dimensione monetizzabile della vita.

La notte tra l’11 e il 12 Febbraio 2016, Blu ha cancellato tutti i suoi grafiti dai muri di Bologna. Bologna ha perso un pezzo fondamentale di se stessa. E la responsabilità ha molti nomi e cognomi, che speriamo Blu possa rappresentare, ancora, sui muri della città.

Un gesto importante, fatto per contrastare il progetto macabro di una potente istituzione culturale, la Genius Bononiae, sostenuta da una fondazione bancaria e presieduta da Fabio Roversi Monaco: un progetto che si propone si propone di staccare dai muri della città le opere degli street artists più famosi per farne una mostra in un museo.

“Il Museo non mi avrà!”

ha detto Blu nella notte.

I Luoghi Della Street Art che fù a Bologna

Dopo l’annuncio di Fabio Roversi Monaco, di voler rinchiudere la street art in museo, Blu ed alcuni altri famosi street artist, hanno cancellato le loro opere dai muri.

Martripblog ha deciso di ricordare comunque tutto ciò che fece di Bologna la capitale italiana della Street Art.

Oltre all’XM 24, ex Mercato Ortofrutticolo, dove trovavamo un muro di 8×8 metri di Blu insieme a opere di Ericailcane, Dem e Paper Resistance, notevole è il grande muro realizzato a quattro mani da Blu e Ericailcane, al Laboratorio Crash, nel Quartiere Navile; era un magazzino dei gelati Algida. [CANCELLATI]

In Via Fioravanti 10, c’è un’opera estremamente geometrica del tedesco Daim, chiamato nel 2012 dal progetto Frontier: si intitola Corner to Corner.

Per la prima volta dentro le mura, Ericailcane, Dem e Will Barras, hanno lavorato all’EX BARTLEBY, un locale imperdibile a Bologna.

In Via Scipione dal Ferro, l’autore è M-City, che ha trasformato un’enorme parete grigia in un complesso meccanismo a manovella.

Ai Giardini Lunetta Gamberini, Rusty, Dado, Zedz, Verbo;

Lungo la direttrice che conduce da Porta Mascarella alla Porrettana, appena superati i binari ferroviari, una piccola via custodisce tesori di Street Art. All’angolo con via Gandusio, ad esempio, ci sono Blu e San a quattro mani; sulle pareti esterne dello spazio Mikasa, l’intreccio continuo di Tellas. E poi da qui si vede il Ponte Stalingrado, con opere più o meno storiche di Rusty, Ciufs

Al 26 e al 30 di Via Pier de Crescenzi, Hitnes e Cuoghi Corsello: il primo con una selva di babbuini e topi a cascata; i secondi con un cane, due bombolette e una dedica ai ragazzi del posto.

Chissà se tutta questa Street diventerà un salotto?

Umberto Eco a Bologna

Sebbene sia nato ad Alessandria e morto nel suo appartamento di Milano, la personalità di Umberto Eco non può essere sciolta da quella di Bologna, così come la storia di Bologna non può essere scritta senza prendere in considerazione gli input che il semiologo ha dato alla città.

Umberto Eco è stato per 41 anni docente dell’Alma Mater di Bologna e ha fatto conoscere il suo nome fino ai confini del mondo. Arrivato a Bologna negli anni 70, per insegnare semiotica al Dams, ha successivamente fondato Scienze della comunicazione e la Scuola superiore di scienze umanistiche.

Nell’aula A di via Guerrazzi Eco tenne un mitico corso su Pinocchio: la sfida era far iniziare le parole del testo di Collodi con la “p”.

umberto eco a Bologna

Eco era un professore nomade, tra case in affitto e un appartamento in via Vinazzetti, le lezioni in via del Guasto, all’aula III di Lettere, al teatro San Martino, le aule di via Azzo Gardino e ai saloni affrescati della Scuola di studi umanistici in via Marsala, la stanza piena di libri in via Toffano dove riceveva gli studenti, il Martini al Bar dei Commercianti in Strada Maggiore, la drogheria Calzolari, le serate da Piedigrotta e al Corso dopo il seminario del sabato al Dams, i ristoranti da Leonida (sempre allo stesso tavolo in fondo a sinistra) e l’Antica Osteria romagnola, Nicola in piazza San Martino, la Drogheria della Rosa, da Vito con Guccini…

UmbertoEco

«Non c’era separazione tra dentro e fuori l’accademia – spiega Roberto Grandi -. Era sempre lui nei luoghi della sua Bologna, non cambiava giacca».

Altri fuori porta

La libreria Arnaldo Forni, in via Ponte Romano, specializzata in antiquariato librario;

Questioni di Gola

La Mortadella. Le origini della mortadella bolognese sono antichissime: due lapidi di età romana, al Museo Archeologico, mostrano una la pratica dell’allevamento dei maiali, introdotta fin dal 400 a. C nella valle padana dalle popolazioni celtiche, e l’altra un antico norcino intento al mortaio, da cui il nome mortadella, con cui si pestavano insieme le carni e le spezie. I primi documenti che parlano di questo particolare salume, oggi IGP, nonché presidio Slow Food, risalgono al Medioevo e ne attribuiscono la paternità a dei monaci bolognesi che ne avrebbero realizzato un prodotto di lusso.

Visita una città con chi la vive ogni giorno. Non credo sia la giusta strategia. O FORSE, FORSE E’ SOLO INVIDIA!

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6 pensieri su “BOLOGNA

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