AARHUS

Aarhus ARoS Aarhus!

di Martina Fortunati

ARoS-AARHUS-MUSEOTredicesima, nella classifica dei 52 PLACES TO GO IN 2016 stilata dall’International New York Times, Seconda delle 10 dieci città dell’indice European smart cities*, Aarhus  [si pronuncia Ohrus] sarà Capitale della Cultura 2017.

Eppure nessuno sa di preciso  dove, come, quale sia questa città, posta nella parte “giusta” della Danimarca; vale a dire lo Jutland (Jylland), quella parte della Danimarca a cui pensiamo quando parliamo della Danimarca, la parte continentale della nazione. 

Aarhus-Danimarca

Sconosciuta a molti, Aarhus è la seconda città più importante della Danimarca, il maggior porto della nazione e la patria di uno dei Musei più importanti del Nord Europa: l’ ARoS.

Accogliente e rilassante come una città di provincia, viva ed effervescente come solo una città studentesca con una grande spinta artistica e culturale può essere; Aarhus merita davvero il tributo che l’Unione Europea ha voluto donarle.

Da dove partire?

Da una passeggiata in città. Se non siete mai stati in Danimarca, probabilmente vi basterà andare a zonzo per le vie del centro per rimanere stupefatti.

davanzali-fiori-aarhusAd Aarhus regna lo stile. Quello che molti chiamano stile scandinavo o Nordic Style, vive in ogni negozio, in ogni entrata condominiale, in ogni balcone e in ogni abitazione.

Le grandi vetrate degli edifici vi permetteranno di spiare il design privato che ogni divano, davanzale, tavolo da cucina, dispensa, porta con sé.

I colori chiarissimi, le linee pulite degli arredi in legno, i fiori ordinati e le candele, le lampade e gli oggetti di design minimale, mai inutili – mai soprammobili-; emanano “essenzialità“. Un’essenza che fa luce.

Perché è la luce il filo conduttore dell’eleganza semplice di Aarhus.

design-in-aarhusUna luce soffusa, durante le cene a lume di candela (non solo al ristorante ma anche a casa). Una luminosità bianca, ma non accecante, nei locali di tendenza e nei mille ateliers che ospitano le strade cittadine.

Spiate e imparate!

* 1. Lussemburgo 2. Aarhus, Danimarca 3. Turku, Finlandia 4. Aalborg, Danimarca 5. Odense, Danimarca 6. Tampere, Finlandia 7. Oulu, Finlandia 8. Eindhoven, Paesi Bassi 9. Linz, Austria 10. Salisburgo, Austria.  Le prime dieci città dell’indice European smart cities, realizzato da ricercatori delle università tecnologiche di Vienna e Delft e dell’università di Lubiana. La classiica, riservata alle città che hanno tra i 100mila e i 500mila abitanti, prende in considerazione sei criteri: popolazione, economia, ambiente, mobilità, stili di vita e amministrazione.

L’ARoS Aarhus Kunstmuseum

Passando accanto all’ARoS, la vostra attenzione verrà catturata unicamente dall’enorme ruota colorata sulla sommità. Visto dall’esterno, infatti, questo museo non offre granché. Ma all’interno l’ARoS riserva delle sorprese.

Il Museo, ispirato alla Divina Commedia, è un cubo color mattone che svela all’interno una scenografica e bianchissima struttura curvilinea e una scala ellittica di grande impatto, simbolo dell’ascesa attraverso i gironi danteschi.

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Impossibile non pensare a Diamond, l’edificio-gioiello dell’Università di Sheffield.

L’entrata si affaccia sul Purgatorio e, da qui, il visitatore è lasciato completamente libero di passare all’Inferno, in cui si trovano installazioni tra il macabro e il bizzarro, o al Paradiso.

 

Nell’atrio dell’Inferno si trova Boy, l’enorme statua raffigurante il corpo di un ragazzo rannicchiato. Essa è divenuta uno degli emblemi del museo: è alta 4 metri e mezzo per 500 kg ed è stata realizzata dall’australiano Ron Mueck.

In Paradiso, invece, spettacolare è il Your Rainbow Panorama. 150 metri di galleria circolare, creati da Olafur Eliasson, regalano la vista della città dipinta dai colori dell’arcobaleno.

aros-aarhusA decretare il successo dell’ARoS e a farne il terzo museo più visitato del Paese, però, non è certamente il numero delle opere, sebbene cospicuo, ne’ il prestigio di queste ultime, ma soprattutto il progetto ambizioso, firmato da Schmidt Hammer Lassen.

Den Gamle By

I danesi hanno molte passioni: sì design, sì candele, sì interni luminosi, sì cucina di alta classe, sì ecologia, e anche … sì ricostruzioni d’epoca!

den-gamle-by-aarhusIl Den Gamle By è la più grande ricostruzione d’epoca della Danimarca, con case in legno e muratura risalenti al ‘700, ‘800, ‘900, arrivate ad Aarhus da tutta la Danimarca e disposte in modo da formare un vero e proprio paese.

Chiamato spesso “Museo all’aperto“, il Den Gamle By sembra piuttosto un vero e proprio villaggio. Ci si abitua ben presto alla tranquillità delle sue vie di provincia, alla visione degli artigiani alle prese con antichi mestieri e ai profumi di una vera e propria panetteria d’altri tempi!

den-gamle-by-aarhusMolto piacevole è anche la zona che riproduce gli anni settanta, con uno shop di radio e tv ancora funzionanti, appartamenti borghesi e comuni hippy.

  • Il Museo dei Vichinghi Colonizzata dai Vichinghi, che la chiamarono Aros, un nome norvegese che significa bocca del fiume, Aarhus possiede un famoso museo della cultura vichinga, il The Viking Museum.
  • Il Museo delle Donne, focalizzato sulla vita delle donne, le questioni di genere, il corpo e la sessualità, il Kvinde Museet.

Dokk1

Molti registi hanno provato a ricostruire il futuro in tutte le sue sfaccettature. Alcuni di loro saranno sorpresi di sapere che ad Aarhus è stato costruito ciò che loro non sono riusciti ad immaginare: una gigantesca libreria pubblica, la più grande della Scandinavia: completamente ecologica! (La mediateca di Dokk1 ospita oltre 350000 opere.)

Il progetto è di Schmidt Hammer Lassen Architects, i quali hanno avuto un’idea grande 30000 m quadrati, completamente alimentata da energia solare. Dove? Lungo le banchine del porto di Aarhus, in una sorta di centro civico, dove verranno realizzati altri luoghi al servizio dei  cittadini.

dokk1-aarhus-bibliotecaCome? Quasi interamente in vetro ad eccezione dei 3000 m quadrati di soffitto a pannelli solari, in modo che la vista sul mare sia totale, la necessità di accendere luci elettriche minima e il fabbisogno energetico soddisfatto.

La Selling Tower

La vela d’acciaio bianco che sembra sventolare al porto di Aarhus e che aspira a diventare il nuovo landmark della città,  è il frutto di un concorso bandito dal Salling Found e vinto dell’architetto danese Dorte Mandrup.  Alta una decina di metri, la Selling Tower, si affaccia con eleganza sulla baia del bacino portuale e invita i passanti ad entrare e salire, grazie ad un ascensore ben mascherato, fino a 7,5 m di altezza.

Grundfos

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Un edificio a forma di libro che ospita una residenza universitaria, con 159 appartamenti per gli studenti, spazi ricreativi e un profilo verde.

Il Municipio e la Domkirke

Aarhus Radhus? A mio parere, bruttissimo!

Ma… è stato progettato dal famoso Arne Jacobsen, grande rappresentante del modernismo danese… quindi….

Comunque, fu inaugurato il 2 giugno del 1941, 500 anni dopo l fondazione della città che dunque è stata fondata nel 1441!

Al centro di Aarhus troviamo la Domkirke, cappella a metà tra gotico e romanico. E’ la chiesa più lunga in Danimarca, è stata costruita durante il 12° secolo e completata nel 1350. Bella davvero, però…

…non perdete troppo tempo a visitare questi luoghi… la bellezza di Aarhus è ben altrove…

Locali, ateliers, negozi, concerti

In qualsiasi via di Aarhus voi siate, sicuramente avrete a portata di mano una serie infinita di ateliers, negozi ricercatissimi di design o di prodotti artigianali, locali e ristorantini eleganti o di tendenza, sempre stilosissimi e per la maggior parte….buonissimi!

I ristoranti? Potete tranquillamente farvi guidare dal vostro sesto senso…in ogni caso andrà bene. La mia segnalazione  per un ristorante super romantico, super tipicissimo, super buonissimo?  DEN LILLE KRO!

E che dire di Restaurant Et, un bistrot francese nel cuore di Aarhus. E ancora il ristorante bio Langhoff & Juul con una location nordica e  rustica e il Restaurant Domestic e il suo menu con ingredienti provenienti da fattorie locali .

I negozi? Aarhus è piena di negozi davvero cool, di design soprattutto. Molti, tuttavia, rappresentano delle “catene”, alla stregua di Tiger, il più conosciuto in Italia. Entrare e scoprire cosa si sono inventati i danesi è sempre un’esperienza che vale la pena.

Una segnalazione? Lindberg è un’azienda specializzata in montature di occhiali leggerissime e su misura. Da poco  si è aggiudicata il Wallpaper Design Award 2015. Ad Aarhus ha la sua sede e un elegante negozio.  Ecco, è un calzaturificio in stile danese, risalente agli anni 60.

E poi, una grande news nel panorama danese e nordico in genere: l’Aarhus Food Festival,  il più grande festival di cucina nordica, dall’1 al 3 Settembre 2017.

I concerti? Informatevi su quelli al Train e al Voxhall.

E poi, un unicum: l’Aarhus Festival, è tra i più grandi eventi culturali della Scandinavia ed ospita i migliori artisti locali, nazionali ed internazionali.

Non segnalerò gli altri mille mille festivals di Aarhus, convinta che, se state leggendo questa pagina, avrete già una vostra idea personale!

Per avere informazioni sempre aggiornate sulla vita in Aarhus, visitate il sito www.aoa.dk e il  aarhus2017.dk.

Le calme passeggiate in Aarhus

Una passeggiata nella seconda città più grande della Danimarca, non ha nulla da invidiare, in termini di relax e tranquillità, alle lunghe passeggiate che si possono fare in un piccolo paese di campagna.

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Il traffico non esiste, meno che mai la sporcizia a bordo strada, certo tutto il verde che incontrerete sarà “perfetto”, “ordinato”, “basso”.

Se siete amanti della natura selvaggia, ecco, rimarrete un po’ delusi.

Attorno a voi, moltissime persone che, per recarsi al lavoro, all’università, in discoteca e ovunque, utilizzano monopattini, biciclette e gambe.

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Le passeggiate imperdibili:

  • Ega Engso (Risskov Park), una zona verde vicina alla città, vista mare. Proseguite poi per
  • Il lungo mare, fino ad arrivare ad Aarhus Bay, Risskove e le altre spiagge in cui, portandovi del cibo, potrete pranzare in compagnia delle onde o cenare, utilizzando le griglie messe a disposizione dalla città.
  • Marselisborg, nella zona che si estende lungo l’altra costa di Aarhus, ospita il Marselisborg Palace, la residenza reale della famiglia reale danese in Aarhus. Il palazzo è circondato da un parco, piccoli stagni e pendii coperti di arbusti
  • Tivoli Friheden è un parco divertimenti proprio nel bel mezzo della città di Aarhus. Ha più di 40 giostre per soddisfare tutte le età, piscine, cinema e altro ancora.
  • A venti minuti di auto dal centro troverete il lago Brabant, un luogo ideale per rilassarsi e passeggiare lungo 10 km di percorsi pedonali.
  • alla stessa distanza, a sud della città di Aarhus, nei boschi Thors, che fanno parte della più ampia foresta di Marselisborg-Moesgaard, si trova il Parco dei Daini. L’area ospita una meravigliosa popolazione di Sika e daini che si possono avvicinare facilmente. Per questo il luogo e consigliatissimo alle famiglie con bimbi. Nel parco è possibile nutrire gli animali mele fresche e carote, mangiare alle anatre, e scattare fotografie. In inverno nello stesso parco si va in slittino o con gli sci!

Spiagge, queste, che si affacciano sui migliori esempi di architettura contemporanea d’Europa.

Gli Isbjerget (o Iceberg) Apartments, per esempio, che con i balconi color acquamarina disegnati dallo studio Big si stagliano sul porto  in modo spettacolare.

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Møllestien, un luogo del cuore

Ci sono luoghi, in ogni città, che non si amano per un motivo particolare. Ci si innamora immediatamente, ed iniziano a mancare successivamente.

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Questo è stato per me Møllestien, un’accogliente, acciottolata, vecchia stradina nel centro, bordata di case color pastello, in cui non c’è praticamente niente, se non bellezza. E’ stata costruita nel 1700!

Il Quartiere Latino

Il ‘Quartiere Latino‘ è il quartiere più antico di Aarhus. Si è sviluppato alla fine del 14° Secolo, dopo che alla città era stato dato il permesso di demolire le vecchie fortificazioni vichinghe. Nel quartiere latino troverete un’atmosfera vivace, caffè pieni di gente e strade strette e acciottolate.

L’Øst for Paradis

Un cinema super retro, quasi più di quelli di Bologna; è quasi un ossimoro pensarlo in una città supermoderna come questa! La cosa più straordianria dell’Øst for Paradis di Aarhus però, consiste nella possibilità di portarsi cibo all’interno! All’interno, è presente un ottimo Cafè Paradis, con un’altrettanto ottima varietà di dolci!

Il Giardino Botanico

Fondato nel 1875, offre ai suoi visitatori un viaggio tra una’ampia varietà di piante esotiche, all’interno di una serra. Si trova a nord del centro storico e l’entrata è gratuita!

Spaninen Public Bath

E’ la più antica piscina pubblica di Aarhus, con molte vasche e postazioni per massaggi e trattamenti.

Ethical Living in Aarhus

Secondo il governo danese, dal 2000 la Danimarca ha ridotto del 25 % lo spreco di cibo commestibile. Se questa cifra non rende l’idea, forse un paragone potrà colmare la vostra fame di sapere: in media un cittadino danese spreca 47 kg di cibo all’anno, contro i 124 kg di spreco di un cittadino medio americano.

riciclare-in-danimarcaMerito delle iniziative promosse dal governo che, come spesso succede, incarnano lo spirito del popolo. L’ethos danese, in questo caso.  I danesi, infatti, sono già molto personalmente convinti che lo spreco alimentare sia deleterio. Lo sono perché crescono comprendendo le conseguenze immediate di questo spreco.

Buttare cibo commestibile nel cassonetto significa gettare via tutta l’energia, l’acqua e le risorse naturali utilizzate per produrlo, significa emettere nuovi gas serra per smaltirlo, significa anche, più concretamente, buttare un sacco di soldi.

E’ – soprattutto, ma non solo- per questo motivo che l’impulso a lottare contro lo spreco è partito anche dai commercianti.  Ogni supermercato di Aarhus è dotato di un distributore al contrario, una sorta di “restributore” adatto ad accogliere il “reso” in cambio di denaro.

Ogni coPant_Anfezione (lattina, bottiglia, cartone del latte, contenitore in vetro o plastica ecc.) dotata del
bollino di riciclaggio

, una volta utilizzata, può essere introdotta in questo raccoglitore in cambio di una certa somma in denaro; oppure può essere consegnata alla cassa del supermercato, per avere uno sconto sulla spesa.

La cosa interessante – che rende perfettamente l’Giv-din-pant-videreidea di quanto siano “avanti” i danesi- è che molti cittadini di Aarhus lasciano consapevolmente le confezioni dotate di bollino in luoghi molto esposti, per far sì che le persone indigenti possano usufruire del denaro ottenuto tramite il reso.

Addirittura, alcune amministrazioni comunali hanno disposto dei cassonetti dotati di un “davanzale” adatto alla proliferazione di questa abitudine.

I commercianti hanno inoltre deciso di vendere in supersconto i prodotti vicini alla data di scadenza.

Solo qui un gran successo è stato riscosso da Claus Holm; il cuoco che ha deciso di insegnare al popolo internazionale come cucinare i latticini scaduti o vicini alla data di scadenza, riutilizzare il pane secco ed assaporare le verdure non fresche.

Il Buon Vento danese

La Danimarca è la nuova patria del vento. Sì, perché è proprio qui che,  nel 2015, l’eolico ha regalato il 42% dell’energia totale. Per 1.460 delle 8.760 ore totali del 2015 la Danimarca si è alimentata solo con il vento.  Per 24 ore consecutive, il 2 settembre, le centrali elettriche sono rimaste spente. La Danimarca vende energia a Svezia, Norvegia e Germania nei giorni ventosi e la importa da loro quando il vento è debole.

L’eolico non è, per i danesi, solo “green”, ma anche una fonte economica che fornisce all’Europa oltre il 10% della sua energia e 262mila posti di lavoro.

The dark side of the Moon

Ma Aarhus ha anche un lato oscuro. Che non riesce a conciliarsi con tutta la luce, l’ecologia, la filosofia anti-spreco e d’avanguardia che si respira in città.

Un lato oscuro che condivide con il resto della Danimarca. Un lato triste che compensa lo Scandinavian dream e che mette in crisi le statistiche che fanno di Aarhus la città più felice del mondo.

La prova che una simile “faccia della medaglia” esiste è rappresentata non solo dal trionfo di partiti xenofobi e populisti in tutta la Danimarca (Il Partito del popolo, anti-immigrati, ha ottenuto il 21,1%, ed entra nel nuovo governo di destra di Rasmussen).

Essa si manifesta in modo molto più concreto, in Aarhus.

E’ la faccia dei Ghetti, situati nella parte ovest della città, in Brabrand.

ghetto-aarhusE’ qui che sono isolati tutti coloro che stonano con il Nordic Style della città.

E’ qui che essi hannbazaar-vest.jpgo costruito un grande baazar, il Bazaar Vest, apprezzato anche dai danesi.

Vedere questa zona alla fine di un soggiorno ad Aarhus è deprimente.

L’entusiasmo contagioso del politically corret, del blondy style, dell’ecologically, si scontra con il buio di questi angoli e la miseria che li caratterizza.

Il problema è, come sostengono molti degli intellettuali danesi, che certi linguaggi, certi pensieri, certe affermazioni, (tornare alla pena di morte, sterilizzare i migranti africani) considerate oscene e incompatibili con i valori costitutivi danesi; adesso sono entrati nei salotti buoni.

Nell’opinione pubblica danese si è ormai radicata la convinzione che l’immigrazione islamica sia incompatibile con la socialdemocrazia europea.

In molti strati sociali è diventato non solo di moda, ma anche legittimo, parlare dei migranti come fossero solo disoccupati, delinquenti, comunque pesi per gli altri cittadini o comunque esseri umani da “tollerare” o “accettare”, invece che “rispettare“.

Non a caso, nel Settembre del 2015 la Danimarca, dopo l’Ungheria, ha preso la pesante decisione di sospendere a tempo indeterminato il traffico ferroviario con la Germania e ha chiuso anche una superstrada, nel nord del Paese, utilizzata da alcune centinaia di profughi siriani che, a piedi, stavano cercando di raggiungere la Svezia.

Dopo qualche mese la nazione ha deciso di sospendere Schengen, riaprendo di fatto le dogane e controllando i passeggeri in entrata.

L’escalation di retrocessione civile non si è arrestata. A Gennaio 2016, infatti, ieri nel Palazzo di Christiansboschengen danimarcarg, sede del parlamento danese, è sbarcata la proposta di legge della ministra dell’integrazione, Inger Støjberg, approvata dal premier liberale Lars Løkke Rasmussen che  autorizza la polizia a perquisire i richiedenti asilo e a confiscare contanti e beni il cui valore eccede le diecimila corone danesi (1.340 euro) per pagare le spese di vitto e alloggio. Non è ancora chiaro se i denti d’oro saranno compresi nel «bottino», che però ufficialmente viene definito «prelievo fiscale» e si inserisce in una legge più complessiva, una riforma, che va a modificare la legge sull’immigrazione risalente al 1951.

Questa legge vieta inoltre ai profughi di risiedere al di fuori dei centri per i rifugiati, permettono di presentare domanda per il ricongiungimento familiare solo dopo tre anni, riduce l’ammontare dei benefit in denaro e rende molto più difficile ottenere il permesso di soggiorno.

Nel corso della storia i danesi si sono distinti per la difesa delle minoranze: nell’Europa occupata dai nazisti la Danimarca fu l’unico paese a perseguire penalmente l’antisemitismo e a mettere in salvo quasi tutti i suoi cittadini ebrei.

Le confische somigliano invece, tantissimo, alle razzie dei nazisti. Restano esentati dalla confisca i beni «di particolare significato personale» come fedi nuziali e orologi d’epoca, ma resta da vedere l’interpretazione della norma e la sua effettiva applicazione. L’obiettivo? Scoraggiare gli arrivi di profughi. Il fatto che ciò alimenti la paura e la xenofobia, come denuncia l’agenzia Onu per i rifugiati, non è un deterrente per il governo che è invece piuttosto soddisfatto, perché scoraggia i profughi dal chiedere asilo in Danimarca.

Questa è la dimostrazione che spesso la perfezione si rovescia nel suo contrario, che il troppo “civilizzare”, spesso imbarbarisce?

Oppure c’è una motivazione diversa?

L’atteggiamento della Danimarca è dovuto in parte al rapporto che il paese ha avuto con il terrorismo e il jihadismo. Quasi dieci anni prima dell’attacco del gennaio del 2015 alla redazione di Charlie Hebdo, la Danimarca era già finita nel mirino dei terroristi per le vignette su Maometto pubblicate dal quotidiano Jyllands-Posten..

Dopo la pubblicazione delle vignette su Maometto, i servizi d’intelligence danesi hanno sventato diversi attentati.

Rimane il fatto che possono essere trovate altre soluzioni alla paura. Ce lo aspettiamo almeno da un paese che ogni giorno ci ha sorpreso e ci ha fatto sperare che l’Europa potesse cambiare, in meglio, seguendo il suo esempio.

La Danimarca è stato infatti uno dei paesi più aperti e ugualitari al mondo: ha il più alto indice di uguaglianza dei redditi e uno dei tassi di povertà più bassi di tutto l’occidente. Famosa per le sue città sostenibili, la sanità pubblica, l’istruzione universitaria gratuita, i conducenti d’autobus pagati come commercialisti, la tutela dei diritti dei gay, le libertà sociali e un vivacissimo dibattito sociale e politico, la Danimarca è considerata un paese modello della socialdemocrazia, un sistema in cui lo stato è da sempre efficiente.

La Danimarca è diventata un paese ottuso, con il filo spinato intorno al cuore”, così lo scrittore Carsten Jensen ha commentato sul quotidiano danese Information la legge sulla confisca delle somme di denaro e dei beni dei profughi.

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L’Università di Aarhus ospita più di 32000 studenti

E’ questo il caso dell’espulsione di Marius Youbi, studente modello della Aarhus University, dalla Danimarca per aver infranto una delle ferree regole danesi: gli studenti stranieri non possono lavorare più di 15 ore alla settimana.

Novanta minuti di troppo al servizio di un’azienda di pulizie danese sono costate a Marius 4 anni e mezzo di studi da lode in Ingegneria Informatica.

In Danimarca sono precisi. Prima di venire qui, prendete nota.

L’obiettivo del governo pare comunque essere raggiunto. Nel 2015 i richiedenti asilo in Danimarca sono stati 21 mila. I profughi non si fidano. Meglio la Svezia, perfino la Finlandia.

 Fare del sesso una questione di Stato

La Danimarca, come dicevamo, ha moltissime facce. Alcune per noi davvero surreali, come quella espressa dalla domanda: faresti un figlio per il tuo paese?

In Danimarca, dove l’educazione sessuale è materia scolastica o prassi familiare e sociale diffusa, si sta diffondendo un insegnamento desueto: è meglio fare figli presto, il prima possibile, per arginare il crollo del tasso di natalità.

Non per niente gli spot “Fallo per la mamma” e “Fallo per la Danimarca”, che incitano a un’intensa attività sessuale (anche dopo un incontro casuale in vacanza e senza vincolo matrimoniale)  a fini riproduttivi, hanno avuto grande successo.

Finiti i predicozzi sulla contraccezione, sull’amore eterno, sulla persona giusta ecc.; l’educazione sessuale deve anche insegnare ai giovani che il fine del sesso è la procreazione, e che se si decide troppo tardi di avere figli le probabilità di metterli al mondo scendono, perché cala la fertilità.

Quello della procreazione, nei paesi Scandinavi, non è solo un progetto di coppia come accade in Italia, ma è una questione statale. Per questo in Danimarca si attuano da decenni politiche favorevoli alle famiglie. Gli orari degli asili nido sono compatibili con quelli di chi lavora e le scuole prevedono sempre mense interne e tutte le attività extrascolastiche che da noi sono delocalizzate e che costringono le madri ad essere disponibili 24 su 24 per traslocare i figli da un luogo all’altro.

In Danimarca si favorisce l’autonomia dei giovani e degli anziani, ciò significa che non esiste in Danimarca che i nonni diventino babysitter completamente a disposizione dei nipoti.

Tutto è children friendly, compreso il ruolo dei papà. Non sono infatti i papà italiani che fanno meno delle mamme italiane. Sono piuttosto le mamme che fanno troppo rispetto alle loro colleghe danesi.

Quella danese è una società che favorisce l’autonomia dei giovani anche con una politica di affitti bassi e la pratica diffusa del social housing.

Il motivo del children friendly danese è anche economico, ovviamente. In Danimarca, nonostante la perfezione del sistema statale (per il diritto allo studio, ogni studente riceve 700 euro al mese), il tasso di natalità continua a calare. Per mantenere il welfare danese, tuttavia, ci vuole un tasso d’incremento delle nascite di almeno 2,1 bambini per ogni cittadina. Se non si riuscirà ad alzare il tasso di natalità, infatti, in futuro la Danimarca avrà troppo pochi cittadini in età lavorativa. Troppo pochi contribuenti per il fisco e per le ritenute indispensabili a rendere sostenibile, welfare, pensioni,ecc.

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GUARDA IL VIDEO I LOVE AARHUS


D +

Libri da leggere prima di partire per la Danimarca

  • Fiabe danesi, Iperborea, 2015. La prima forma scritta della fiaba nordica, derivata direttamente da una tradizione orale lunga secoli, da cui anche Andersen ha preso spunto.
  • I gialli di Jussi Adler-Olsen, giallista impegnato e massimo scrittore danese.
  • Søren Aabye Kierkegaard, il filosofo in perenne conflitto con la chiesa luterana danese che, come la Danimarca tutta, era già allora eccessivamente sbilanciata verso un adattamento alla società e si declinava spesso in teologia liberale.

 

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13 pensieri su “AARHUS

  1. speriamo che mettano voli diretti per Aarhus anche dai più grandi aeroporti europei non ci sono voli diretti per Aarhus nemmeno da Parigi, Londra, Francoforte sul Meno, Monaco di Baviera e Amsterdam.

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    1. Ciao Marco! E’ vero, ma ci sono voli diretti ed economici per Billund da Pisa, Parigi, Nizza, LOndra,ecc ..Da Billund si prende un comodo autobus o la combinazione autobus e treno e si raggiunge Aarhus!
      Vero è che l’aeroporto locale dovrebbe essere potenziato!
      Grazie per averci scritto! Martrip

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      1. da Billund a Aarhus sono quasi due ore di autobus e il trasferimento dall’aeroporto costa tanto.
        ad esempio se delle capitali europee voglio andare a Bologna o in Sicilia non è che devo atterrare a Roma o Milano e poi prendere altri mezzi ma posso raggiungere Bologna o la Sicilia con il volo diretto dalle capitali europee. ad esempio sono stato a visitare Bilbao e c’era il volo diretto da Roma non sono dovuto atterrare a Madrid o Barcellona e poi prendere altri mezzi per raggiungere Bilbao.
        la Danimarca anche se è una piccola nazione ha zone che sono divise dal mare.
        se Aarhus diventa capitale europea della cultura il suo aeroporto deve avere almeno qualche volo internazionale con le grandi capitali europee

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  2. Ho visto su internet che con Lufthansa da Francoforte ci sono 4 voli aerei giornalieri per Billund e con KLM da Amsterdam ci sono 4 voli aerei giornalieri per Billund e 3 voli aerei giornalieri per Aalborg se alcuni voli di Lufthansa e KLM venissero spostati dagli aeroporti di Billund e Aalborg all’aeroporto di Aarhus sarebbe più comodo raggiungere Aarhus. sempre su internet ho consultato alcuni siti in danese che è prevista una ferrovia per l’aeroporto di Billund ma sarà completata non prima del 2019.

    Piace a 1 persona

    1. Ciao Marco,
      si lo penso anche io, ma sicuramente ci saranno degli inghippi non facili da aggirare anche per le infrastrutture danesi. Comunque ti ringrazio per aver condiviso tutte queste informazioni con noi che del danese sappiamo solo le basi. Ci piacerebbe molto sapere cosa ti lega a questa città. Ti piacerebbe raccontarcelo? l’indirizzo è martrip91115@gmail.com

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  3. ho consultato i tour operator ma per quest’anno non esiste nessun viaggio organizzato e guidato per Aarhus. se poi i tour operator hanno interesse a fare il viaggio organizzato e guidato a Matera perchè non danno l’interesse ad Aarhus?? visto che è una delle capitali europee della cultura prima di Matera.

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